Cronaca

Cani uccisi e torturati in Cilento, la LNDC chiede giustizia: “Una vita spezzata, un’altra segnata per sempre”

Cani torturati e uccisi in Cilento, denunciato un uomo: dovrà rispondere dell'accusa di maltrattamenti e uccisione di animali

Cani torturati uccisi in Cilento. Il dramma si è consumato negli ultimi giorni dell’anno appena trascorso in una baracca adiacente al terreno dove un tecnico veterinario, la dottoressa Nadia Bianco, dava da mangiare ai propri cani. In quel frangente, Nadia ha udito dei lamenti strazianti.

I gemiti di dolore arrivavano dalla proprietà accanto. Senza indugiare, la donna ha scavalcato la recinzione ed è entrata, trovandosi di fronte una scena terribile: due cani erano legati con una catena assicurata con del filo di ferro. Uno di loro era già deceduto per asfissia. L’altro era in preda a degli spasmi e si divincolava disperato.

Cani torturati uccisi in Cilento, la scoperta a fine dicembre

Nadia lo ha liberato e ha poi sporto denuncia ai Carabinieri della stazione di Vibonati. Le indagini sono state molto celeri e hanno accertato che entrambi i cani erano di proprietà di una persona che vive poco distante dalla baracca in cui sono stati trovati i cani torturati. L’uomo è ora accusato di maltrattamenti e uccisione di animali.

La denuncia

Alla denuncia del tecnico veterinario si è quindi aggiunta quella di LNDC. Commenta Piera Rosati – presidente dell’Associazione: “Questo è il grave difetto delle leggi attualmente in vigore contro i reati sugli animali. Sono decisamente troppo blande e le pene non sono adeguate a punire in maniera adeguata chi si macchia di questi crimini. Una vita è stata spezzata e un’altra segnata per sempre da un trauma impossibile da superare, ma la persona responsabile di tutta questa sofferenza potrebbe non scontare nemmeno un giorno di galera se è incensurata o grazie a riti abbreviati o altri cavilli”.

 “Bisogna fare giustizia. È ora che il nostro Stato si doti di leggi che tutelino veramente tutti gli esseri viventi e senzienti e che puniscano davvero chi fa loro del male. Anche perché è ormai ampiamente dimostrato che questi soggetti sono pericolosi per la società dato che la crudeltà sugli animali è quasi sempre legata anche a comportamenti violenti verso le altre persone. Abbiamo lanciato una petizione per chiedere non solo pene più severe ma anche percorsi educativi che permettano alle persone, soprattutto le più giovani, di capire che la vita va rispettata. Sempre”.

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