Politica

Battipaglia, la guerra nel Pd: commissariamento affidato ai garanti

BATTIPAGLIA.Il commissariamento del Pd di Battipaglia è in mano alla commissione di garanzia regionale. Sarà l’organo presieduto da Donato Liguori – lo stesso che pochi giorni fa aveva negato l’esistenza di un iter burocratico per azzerare i vertici del Pd battipagliese – a valutare l’opportunità e soprattutto la necessità di procedere. Nel corso dell’ultima riunione della segreteria regionale è stata esaminata l’istruttoria redatta dalla segreteria provinciale sulla richiesta di commissariamento del circolo cittadino di Battipaglia. E, come prevede lo statuto, la segreteria regionale ha rimesso la valutazione alla commissione di garanzia.

La direzione provinciale del Pd, lo scorso 11 luglio, aveva deciso all’unanimità di chiedere il commissariamento del circolo di Battipaglia. Da allora l’iter è nelle mani della segreteria regionale, che si è presa oltre tre mesi per rimettere il tutto alla commissione di garanzia. È chiaro che il principale motivo della richiesta di commissariamento del circolo cittadino deriva dalla bruciante sconfitta alle scorse amministrative. Troppo pochi 2.044 voti, pari al 7,03%, per un partito abituato a ben altro numeri anche a Battipaglia. La mossa della segreteria provinciale ha radici politiche ben più profonde.

Tra queste, il “gran rifiuto” del circolo cittadino di appoggiare al ballottaggio il candidato sindaco Gerardo Motta, ma anche un atteggiamento forse troppo critico del segretario cittadino Davide Bruno nei confronti del segretario provinciale Nicola Landolfi. Bruno aveva contestato la scelta di Landolfi di calare dall’alto l’opportunità di candidare a sindaco Nicola Oddati a due settimane dalle primarie del centrosinistra e in un contesto di estrema frammentazione, ma aveva anche puntato il dito contro chi, nonostante l’appartenenza al Pd, aveva deciso di sostenere Motta invece dell’uomo uscito vincitore da quelle stesse primarie, ossia Enrico Lanaro. Fino a scoprire che lo stesso Landolfi ed esponenti di primo piano del Pd organizzavano incontri e riunioni con Motta ben prima del ballottaggio, alimentando un equivoco probabilmente creato ad arte.

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