Concorsi truccati anche a Salerno, interviene il consigliere regionale Borrelli

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Concorsi truccati anche a Salerno, interviene il consigliere regionale Borrelli

SALERNO. «In attesa che i magistrati facciano il loro lavoro, i rettori dovrebbero avviare inchieste interne approfondite e sospendere tutte le persone coinvolte nelle inchieste di questi giorni oltre ad annullare le prove di ammissione per riproporle poi con più accurati sistemi di sicurezza, a garanzia dell’imparzialità».

A chiederlo, in una nota congiunta, sono il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, componente della Commissione Università e fondatore de “La Confederazione”, associazione studentesca del Mezzogiorno, il leader nazionale dei Giovani Verdi, Marco Gaudini, e il portavoce dei Giovani Verdi di Napoli, Gabriele Capobianco.

Secondo loro «le inchieste sui test di ammissione a Medicina e quella che ha portato all’arresto di diversi docenti universitari, tra cui due titolari di cattedre in ateneei napoletani, confermano l’esistenza di un sistema di illegalità diffuso che va scardinato.

Tra l’altro, – è scritto ancora nel comunicato – stanno arrivando diverse denunce e segnalazioni e una, in particolare, merita approfondimenti e riguarda l’Università di Salerno.

In una foto, inviata da uno studente, – scrivono Borrelli, Gaudini e Capobianco – si vede un commissario d’esame che porta via gli elaborati dei test senza sigillarli come prevede la legge e, se fosse confermato che, in quella scatola, c’erano davvero gli elaborati degli aspiranti matricole di medicina, bisognerebbe invalidare le prove.

Quel che colpisce in queste vicende è il pessimo inizio per chi si candida a diventare medico o docente universitario. Che etica potrà avere nel lavoro un medico o un docente universitario che riuscirà a ricoprire quel ruolo solo grazie a un imbroglio che gli ha permesso di superare le prove di ammissione o il concorso a cattedra?»

L’indagine a cui si riferisce Borrelli è quella condotta dalla Guardia di Finanza e ribattezzata “Chiamata alle Armi“: il gip ha firmato gli arresti domiciliari per sette docenti universitari, titolari di cattedre di diritto tributario in diversi atenei italiani, per reati di corruzione nell’ambito di un’inchiesta sui concorsi truccati.

Altri 22 docenti sono stati interdetti dallo svolgimento delle funzioni di professore universitario e di quelle «connesse ad ogni altro incarico assegnato in ambito accademico per la durata di 12 mesi». Sono 59 i docenti complessivamente indagati per reati di corruzione.

Le misure coercitive sono state disposte dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Firenze su richiesta della Procura della Repubblica fiorentina diretta dal procuratore capo Giuseppe Creazzo.

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