Cronaca

Battipaglia, retroscena: imprenditore "padrone" all'interno del Comune

BATTIPAGLIA. Porte aperte per Antonio Campione al Comune di Battipaglia. Il noto imprenditore, ritenuto contiguo all’ex clan Maiale e tra i protagonisti del processo “California”, aveva facile accesso agli uffici comunali, in particolare quelli del settore tecnico, che riusciva anche a sollecitare. È quanto emerge dalle motivazioni, depositate il 18 giugno, della sentenza della Seconda penale del Tribunale di Salerno dello scorso 21 dicembre sulla vicenda del ristorante “La Bettola del Massaro”.

Che ha stabilito la condanna di Campione a quattro anni e due mesi di reclusione, e della moglie, Maria Coppola, a due anni e otto mesi per il reato di estorsione tentata e continuata in concorso. Oltre al risarcimento dei danni a Vincenzo, Antonio e Antonietta Menichino per circa 20mila euro. Campione e Coppola erano proprietari del locale in via Gramsci affittato ai Menichino (proprietari e gestori del ristorante “La Bettola del Massaro”). Dopo il sequestro del bene (oggi confiscato) da parte dell’autorità giudiziaria, nel 2009, marito e moglie avevano attuato una escalation intimidatoria nei confronti dei proprietari del ristorante per ottenere un aumento del canone di locazione in loro favore di circa 2.200 euro (in “nero”), oltre ai circa 1.800 euro che i Menichino dovevano corrispondere al custode giudiziario. Di fronte ai continui rifiuti dei ristoratori, Campione e la moglie avevano più volte minacciato i Menichino, ricorrendo ad una serie di tattiche intimidatorie e pressioni, e avallando a loro favore anche la presenza del figlio, Marco Campione, in consiglio comunale con delega specifica su polizia municipale e sicurezza. Gli incontri con due funzionari.

Tra le pagine emerge ancora una volta la permeabilità degli uffici tecnici del Comune dinanzi a particolari pressioni. Si legge che Campione era concretamente capace di “farsi sentire negli uffici comunali”, facendo riferimento a un incontro tra Campione e due funzionari, tuttora in servizio, che avevano mostrato allo stesso, al di fuori dell’orario di lavoro, una pratica su alcuni controlli avviati sull’immobile, nonostante fosse sequestrato e in custodia giudiziaria. Appare evidente, secondo i giudici, la “modalità di svolgimento della consultazione del tutto singolare, assumendo nei fatti le connotazioni di un supino assecondare il richiedente, visibilmente insoddisfatto dell’attività svolta dagli organi evocati”.

Indicativo il passaggio in cui si evidenzia che difficilmente i due tecnici comunali avrebbero riservato lo stesso trattamento di favore a un cittadino qualsiasi. I controlli degli uffici e dei vigili sul ristorante erano aumentati su impulso di Campione e della moglie, che avevano presentato esposti su violazioni urbanistiche, tecniche e commerciali, facendo pressioni anche sul settore avvocatura e sul comando della municipale. Per i giudici i coniugi erano in condizione di svolgere “un’attività di sollecitazione, impulso ed induzione degli organi amministrativi”.

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