Cronaca

Italygate, l’hacker ebolitano D’Elia: “In carcere quei due con accento americano mi chiesero del complotto, io li segnalai agli agenti”

Arturo D'Elia, l'hacker e l'indagine Italygate: "Non ho rubato nulla, non passo nulla a nessuno" racconta il 39enne ebolitano

Una indagine interna che vede coinvolto Arturo D’Elia, hacker 39enne originario di Eboli. L’intento del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria è di vederci chiaro sulla vicenda degli americani entrati senza autorizzazione dieci mesi fa nel carcere di Salerno.

Italygate, indagine sugli americani nel carcere di Salerno: parla l’hacker Arturo D’Elia

In una intervista a Repubblica, l’hacker D’Elia ha commentato le voci secondo le quali avrebbe inquinato parte del voto degli americani all’estero: “È tutta una grandissima bufala. Un’emerita idiozia ha fatto il giro del mondo: all’inizio sembrava uno scherzo…Ma poi tutto è diventato incredibilmente serio. Non ho rubato nulla, non passo nulla a nessuno. Io ho solo creato un malware…”.

Il malware

In sintesi, l’hacker ebolitano ha creato un virus capace di penetrare sistemi sulla carta imperforabili. “È così. Ho creato io un malware che ha provocato un buco, penetrando quei sistemi. Ma poi sono stato io stesso a ripararli. È stata il mio errore, la mia caduta. Forse serviva a rendermi più indispensabile”.

Il 19 gennaio 2021

“C’era una visita di una parlamentare in carcere, poi mi fu detto essere la deputata Cunial. Ma accade una cosa strana… Mentre eravamo lì, le celle sono aperte, due soggetti, con accento americano, mi avvicinarono, si capiva che volevano parlarmi separatamente. Ne fui sorpreso. Non posso avere un ricordo testuale. Ma introdussero il tema delle elezioni americane, stavano per chiedermi delle cose… io li stoppai…”.

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