Angri, abusi sessuali su un bimbo di 4 anni

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I primi sospetti risalgono alla fine del 2015, con comportamenti strani da parte del piccolo che spingono il padre a sottoporre il figlio ad una visita.

ANGRI. Abusi sessuali su un bimbo di quattro anni, indagato un muratore di Sant’Antonio Abate. L’indagine della Procura di Nocera Inferiore è in corso. Il gip Alfonso Scermino valuterà il 15 marzo durante un’apposita camera di consiglio.

Secondo la Procura, la vicenda va archiviata, ma il giudice terzo aveva disposto un ulteriore periodo di indagini, chiedendo specifici approfondimenti investigativi. La storia – come racconta La Città – è concentrata nel comune di Angri: la vittima presunta è un bimbo di 4 anni, figlio di genitori separati, un uomo residente ad Angri e una donna romena.

La vicenda

 

Il piccolo vive in casa della nonna materna e può essere visitato da entrambi i genitori. In quella casa, la nonna materna condivide la sua vita con un uomo, un operaio di 48 anni di Sant’Antonio Abate. Indagato formalmente per violenza sessuale.

I primi sospetti

 

I primi sospetti risalgono alla fine del 2015, con comportamenti strani da parte del piccolo che spingono il padre a sottoporre il figlio ad una visita neurospichiatrica.

Quelle stranezze si traducono in reazioni violente e urla. Una relazione dell’Asl di Salerno, effettuata diversi mesi dopo, fa emergere il sospetto di presunti maltrattamenti e abusi sessuali.

Una circostanza riconducibile ad una serie di parole pronunciate dal piccolo, tra le quali una che utilizzerebbe per indicare il compagno della nonna. In quella relazione viene scritto di reazioni violente del bimbo quando, al suono di un cellulare, gli si viene detto che a chiamare sono determinati familiari.

Caso opposto, invece, se si trattava del papà o della mamma. Il cambiamento del minore sarebbe avvenuto nel 2014, con il rifiuto anche di abbassarsi i pantaloni quando gli veniva chiesto.

Poi la famiglia notò un segno, un rossore nella zona dell’ano e la circostanza che il bimbo pronunciasse di nuovo quella parola. La quale – secondo gli esperti – serviva per identificare il compagno della nonna. I medici decisero a quel punto di consegnare al piccolo una serie di bambole maschili e femminili, oltre a quelle che ricordavano degli infanti. Il minore prese quelle bambole, disponendole in modo tale da ricordare un atto di sodomia e, successivamente, un atto sessuale. E di nuovo pronunciò quella parola.

Il Tribunale dei Minori

 

Il Tribunale dei Minori aveva disposto – in una fase successiva – il trasferimento del bimbo presso una casa famiglia. Un ordine che però non sarebbe stata eseguito. Agli atti dell’indagine ci sono anche dei video che testimoniano le reazioni violente del bambino. La procura, non ravvisando elementi probatori gravi a carichi dell’unico indagato, aveva chiesto l’archiviazione. Il 14 marzo arriverà la decisione del gip, dopo la richiesta di ulteriori indagini a seguito della richiesta di archiviazione.

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