Curiosità

Addio alle monetine da 1 e 2 centesimi: la svolta

Le abbiamo odiate, perse, rifilate a chicchessia con un po’ di imbarazzo e il risolino sulle labbra. Ma presto diremo addio a queste fide compagne di viaggio piazzate nei nostri portafogli. Stiamo parlando delle monetine da 1 e 2 centesimi.

Circa un mese fa il Parlamento, con l’approvazione dell’emendamento dell’Onorevole Boccadutri alla fine di luglio dello scorso anno, ha decretato lo stop al loro conio, stabilendo per legge che i prezzi dei prodotti dovranno essere arrotondati al multiplo di 5 centesimi, più vicino alla cifra del prodotto. Per fare un esempio pratico: se un prodotto dovesse costare 4 euro e 32 centesimi, dovrebbe essere arrotondato a 4 euro e 30 centesimi.

Almeno così ha spiegato l’Aduc. I soggetti pubblici dovranno inoltre consentire all’arrotondamento della cifra, senza ulteriori disposizioni. La regola dell’arrotondamento si applicherà sia in casi di pagamento che in caso di incasso ed è prevista solo per i pagamenti in contanti.

Addio monetine

La disposizione di legge è stata varata, ma ancora per lungo tempo troveremo il taglio piccolo dei centesimi in giro.

Continueranno ad avere valore legale in Italia. Beninteso: vedremo sparire quelle coniate in Italia, ma non quelle provenienti dall’Estero. Potranno essere ancora usate nei pagamenti, purché insieme raggiungano insieme il valore di 5 centesimi (il minimo dunque).

Ma cosa cambierà per i consumatori? A vigilare durante il periodo di transizione sarà il Garante per la sorveglianza dei prezzi. L’agenzia si occuperà di monitorare l’impatto che la misura avrà sui prezzi per i consumatori. Riferirà i risultati semestralmente al Ministero dello Sviluppo Economico. Il Ministero a sua volta, in caso di anomali, segnalerà le stesse prontamente all’Antitrust (Autorità garante della concorrenza e del mercato). In alternativa il Ministero si riserverà di varare nuove normative di legge sulla questione.

La sospensione del conio delle monetine da 1 e 2 centesimi permetterà il risparmio della cifra di 20 milioni di euro. Una cifra utile che lo Stato potrà a sua volta usare per l’ammortamento dei titoli di Stato.

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