Assalti a portavalori, operazione "Last Day": il profilo dei due scafatesi indagati

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Vi sono anche due scafatesi tra i diciannove indagati nell'inchiesta "Last Day", perchè ritenute responsabili di aver messo a segno una serie di rapine.

SCAFATI. Vi sono anche due scafatesi tra i diciannove indagati nell’inchiesta “Last Day”, perchè ritenute responsabili di aver messo a segno una serie di rapine sul territorio a danno di banche e furgoni portavalori. I due, Domenico Cocco di 36 anni e Luigi Cavallaro di 45 anni, il primo finito in carcere e il secondo sottoposto all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Come racconta il quotidiano Il Mattino, il primo, gestore di un ristorante/pizzeria nei pressi del centro Plaza, il secondo commercialista, titolare di uno studio con sede nella zona San Pietro. Una terza persona, Luigi Garmiele, 58enne di Sarno, destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare domiciliare, è irreperibile. Gli agenti della squadra mobile di Salerno gli stanno dando la caccia.

Persone al di sopra di ogni sospetto, reclutate a pieno titolo da un’imponente associazione criminale a carattere transnazionale, che aveva la sua base logistica a Foggia. Domenico Cocco, secondo quanto riferiscono gli inquirenti, aveva addirittura un ruolo apicale all’interno del sodalizio malavitoso. Nel quadro indiziario dal quale sono scaturiti i provvedimenti cautelari, eseguiti all’alba di ieri, la figura del pizzaiolo scafatese viene addirittura descritta come uno dei capi dell’organizzazione, insieme a Angelo Carbone, foggiano del ’66, Salvatore Della Ratta, 37enne di Cercola e Pasquale Pecorella, 40 anni, di Foggia.

Sposato con un’infermiera e padre di due figli, Domenico Cocco è molto conosciuto a Scafati. Il ristorante pizzeria di cui è gestore, inaugurato da diversi anni, è una delle più gettonate mete dei buongustai della zona. Un ruolo più marginale, ma sempre di supporto logistico al sodalizio criminale, viene riconosciuto dagli inquirenti a Luigi Cavallaro, detto «o’ ragioniere», noto commercialista, in passato consulente fiscale dell’Acse, società partecipata del Comune di Scafati.

Era il contabile della banda, secondo gli investigatori, colui il quale faceva quadrare i conti, occupandosi anche della fornitura dei veicoli. Entrambi incensurati, senza macchie nel passato, Cocco e Cavallaro avrebbero garantito all’organizzazione dei foggiani un fondamentale supporto logistico, in particolar modo per il buon esito di alcune rapine messe a segno tra Fisciano e Pompei nell’ultimo anno. Proprio un colpo del febbraio scorso commesso a Fisciano, ai danni di un portavalori Cosmopol (bottino 75mila euro), diede il via alle indagini.

La polizia individuò fin da subito Domenico Cocco a cui è risultato poi collegato il foggiano Angelo Carbone. Insieme i due complici in affari, secondo la ricostruzione dei poliziotti, si accordavano per pianificare minuziosamente e mettere a punto le rapine da effettuare. Dalle indagini, condotte dagli agenti del servizio centrale operativo e delle squadre mobili di Salerno e Foggia con il coordinamento della procura di Nocera Inferiore, sono emersi una serie di elementi che hanno consentito di ricostruire altri colpi, messi a segno in estate, tutti riconducibili alla banda criminale capeggiata (secondo gli investigatori) da Domenico Cocco, Carbone, Ratta e Pecorella.

Tra questi, l’assalto al blindato Cosmopol (aprile scorso) sull’autostrada tra Avellino e Salerno (in quella circostanza i malviventi ingaggiarono anche un conflitto a fuoco ma il furgone portavalori era privo di denaro), il colpo alla biglietteria degli scavi di Pompei (quattromila euro il bottino), i 70mila euro rubati all’Unicredit di Foggia e la tentata rapina (ancora alla Cosmopol) avvenuta ad Acerra.

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