Cronaca

Battipaglia, i dem candidano le Fonderie

BATTIPAGLIA. L’area dell’Interporto sulla zona industriale di Battipaglia resta un’ipotesi accreditata e credibile per la delocalizzazione delle Fonderie Pisano. Se realmente la Piana del Sele, e quindi anche Battipaglia, dovesse essere inserita tra le aree di crisi industriale della provincia di Salerno – l’iter burocratico è tuttora in corso e l’amministrazione comunale battipagliese sta facendo forti pressioni sulla Regione per ottenere tale status – ci sarebbero tutti i criteri per ospitare le Pisano.

La zona di riferimento è quella vincolata dalla Regione Campania da circa due decenni per realizzare l’Interporto. Si tratta di un’area complessiva di circa 52 ettari su cui le Pisano hanno già messo gli occhi. La sindaca Cecilia Francese ha posto il suo veto all’operazione per una questione di opportunità politica, ma ha detto più volte che «la fabbrica avrebbe un impatto ambientale minimo, pari a quello di un palazzo alimentato a metano», aggiungendo che «prima di ogni valutazione, le amministrazioni dovrebbero conoscere il piano industriale». La Regione Campania potrebbe trovare un corridoio di dialogo con l’amministrazione comunale proprio sulla richiesta di inserimento di Battipaglia e della Piana del Sele tra le aree di crisi industriale.

Con un piano industriale importante, le giuste garanzie sui criteri di costruzione dello stabilimento e magari una promessa di utilizzare un buon numero di lavoratori battipagliesi all’interno della fabbrica, l’Amministrazione comunale potrebbe fornire il proprio benestare. Ieri mattina, nel corso di un convegno organizzato dal circolo battipagliese del Partito Democratico proprio sul tema delle aree di crisi industriale, il capogruppo consiliare dei Dem, Egidio Mirra, ha affermato che «un amministratore serio deve valutare vantaggi e svantaggi prima di decidere in merito all’opportunità di ospitare sul proprio territorio le Fonderie Pisano».

«Ciò che preoccupa la cittadinanza – ha aggiunto – è l’impatto ambientale di una fabbrica del genere, ma è chiaro che uno stabilimento costruito oggi, con nuove tecnologie e nuovi macchinari, dovrebbe rispettare precisi criteri. Vorrei conoscere il piano industriale prima di capire se la presenza delle Fonderie Pisano a Battipaglia sia un bene o un male». Anche per l’imprenditore battipagliese Marco Pontecorvo, consigliere di Confindustria Salerno, «sulle Fonderie Pisano si deve parlare con cognizione di causa». E ha aggiunto: «Dove doveva nascere l’Interporto ci sono, nei dintorni, aziende che trattano prodotti per il mercato alimentare, quindi una nuova industria dovrebbe nascere con le ultimissime tecnologie.

Se parliamo di Fonderie Pisano a Battipaglia con gli impianti bloccati dalla magistratura è chiaro che non si può proprio aprire la discussione. Tuttavia, se la proprietà intende fare nuovi investimenti in città, su un’area al momento inutilizzata, allora le cose cambiano». L’assessore all’urbanistica, Stefania Vecchio, ha tentato di spegnere ogni idea sul nascere, affermando che «l’area dell’Interporto è troppo piccola per le Pisano».

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