Salerno, aggressione al Ruggi: cingalese ricoverato, fascicolo in Procura

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Aggressione al Ruggi di Salerno, parla uno dei vigilanti: "Parlo per cercare di collocare questo episodio nella drammatica normalità di un ospedale"

Dopo l’aggressione al Ruggi avvenuta domenica mattina, la polizia ha consegnato il fascicolo in Procura. Allo stato attuale però mancherebbero alcune valutazioni mediche sullo stato di salute cingalese – attualmente ricoverato – che ha aggredito i due vigilanti.

Aggressione al Ruggi di Salerno, la situazione

Toccherà alla Procura – come si legge su Il Mattino – decidere in merito alle eventuali iniziative giudiziarie da intraprendere nei confronti dello straniero, in Italia con un regolare permesso di soggiorno e senza precedenti penali. Il cingalese resta nel reparto di Psichiatria dove viene monitorato con attenzione dal personale sanitario.

Le indagini

Intanto la Polizia prosegue nelle indagini e sembra sempre più improbabile l’ipotesi della pista terroristica. Infatti l’uomo non era armato e non ha urlato il motto “Allah akbar” ma avrebbe solamente invocato Allah da credente musulmano.

Parla il vigilante aggredito

Intanto Luciano Simeone, uno dei vigilanti aggrediti, sulle colonne de Il Mattino ha raccontato quanto accaduto a lui ed al suo collega: “Di sicuro non aveva cinture esplosive o armi. Aveva gli occhi sbarrati e viene portato in codice verde, stava male ma non era grave. Dopo qualche minuto sento delle urla, esco dalla mia postazione e vedo gente che scappa. Raggiungo la sala, il ragazzo è nel bagno. Cerco di calmarlo, lui vuole rinchiudersi dentro. Non parla italiano.

Arriva il mio collega, in casi del genere si opera sempre in due. Cerchiamo ancora di calmarlo, lui prende lo specchio e il mio collega lo stringe per evitare guai. Nasce una colluttazione. Non so nemmeno come e ci ritroviamo a terra. Il paziente grida «Allah» più volte. Non «Allah akbar». Solo Allah, come molti cattolici gridano Dio o Gesù. È fuori di sé e disperato. Parlo per cercare di collocare questo episodio nella drammatica normalità di un ospedale. E per cercare di migliorare questa normalità. Ma senza crociate e allarmismi infondati, vi prego”.

 

 

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