Camorra a Salerno: ecco le famiglie più potenti della Provincia, la relazione della Dia gennaio-giugno 2019

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Ecco la relazione del primo semestre (gennaio-giugno 2019) da parte della Dia: si tratta di una mappa completa della camorra in provincia di Salerno

Quali sono i clan più potenti a Salerno? Quali sono le famiglie camorristiche attive? Ecco la relazione del primo semestre (gennaio-giugno 2019) da parte della Dia: si tratta di una mappa completa della camorra in provincia di Salerno. Quali sono i clan attivi? Quali sono i clan più potenti in Provincia? Quali sono le famiglie camorristiche? Ci sono stati cambi di vertice o le solite conferme? Ecco le risposte.

Pubblicata la prima relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia, relativi da (gennaio-giugno 2019).

Gli aggiornamenti sulla criminalità in provincia di Salerno

La provincia di Salerno presenta una situazione generale riferita alla criminalità organizzata particolarmente disomogenea, con aspetti e peculiarità che variano in ragione della sensibile diversità geografica, storica, culturale, economica e sociale che connota le diverse zone della provincia (Agro Nocerino-Sarnese, Valle dell’Irno, Costiera Amalfitana, capoluogo, Piana del Sele, Cilento, Vallo di Diano). Non si registrano significativi cambiamenti sotto il profilo degli equilibri e dei principali interessi delittuosi dei sodalizi locali.

I vari reati commessi

Accanto a questo fenomeno, va evidenziata la capacità di rigenerazione interna delle organizzazioni storicamente più radicate, che hanno sviluppato, accanto agli affari illeciti “tradizionali” (traffico di sostanze stupefacenti, in particolare), tecniche sempre più efficaci di infiltrazione del tessuto socio-economico, politico e imprenditoriale, che hanno portato al controllo di settori nevralgici dell’economia provinciale.

Tra questi, si segnalano la costruzione di opere pubbliche, la fornitura e la gestione dei servizi, ottenuti anche attraverso il condizionamento di Enti territoriali locali. Si segnalano, poi, altre manifestazioni criminali legate alla commissione di reati contro la persona ed il patrimonio (rapine, anche in danno di furgoni portavalori), nonché truffe ai danni dello Stato, delle assicurazioni e di singoli cittadini. Si tratta di condotte di minore spessore criminale, comunque in grado di assicurare un profitto adeguato.

Continuano a essere largamente praticate anche l’usura e l’esercizio abusivo del credito, che costituiscono un vero e proprio mercato finanziario parallelo.

Le operazioni delle forze dell’ordine sulla provincia di Salerno

Al riguardo, il 14 maggio 2019, militari dell’Arma dei carabinieri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emesse dal Tribunale di Vallo della Lucania (SA), nei confronti di 4 persone, ritenute responsabili, a vario titolo ed in concorso, del reato di istigazione alla corruzione.

Le investigazioni hanno disvelato la promessa di una somma di denaro al responsabile di un ufficio del Comune Pollica (SA), al fine di ottenere l’aggiudicazione della gara relativa all’affidamento dei lavori per il rifacimento della rete fognaria. Al riguardo, il 22 novembre 2018, personale della DIA di Salerno, notificava alla moglie del capo gruppo ZULLO, articolazione del clan BISOGNO di Cava de’ Tirreni il provvedimenton. 12673/15/21 RGNR-599/2018 RTPL, emesso dal Tribunale di Salerno-Sezione del Riesame, confermando in via definitiva l’applicazione della misura cautelare personale degli arresti domiciliari, perché ritenuta responsabile, in concorso con altri, del reato di usura.

Il successivo mese di dicembre, la donna veniva sottoposta alla misura cautelare in carcere, in esecuzione del provvedimento nr. 12673/15/21 RGNR del GIP del Tribunale di Salerno, per plurime e reiterate violazioni del regime degli arresti domiciliari. 194 RELAZIONE SEMESTRALE AL PARLAMENTO 1° semestre 2019 Il 16 maggio successivo, i Carabinieri hanno eseguito un provvedimento cautelare, a conclusione di un’altra indagine (operazione “Kamaraton”) condotta della Procura della Repubblica di Salerno, che ha riguardato l’operatività in seno al comune di Camerota (SA) di un’associazione per delinquere, operante dal 2012 al 2016, finalizzata alla commissione di un numero indefinito di reati contro la pubblica amministrazione e la fede pubblica, tra i quali l’illecita gestione di concessioni, autorizzazioni, appalti e pubblici servizi, assegnati a imprenditori amici o a società a parziale partecipazione pubblica, in cambio di denaro o altre utilità. Per quanto attiene alla dislocazione territoriale delle consorterie, possono individuarsi tre macro-aree.

La prima è costituita dall’area urbana salernitana, dove è in atto un assestamento degli equilibri del potere criminale, legati al fenomeno della droga e dove il porto commerciale assume un ruolo rilevante nella definizione del dispositivo di contrasto a illeciti quali il traffico internazionale di stupefacenti e di sigarette, in cui spesso risultano coinvolte organizzazioni criminali di altre aree della Penisola.

La seconda è rappresentata dall’agro Nocerino-Sarnese, storicamente più permeato dalla presenza di consorterie di tipo camorristico, in rapporti con i clan della limitrofa area vesuviana, dedite principalmente al traffico di sostanze stupefacenti e ai reati contro il patrimonio (estorsioni, usura e rapine), con episodi di intimidazione nei confronti dei commercianti della zona.

La terza comprende la Costiera Amalfitana, il Cilento e il vallo di Diano, zone molto estese e contraddistinte da rinomate località turistiche marittime e montane, caratterizzate da una presenza di organizzazioni criminali attive, in modo particolare, nel settore delle costruzioni.

In particolar modo il Cilento e il Vallo di Diano – oltreché essere luoghi prescelti per la latitanza da parte di camorristi napoletani e casertani – negli ultimi anni stanno emergendo per attività di riciclaggio e reimpiego di capitali di provenienza illecita, investiti in loco da sodalizi provenienti dall’area napoletana nonché per la presenza, nella gestione di attività commerciali e del traffico di sostanze stupefacenti, di soggetti legati a consorterie ‘ndranghetiste, che hanno qui esteso la loro influenza tramite pregiudicati locali.

La camorra a nella città di Salerno

A Salerno si conferma il ruolo egemonico del clan D’AGOSTINO, per il quale il traffico e lo spaccio di stupefacenti613, insieme all’usura, alle rapine ed alle estorsioni, restano le principali attività illecite. Non mancano episodi violenti, in cui sono coinvolti giovani pregiudicati che gestiscono lo spaccio di stupefacenti, intenzionati ad affermare la loro leadership sul territorio di alcune zone cittadine, alcuni dei quali sono legati da rapporti di parentela con soggetti in passato ai vertici di organizzazioni camorristiche.

La camorra a Vietri Sul Mare

Nel territorio di Vietri sul Mare, dove in passato si era affermata una propaggine del gruppo BISOGNO di Cava dei Tirreni, è subentrata la famiglia APICELLA, anche questa oggetto, al pari della prima, di diverse indagini che ne hanno limitato l’operatività.

La camorra a Cava de’ Tirreni

A Cava de’ Tirreni, considerata la porta dell’agro nocerino-sarnese, permane l’influenza criminale di esponenti del citato clan BISOGNO, dedito prevalentemente alle estorsioni in pregiudizio di operatori economici, a cui si associano l’usura e il traffico e spaccio di sostanze stupefacenti.

Recenti indagini hanno anche evidenziato l’operatività di un gruppo ben strutturato, gli ZULLO, articolazione del clan BISOGNO, dedito in a traffici di stupefacenti. Nei confronti dei ZULLO, il 5 marzo 2019, il personale della DIA di Salerno ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 8 soggetti per il reato di associazione di tipo mafioso.

Il provvedimento scaturisce da un’attività investigativa (operazione “Hyppocampus”), conclusa il 13 settembre 2018 con l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare, nei confronti di 14 indagati, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, estorsione e usura, commessi con l’aggravante del metodo mafioso, nonché per associazione finalizzata al traffico e allo spaccio di stupefacenti.

Nei mesi successivi, la stessa articolazione della DIA ha notificato due avvisi di conclusione delle indagini nei confronti di persone legate sempre agli ZULLO, il primo per il reato di trasferimento fraudolento di valori, il secondo a carico di familiari del capo clan che avevano abusivamente occupato una casa comunale, già assegnata alla sorella del primo, assegnazione dalla quale era decaduta per effetto di un provvedimento emesso dal Comune a maggio 2019.

La camorra a Mercato San Severino

A Mercato San Severino, comune della Valle dell’Irno, si conferma l’operatività del gruppo DESIDERIO, il cui promotore è originario di Pagani (SA).

La camorra a Baronisi, Fisciano e Lancusi

Nei comuni di Baronissi, Fisciano e Lancusi permane l’influenza criminale del clan GENOVESE e del gruppo CIRILLO. Il 20 febbraio 2019, a Fisciano, personale della Polizia di Stato ha tratto in arresto un affiliato al clan D’AGOSTINO di Salerno, trovato in possesso di oltre 10 chili di marijuana.

La camorra a Castel San Giorgio, Siano e Bracigliano

A Castel San Giorgio, Siano e Bracigliano ha operato, almeno fino al 2010, un’articolazione del clan CAVA di Quindici (AV), scompaginata da diverse operazioni di polizia. Lo stesso è accaduto per nuove leve autoctone, le cui velleità criminali sono state prontamente stroncate dall’azione di contrasto delle Forze di polizia.

La situazione in Costiera Amalfitana

I Comuni della costiera amalfitana, non manifestamente interessati dalla presenza stanziale di gruppi criminali, non si sottraggono alle logiche di infiltrazione, nell’economia, soprattutto nel settore turistico-alberghiero da parte di sodalizi delle province di Napoli e Caserta.

La situazione della camorra nell’Agro Nocerino Sarnese

Il territorio dell’Agro Nocerino-Sarnese è l’area della provincia dove in passato hanno operato alcune tra le più potenti organizzazioni camorristiche campane, poi sfaldatesi sia per fattori interni agli stessi sodalizi (decesso di carismatici capi clan, collaborazioni con la giustizia di elementi di vertice), sia in conseguenza dell’attività di Magistratura e Forze di Polizia che ne hanno disarticolato le strutture portanti.

Dalle ceneri di quei clan sono sorti dei gruppi delinquenziali che, in stretta continuità con il passato, si sono dedicati alle estorsioni, allo spaccio di stupefacenti e all’usura, spesso guidati da soggetti con un consolidato spessore criminale, acquisito in anni di pregressa militanza in storiche consorterie. Tuttavia la loro “capacità” criminale non è stata sufficiente ad impedire sconfinamenti in quest’area da parte di consorterie operanti nelle confinanti province di Napoli ed Avellino.

La camorra Nocera Inferiore

Passando alle disamine del contesto criminale di Nocera Inferiore, questo appare estremamente fluido e dagli equilibri incerti. Si conferma l’operatività dello storico clan MARINIELLO, colpito da misure cautelari e provvedimenti di sequestro e confisca, e di nuovi gruppi criminali, sorretti da equilibri interni molto diversi dal passato, con capi e promotori, tra i quali anche alcuni cutoliani, che sembrano preferire la gestione di attività commerciali in cui reinvestono i profitti delle attività delittuose, lasciando la gestione di altri reati – dallo spaccio di stupefacenti e ai reati predatori, realizzati anche con azioni intimidatorie eclatanti – a soggetti emergenti.

Tra i fiduciari del boss Raffaele CUTOLO, figura il capo del clan PIGNATARO (gruppo già egemone a Nocera fino alla metà degli anni ’90) coinvolto in un’indagine dei Carabinieri, conclusasi nel gennaio 2018622, per i reati di associazione di tipo mafioso, scambio elettorale politico-mafioso, tentata estorsione e corruzione elettorale aggravate dal metodo mafioso.

Le investigazioni hanno fatto luce sui rapporti tra il vertice del clan e la locale amministrazione comu619 Al riguardo si richiama l’operazione “Annibale” dei Carabinieri, conclusasi con l’emissione il 17 maggio 2013, dell’ordinanza n. 879/2010/21 RGNR-569/2011 RGGIP, del GIP presso il Tribunale di Salerno nei confronti di un’associazione di stampo mafioso, operante a Siano, facente capo alla famiglia BASILE, vicina al gruppo CAVA di Quindici (AV), che aveva tentato di infiltrarsi nell’amministrazione comunale, al fine di acquisire il controllo di concessioni, appalti e servizi pubblici. Tra gli indagati figurava anche un imprenditore legato al clan dei CASALESI.

Comprende i Comuni di Amalfi, Atrani, Cetara, Conca dei Marini, Furore, Maiori, Minori, Positano, Praiano, Ravello, Scala, Tramonti. 621 Comprende i Comuni di Angri, Corbara, Nocera Inferiore, Nocera Superiore, Pagani, Roccapiemonte, San Marzano sul Sarno, San Valentino Torio, Sarno, Scafati. P.p. n. 10747/14 RGNR. 4. CRIMINALITÀ ORGANIZZATA CAMPANA 197 Relazione del Ministro dell’Interno al Parlamento sull’attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia nale, concretizzatisi nel sostegno elettorale assicurato dal sodalizio ad un consigliere, indagato, in cambio di delibere urbanistiche favorevoli e di assegnazioni di servizi pubblici.

Nel mese di maggio 2019, è stato eseguito un provvedimento cautelare emesso del GIP presso il Tribunale di Pisa che ha riguardato un’associazione per delinquere finalizzata alla produzione, importazione e messa in commercio di succhi di frutta adulterati (operazione “Grimilde”, condotta dalla Guardia di Finanza).

Al vertice dell’associazione figurano alcuni soggetti, uno dei quali vicino al sodalizio MARINIELLO-PIGNATARO di Nocera Inferiore (SA). Le bevande erano vendute a società di primaria importanza nel panorama commerciale italiano, come prodotto biologico proveniente dall’Unione Europea, mentre, viceversa, erano costituite o da una miscela di acqua e zucchero o da succo di provenienza da Paesi extra U.E. (Serbia e Cina), contaminato da pesticidi e tossine, da destinare anche al “baby food”.

Le materie prime venivano lavorate presso due stabilimenti situati a San Miniato (PI) e a Cacak (Serbia). Da quest’ultimo Paese venivano introdotti in Italia tramite una connivente società di trasporti, utilizzando documentazione falsa al fine di farne figurare la provenienza da un’altra società con sede in Croazia, Paese inserito nell’U.E.

La camorra ad Angri

Ad Angri, la collaborazione con la giustizia dei vertici dello storico clan NOCERA, alias i Tempesta, ha determinato una rapida evoluzione in seno alla stessa criminalità organizzata locale, che ha visto, di conseguenza, il tentativo da parte di giovani pregiudicati di imporsi per il controllo delle attività illecite nell’intera area, anche con il sostegno delle consorterie camorriste operanti nei limitrofi comuni dell’entroterra vesuviano.

La camorra a Pagani

A Pagani permane l’egemonia del clan FEZZA-PETROSINO D’AURIA che, forte di notevoli disponibilità economiche, ha mantenuto la presenza sul territorio, continuando a condizionare la vita politica locale, nonostante nel tempo sia stato colpito da diverse operazioni di polizia giudiziaria

La camorra a Sarno

A Sarno permane l’operatività del clan SERINO, con interessi nelle estorsioni, nell’usura, nel traffico di stupefacenti i cui proventi sono reinvestiti in attività commerciali o ricreative e di cui è stata accertata, in passato, la capacità di penetrazione nell’Amministrazione locale.

Nell’area operano anche nuove leve emergenti, dedite prevalentemente a traffici di stupefacenti, come confermato da un’indagine dei Carabinieri conclusasi con l’esecuzione, il 6 febbraio, di un provvedimento cautelare che ha riguardato un’organizzazione dedita all’acquisto e al successivo spaccio di stupefacenti a Sarno.

La camorra a San Marzano Sul Sarno e San Valentino Torio

A San Marzano sul Sarno e San Valentino Torio, la disarticolazione del gruppo ADINOLFI avrebbe lasciato spazio ad altre consorterie provenienti dalle province di Napoli e Avellino, e a nuove leve che, pur non contigue a contesti di camorra, operano comunque in modo organizzato

La camorra Sant’Egidio e Corbara

Nell’area che comprende i comuni di Sant’Egidio del Monte Albino e Corbara, dopo la disarticolazione dello storico clan SORRENTINO, si conferma una situazione criminale dagli equilibri mutevoli, in un contesto delinquenziale dove, in assenza di una locale consorteria camorristica di riferimento, operano soggetti dediti prevalentemente al traffico e allo spaccio di stupefacenti.

Nel periodo in esame si è conclusa un’indagine dei Carabinieri che ha riguardato truffe ai danni delle assicurazioni e di enti pubblici, con l’esecuzione, il 22 marzo 2019, di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 5 soggetti ritenuti responsabili di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di truffe aggravate in danno dello Stato, operante anche nel comune di Sant’Egidio del Monte Albino. Gli indagati sono riusciti ad ottenere indebite erogazioni previdenziali e crediti di imposta per un ammontare di oltre 2 milioni di euro.

La camorra a Scafati

Il comune di Scafati, cerniera tra le provincie di Napoli e Salerno, rappresenta un crocevia di traffici di stupefacenti, reato nel quale concorrono affiliati ad organizzazioni locali con soggetti legati a consorterie napoletane, quali i clan CESARANO di Pompei, AQUINO-ANNUNZIATA di Boscoreale e D’ALESSANDRO di Castellammare di Stabia. Sul territorio è operativo il clan LORETO-RIDOSSO, nonostante i vertici e molti gregari siano stati arrestati.

Il sodalizio è dedito in prevalenza al traffico di stupefacenti, all’usura, alle estorsioni, i cui proventi sono reinvestiti in attività economiche della zona. Confermata è anche la presenza dello storico clan MATRONE che, attraverso propri affiliati e grazie alla storica alleanza con il clan CESARANO di Castellammare di Stabia, gestisce traffici di stupefacenti ed estorsioni in danno di commercianti e imprenditori della zona.

Proprio un provvedimento del gennaio 2019, di cui sono stati destinatari affiliati al gruppo MATRONE, ha fatto luce sulle descritte sinergie criminali

La camorra Battipaglia

Permangono importanti collegamenti con consorterie originarie del napoletano e del casertano, con le quali i
clan salernitani condividono interessi e sinergie criminali.

Un riscontro è dato dall’operazione, conclusa il 27 aprile 2019, con l’esecuzione, da parte di militari dell’Arma dei carabinieri di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 2 affiliati al clan PECORARO-RENNA di Battipaglia, un affiliato al gruppo CESARANO di Castellammare di Stabia e un affiliato alla famiglia MALLARDO di Giugliano in Campania, responsabili, con ruoli diversi, dell’omicidio di un pregiudicato, avvenuto nell’agosto 2015, a Pontecagnano (SA): tali accordi, non infrequenti, sono finalizzati a rendere più complesse le indagini finalizzate a individuare autori e movente del delitto. Nel caso specifico, la vittima, uscita dal carcere in quell’anno, aveva ripreso a gestire attività di trasporto su gomma, entrando in concorrenza con esponenti del clan PECORARO-RENNA che, sin dal 2010, avevano manifestato interessi economici nello specifico settore.

A Battipaglia e nelle aree limitrofe opera il sodalizio PECORARO-RENNA, retto da uomini di fiducia dei leader storici detenuti, che si occupano di gestire le estorsioni e le attività di spaccio demandate a una consolidata rete di pusher, stringendo anche accordi di collaborazione criminale e di mutua assistenza con sodalizi originari di altre province, quali i gruppi napoletani CESARANO e MALLARDO o con clan della stessa provincia salernitana (un tempo rivali), quali la famiglia DE FEO di Bellizzi.

Al riguardo si cita l’esecuzione, il 15 aprile 2019, da parte della Polizia di Stato e dell’Arma dei carabinieri, di un provvedimento cautelare emesso a conclusione dell’operazione “Alleanza”, a carico di un’associazione finalizzata allo spaccio di stupefacenti operativa a Salerno e in diversi comuni della provincia dal giugno 2017.

L’associazione era partecipata anche da pregiudicati legati ai gruppi DE FEO e PECORARO-RENNA, in passato rivali ma poi addivenuti ad un accordo per la gestione dei 629 Comprende i comuni di Albanella, Altavilla Silentina, Battipaglia, Bellizzi, Campagna, Castelnuovo di Conza, Colliano, Contursi Terme, Eboli, Laviano, Oliveto Citra, Postiglione, Pontecagnano Faiano, Santomenna, Serre, Valva.

Già il 17 luglio 2018, i Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Salerno avevano denunciato il rappresentante legale del citato caseificio per aver installato e messo in funzione, in una struttura parzialmente abusiva, un impianto per la produzione e il commercio al dettaglio di latte e prodotti lattiero-caseari in assenza della prescritta autorizzazione alle emissioni in atmosfera.

La situazione a Eboli

Il comune di Eboli, situato nella Piana del Sele629 – area interessata dalla presenza di importanti insediamenti produttivi, in particolare dell’indotto caseario derivante dall’allevamento delle bufale – è stato per anni sotto l’influenza della famiglia MAIALE, depotenziata nel tempo da ripetute e incisive operazioni di polizia e dall’adesione di esponenti apicali e affiliati al programma di collaborazione con la giustizia.

Tuttavia, si rilevano tentativi da parte di pregiudicati vicini alla citata famiglia di ricostituirne la struttura e di rivitalizzarne l’operatività. Al riguardo, sono significative due operazioni. Nella prima, conclusasi nel mese di febbraio, sono stati convolti proprio il capo del gruppo MAIALE, già collaboratore di giustizia, l’amministratore di fatto di un caseificio di Eboli e un pubblico funzionario di Salerno, ritenuti responsabili, a vario titolo, di turbata libertà degli incanti ed estorsione con l’aggravante del metodo mafioso, corruzione aggravata, false comunicazioni sociali e detenzione illegale di armi clandestine.

La seconda operazione, conclusasi il 18 giugno 2019, con l’esecuzione da parte dei Carabinieri di un’ordinanza di custodia cautelare, ha riguardato un sodalizio dedito al traffico e allo spaccio di stupefacenti, con base operativa nel comune di Campagna, composto da soggetti inseriti nel gruppo DEL GIORNO, storicamente contiguo al clan MAIALE. Dalle indagini sono, inoltre, emerse relazioni con la famiglia GIORGI di San Luca (RC), per l’approvvigionamento dello stupefacente.

La camorra a Bellizzi, Pontecagnano Faiano, Montecorvino Rovella e Pugliano

Nell’area che comprende i comuni di Bellizzi, Pontecagnano Faiano, Montecorvino Rovella e Pugliano permane l’operatività del citato clan DE FEO che, come emerso nella citata indagine “Alleanza”, ha adottato nuove strategie d’azione, stringendo accordi con altri gruppi per ampliare le piazze di spaccio.

La camorra ad Agropoli

Nel contesto territoriale dell’Alto Cilento, il centro più importante è il comune di Agropoli dove si registra la presenza della famiglia di nomadi stanziali MAROTTA, dedita a reati di tipo predatorio, all’usura, al traffico di stupefacenti e al riciclaggio, colpita, nel tempo, da diversi provvedimenti cautelari e di sequestro di beni.

Rilevante è il fenomeno dei reati predatori, consumati anche da soggetti dell’hinterland partenopeo, che investe l’area dell’agropolese in modo particolarmente significativo, essendo la stessa caratterizzata da un’elevata vocazione, ma anche da un importante indotto costituito da aziende agricole e da insediamenti zootecnici. Sul territorio sono presenti anche elementi del clan napoletano FABBROCINO.

La camorra a Capaccio Paestum

Nell’area di Capaccio-Paestum si segnala l’operatività del gruppo MARANDINO, il cui fondatore, in passato, è stato legato alla NUOVA CAMORRA ORGANIZZATA.

Il sodalizio risulta attivo e dotato di risorse economiche consistenti, frutto di attività illecite, come emerso dall’esecuzione, a marzo, da parte di personale della DIA di Salerno, di un provvedimento di confisca di beni – due società, un vasto complesso immobiliare, auto di lusso, rapporti bancari, per un valore di circa 3 milioni di euro – nei confronti di un soggetto contiguo al citato clan.

La camorra nel Medio e Basso Cilento

Nei piccoli centri del medio e basso Cilento non si rileva la presenza di organizzazioni criminali ma la vocazione turistico-ricettiva, soprattutto della fascia costiera, rende il territorio appetibile per reinvestimenti di capitali illeciti. Il comprensorio, per la scarsa incidenza demografica e per la natura del territorio, è stato utilizzato, in passato, per la latitanza di esponenti della criminalità organizzata.

Inoltre, pur non emergendo ingerenze e tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata in seno alle locali pubbliche amministrazioni, nel periodo in esame sono stati rilevati episodi legati alla corruzione di pubblici funzionari, come accertato dalla già citata indagine dei Carabinieri che, il 16 maggio 2019, hanno eseguito, nell’ambito dell’operazione “Kamaraton”, coordinata dalla Procura di Vallo della Lucania, una misura cautelare nei confronti di 11 soggetti, amministratori locali pubblici, responsabili a vario titolo di corruzione, peculato, abuso d’ufficio, falso in atto pubblico, appalti truccati e distrazione di denaro pubblico.

Altro episodio legato al fenomeno della corruzione, è quello interessato da un’altra indagine dei Carabinieri, coordinata dalla Procura di Vallo della Lucania, che, il 14 maggio 2019, ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 4 soggetti – un imprenditore e tre funzionari dei Comuni cilentani di Cannalonga, Castellabate e Torchiara – ritenuti responsabili, a vario titolo ed in concorso, del reato di istigazione alla corruzione, finalizzata all’aggiudicazione di un appalto per il rifacimento della rete fognaria.

La camorra nel Vallo di Diano

Per la sua posizione geografica, il Vallo di Diano è direttamente collegato verso il potentino con la Val d’Agri ed, in generale, con l’entroterra lucano, influenzato da pericolose ‘ndrine, il cui potere criminale incide fortemente anche nel comprensorio in disamina.

Nel recente passato, sono state accertate relazioni tra esponenti della criminalità locale e sodalizi più strutturati della Calabria e dell’area napoletana, soprattutto nel traffico di stupefacenti e negli investimenti immobiliari ed imprenditoriali.

Le attività investigative condotte dalle Forze di polizia hanno, tra l’altro, delineato uno scenario criminale che vede operativi sul territorio due gruppi criminali, GALLO e BALSAMO, originari di Sala Consilina (SA), dediti al traffico di stupefacenti, alle estorsioni e all’usura.

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