Agro Nocerino Sarnese, "Operazione Di Francia": tre arresti

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Ieri mattina, dalle sezioni di polizia giudiziaria della polizia locale di Stato della Procura della Repubblica di Nocera Inferiore, è stato svolto un blitz portato a termine e denominato “Operazione di Francia”, in collaborazione con i comandi di polizia locale e di San Giorgio a Cremano, Scafati, Angri, Sant’Egidio del Monte Albino, Napoli, Pavia, Melegnano, Monza […]

Ieri mattina, dalle sezioni di polizia giudiziaria della polizia locale di Stato della Procura della Repubblica di Nocera Inferiore, è stato svolto un blitz portato a termine e denominato “Operazione di Francia”, in collaborazione con i comandi di polizia locale e di San Giorgio a Cremano, Scafati, Angri, Sant’Egidio del Monte Albino, Napoli, Pavia, Melegnano, Monza e Milano. L’operazione ha prodotto tre arresti per la sparizioni di merci con trucco delle false ditte di trasporti e sono state dunque rinvenute scarpe Chanel, borse Gucci, intimo Armani, vino, tablet, caramelle.

Tra i tre uomini finiti agli arresti domiciliari, per ordine del gip Scermino, per un’indagine coordinata dai pm Capone e Vinci, vi è Giacomo Di Franco di San Giorgio a Cremano, capo della gang che, insieme a Enrico Oriani di Milano, già in carcere per rapine ai tir, e a Raffaele Santaniello di Melito, si occupava di trafugare la merce e di rivenderla al mercato nero. Gli agenti della polizia, in tutta Italia, hanno recuperato merce per una valore di circa 200mila euro, a fronte di un danno alle aziende stimato di 500mila euro. Tra la merce recuperata sono stati trovati: 1.200 capi di abbigliamento della Coin di Milano (trafugati da un deposito bresciano), borse Gucci, profumi, jeans, scarpe Chanel, bancali di vino e alimentari, insomma, di tutto e di più. L’indagine conclusasi a marzo del 2015 ha dato la possibilità di scoprire un’organizzazione operante nell’Agro e nei paesi vesuviani.

Nel corso delle indagini è stata anche sventata la commercializzazione di un vino contraffatto, prodotto a Benevento, commercializzato a Principe Doria di Sant’Egidio e imbottigliato come un dop di Sant’Antonio Abate. I trasgressori, per aggirare le regole e gabbare i consumatori, utilizzavano marchi e credenziali di ditte realmente esistenti per ordinare merci, farle sparire, e poi rivenderle al mercato nero.

Fonte: La Città

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