Investì ed uccise due pedoni a Battipaglia, al via il processo

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Investì ed uccise due pedoni a Battipaglia. I fatti risalgono al 2018, in località Serroni Alto. Via il processo: Emma Fierro ha scelto il rito abbreviato

Investì ed uccise due pedoni a Battipaglia. I fatti risalgono al 1 settembre del 2018, in località Serroni Alto. Al via il processo: Emma Fierro ha scelto il rito abbreviato.

Investì ed uccise due pedoni a Battipaglia, a processo

Investì e uccise due pedoni, Emma Fierro di Battipaglia sceglie il rito abbreviato. La richiesta è stata avanzata dal legale della donna durante l’udienza preliminare celebrata il 30 maggio scorso dinanzi al giudice per le udienze
preliminari Giovanna Pacifico.  Il rito alternativo è stato fissato per il prossimo 31 ottobre presso la Cittadella giudiziaria.

I fatti

La tragedia si consumò intorno alle 19 del 1 settembre del 2018 in località Serroni Alto, di Battipaglia. Emma
Fierro era alla guida della sua autovettura, con a bordo la figlia minore di anni quattro e sua
madre, nonna della piccola.

Le donne stavano facendo ritorno a Battipaglia dopo essere state a Montecorvino Rovella. La conducente nell’ abbordare una curva, perse il controllo della vettura invadendo la carreggiata opposta. L’auto dopo aver impattato contro un muro di cemento investì due pedoni: Szabo Janos, 42 anni di nazionalità Romena e Singh Nachhatar 50 anni.

Entrambi, in compagnia delle mogli stavano rientrando a casa dopo aver effettuato delle compere. Le consorti delle vittime nel procedimento penale si sono costituite parti civili attraverso l’avvocato Pasquale Pastorino. A seguito dell’impatto i due uomini furono sbalzati all’esterno della sede stradale decedendo sul colpo. Inutile si rivelò ogni tentativo di soccorso. Sul decesso dei due pedoni fu aperta un’inchiesta.

L’aiuto

L’associazione per la Tutela delle vittime Stradali, di cui l’avvocato Pasquale Pastorino è presidente sta provvedendo
ad aiutare in tutti i modi la famiglia Indiana e la famiglia del povero Szabo Janos padre naturale di un bimbo di 12 anni. In particolare l’associazione sta provvedendo a proprie spese a sottoporre il piccolo il test del Dna in
quanto la coppia di rumeni erano conviventi da oltre 15 e lavoravano e vivevano presso al stesso azienda agricola ma
non erano sposati.

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