Carte false per partecipare alle gare d’appalto pubbliche: 27 indagati

corruzione

Un giro di certificazioni false, rilasciate dietro pagamento di denaro, per consentire ad alcune imprese di poter partecipare alle gare d'appalto pubbliche

Un giro di certificazioni false, rilasciate dietro pagamento di denaro, per consentire ad alcune imprese di poter partecipare alle gare d’appalto pubbliche e, in taluni casi, di vincerle. La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio di 27 persone.

Carte false per le gare d’appalto

Le certificazioni in questione sono le Soa, ovvero attestati obbligatori (rilasciati da Organismi di Attestazione autorizzati) che provano la capacità economica e tecnica di un’impresa di qualificarsi per l’esecuzione di appalti pubblici di lavori di importo maggiore a 150mila euro e confermano inoltre che il soggetto certificato sia in possesso di tutti i requisiti necessari alla contrattazione pubblica.

Gli indagati

La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio di 27 persone, tra questi imprenditori e funzionari degli organismi addetti al rilascio delle attestazioni. In questi giorni il fascicolo avrebbe dovuto essere sul tavolo del gup ma, a causa dell’astensione degli avvocati, l’udienza è stata rinviata.

I nomi

  • Mario Sellaro
  • Pasquale Ammaccapane
  • Antonio Bifolco
  • Francesco Peta
  • Francesco e Paola Cataldo
  • Teresa Galzerano
  • Carmine Nurra
  • Pasquale Sgambati
  • Ireneo e Stefano Paoloantonio
  • Carmine Delle Donne
  • Vito Ferrazzuolo
  • Domenico Corvino
  • Giuseppe Ruggiero
  • Ferdinando Esposito
  • Angela Russo
  • Vincenzo Pellegrino
  • Michele Casalino
  • Antonierra Nacchia
  • Gabriele e Giuseppe Petti
  • Aldo Rainone
  • Giovanni Giovelli
  • Luigi Di Sarlo
  • Giovanni Longobardi
  • Luca Iovine

I fatti

Secondo l’accusa Sellaro, i due Bifolco, Ammaccapane, Peta, i due Cataldo e la Galzerano, avrebbero creato una organizzazione, caratterizzata da una precisa divisione di compiti e responsabilità, per fittizie operazione di cessione di rami d’azienda che rappresentavano il presupposto per il rilascio delle false attestazioni Soa in cambio di illecite somme di denaro che venivano giustificate come corrispettivo di attività d’impresa mentre, di fatto, era il prezzo della corruzione per il compimento di atti contrari ai doveri d’ufficio, relativamente alle società Impresoa spa, Unisoa spa e Accerta spa.

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