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Alfano, l’assessore Gerardo Tuona sulla crisi d’entità dei servizi sociali

ALFANO. La voce che rompe il silenzio è l’avvocato Elena Anna Gerardo, più che istruito assessore alle politiche sociali di Alfano, 1300 anime nel cuore del Cilento, di cui la metà emigranti e il resto pochi giovani che vivono coi loro “pensionati” e ciò che offre ancora con “misericordia” la terra.

Lancia un allarme sul significato stesso dei servizi sociali e sull’uso che se ne fa.

“Un ragionamento teorico ci rimanda ai diritti base del Welfare state: lo stato deve garantire  il principio costituzionale di eguaglianza”.

“I fatti richiedono invece una effettiva ricerca sulla situazione di gruppi e famiglie, al fine di rimuovere il bisogno trovando soluzione nel rapporto interrelazionale e utilizzando risorse che non si trovano”,  dice in tono polemico l’assessore e sottolinea che “senza le stesse non si può promuovere la realizzazione della persona, né farla interloquire con le istituzioni, né relazionare il suo bisogno col sistema”.

“I fondi dell’ Ue volti alla coesione sociale e al benessere economico principalmente per migliorare e creare posti di lavoro, spesso vengono utilizzati in modo improprio offendendo così, il diritto sancito dall’art. 1 della Costituzione: il lavoro!”.

“Basta creare strutture che poi un piccolo comune non può mantenere e che nessuno vuole nemmeno in locazione.
Basta con lo spreco delle risorse per creare ludoteche o asilo-nido dove il numero dei bambini è irrisorio e non si fa nulla per spingere nuove coppie a creare famiglia”.

“Vanno scelte oculatamente le esigenze di un paese – ripete l’assessore – al fine di fermare la vocazione di un paese come Alfano e come tanti altri, di scappare verso la Svizzera, per esempio”.

“La rete familiare cilentana è forte e laddove ci sono nonni amorevoli, occorrono poche ludoteche e più posti di lavoro e incentivi per le famiglie”.

Non sperperiamo ciò che arriva dalla comunità europea, ma volgiamolo al singolo e fermiamo anche la crisi dei valori in tutte le sue sfumature.
Non facciamo mancare le linee guida e i punti di riferimento ai giovani, il cui benessere emotivo di disperde nella mancanza del lavoro, che ferma la continuità demografica.
Non lasciamo che le certezze svaniscano nei dettati dei media che spengono il raziocinio”.

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