CronacaInchiesta

Clan Marandino: antimafia chiede rinvio a giudizio per 11 indagati, accusati di estorsione ed usura

CAPACCIO. Operazione “Parmenide”: il sostituto procuratore Vincenzo Montemurro, titolare dell’inchiesta, ha chiesto il rinvio a giudizio per 11 persone, indagate a vario titolo per associazione mafiosa finalizzata ad estorsione ed usura, riconducibili al cosiddetto Clan Marandino sgominato, all’alba del 25 settembre 2014, dagli agenti della Squadra Mobile di Salerno, diretti dal vicequestore aggiunto Claudio De Salvo, su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Salerno.

Le richieste di rinvio a giudizio riguardano il 77enne Giovanni Marandino, storico boss della Nco di Raffaele Cutolo, ritenuto dagli inquirenti a capo del clan e finito ai domiciliari; il 60enne salernitano Ciro Casella domiciliato a Giovi; il 63enne Antonio Cibelli, residente a Capaccio, noto per la sua attività di mago e cartomante, accusato anche di esercitare il controllo su ambulanti del mercato al Capoluogo; il 35enne Francesco Adamo residente a Nocera Superiore, il 58enne rocchese Vincenzo Senatore di Mercato San Severino, alias ‘o presidente; il 48enne imprenditore capaccese Roberto Squecco, rimesso subito in libertà dal Riesame dopo che, nei suoi confronti, cadde l’accusa di associazione e furono derubricati i reati di estorsione ed usura in “esercizio arbitrario delle proprie ragioni” nel reclamare un credito che, ancora oggi, esige.

Richiesta di processo anche per Enrico Bifulco di Napoli, Emmanuel Marandino di Capaccio, Nicola Battipaglia di Nocera, Francesco Pingaro di Capaccio ed Ettore Iovine di Nocera. Tutti, ora, avranno 30 giorni di tempo per presentare eventuali memorie difensive o chiedere di essere ascoltati dai magistrati.

Il clan, secondo gli investigatori, operava nella zona della Piana del Sele ed era attivo anche a Salerno e nell’Agro nocerino-sarnese. Le indagini scattarono dopo la denuncia di estorsioni di imprenditori che, per lavorare nella zona tra Eboli e Battipaglia, subivano ricatti e minacce.

Da intercettazioni telefoniche e pedinamenti, gli agenti avevano già arrestato Ciro Casella, sorpreso a Capaccio con un’arma con matricola abrasa prima che si recasse, assieme ad altri indagati, a minacciare il titolare di un noto supermercato. Successivamente, nella sua auto fu trovato un ordigno a base di tritolo.

(Fonte: Stile Tv)

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