Il borgo di Roscigno Vecchia e il suo ultimo abitante: Giuseppe Spagnuolo

Scendendo verso Roscigno vecchia la curiosità e tanta, vedere un patrimonio dell'Unesco non capita tutti i giorni. Ecco la storia del borgo

Scendendo verso Roscigno vecchia la curiosità e tanta, vedere un patrimonio dell’Unesco non capita tutti i giorni.

Dalla piazza di Roscigno nuova, quando non c’è foschia, si vede il mare e se si strizza l’occhio si vede anche Capri” questo mi racconta il proprietario del bar in piazza vicino la chiesa di San Nicola.

Roscigno Vecchia

Temo che Roscigno vecchia, paese abbandonato, possa incutere una certa tristezza eppure arrivati nella piazza principale vicino la fontana nel vedere la strada di ciottoli le porte le finestre in apparenza ben allineati ho l’impressione di essere tornata indietro nel tempo. Tutto è incantato, come se le case le strade stessero aspettando il ritorno degli abitanti da un momento all’altro.

Un legno marchiato con il fuoco è ancora affisso davanti al portone dove un tempo c’era il “Bar Roma” chissà quanti uomini hanno discusso intorno al tavolo di quel bar, magari si parlava di quella frana che stava spostando il “paese che cammina” perchè cosí venne battezzato Roscigno.

Gia dal 1600  numerose frane fecero slittare il paese, nonostante le forti radici degli abitanti molti decisero di spostarsi e ricostruire il paese qualche chilometro più in su, verso il monte Pruno zona importante sotto il profilo storico di grande rilievo.

Sopra il monte, nei primi anni del 1900, furono individuati diversi reperti. Studi e ricerche hanno rilevato che nella zona tra il VII e il III secolo a.C. sorse un insediamento enotrio lucano. Nel 1938 fu ritrovata una tomba principesca con un ricco corredo sepolcrale, conservato presso il museo Provinciale di Salerno.

Il borgo di Roscigno Vecchia

Forse quello che ha conservato il borgo antico di Roscigno vecchia è stato l’abbandono, il fatto che l’uomo non abbia avuto interesse nel modificare con arte moderna la storia di quello che era Roscigno prima della frana.

Gino Lorenzo mi accompagna a vedere quello che resta della casa del sua famiglia, dei suoi vicini, dell’abbeveratoio in piazza e di quando sua madre lo costrinse a lasciare Roscigno per cercare fortuna in Germania.

Giuseppe Spagnuolo, ultimo abitante di Roscigno Vecchia

Mentre conversiamo davanti la chiesa ormai sconsacrata arriva Giuseppe Spagnuolo famoso per essere l’ultimo abitante di Roscigno vecchia, lunga barba bianca l’immancabile pipa e gli occhi di chi crede che molto si può fare ancora. Ostinatamente vuole conservare quello che resta della sua cultura.

Il Museo della Civiltà Contadina

Racconta che molti giovani ogni estate si danno da fare con eventi culturali, lo racconta mente mi accompagna nel Museo della Civiltà Contadina. In quelle tre stanze, gurdando gli oggetti di uso quotidiano dei campi, si sente tutta la fatica dei contadini, pare sentire il profumo del grano quando si guardano le foto della mietitura, non traspare tristezza ma la gioia di aiutarsi gli uni con gli altri.

Giuseppe Spagnuolo si firma unico, libero, abusivo e speciale. Giuseppe non potrebbe vivere in quel borgo ma lui pare non farci caso, ha deciso di abitare da uomo libero in contradizione con le regole che il mondo impone.


Danilo Dolci disse:

“Se l’occhio non si esercita, non vede.

Se la pelle non tocca, non sa.

Se l’uomo non immagina, si spegne.”


Le foto di Roscigno Vecchia

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