Cronaca

Coronavirus, la lettera aperta dell’infermiere di Maiori contagiato: “Solo e pensieroso combattendo contro qualcosa che non si vede”

Coronavirus, l’infermiere contagiato di Maiori ha deciso di scrivere una lettera aperta nella quale racconta tutto ciò che sta vivendo e la sua esperienza come operatore sanitario del 118 ai tempi del Covid-19.

Coronavirus, la lettera dell’infermiere di Maiori contagiato

“Sono affetto da COVID19. Solo e pensieroso combattendo contro qualcosa che non si vede. E non posso fare a meno di pensare che sono qui…mentre i miei colleghi del 118 lavorano in prima linea per far fronte all’attuale emergenza. Non posso smettere di pensare alla RSA ed a tutti gli anziani soli e impauriti senza il conforto di un viso amico, nemmeno dei  loro familiari. All’inizio di tutto questo ero lì, con i miei pazienti , a supportarli psicologicamente e professionalmente … La mia gratificazione era il loro sorriso, che mai mancava, nonostante le molteplici sofferenze. Ora sono invece qui, a rendermi conto che, probabilmente, non ci sarò io a rassicurarli, a dir loro ‘andrà tutto bene’. Ho visto lacrime di gioia, sorrisi di felicità ma anche la paura nei loro occhi, occhi che mi guardavano come quelli di chi non vuole avere altro che una sola cosa: la speranza. E li ho visti spegnersi per un virus ingiusto che sta distruggendo molte vite. Sono sempre stato fiero del mio lavoro, di aver dato speranza e affetto a chi potevo. Ho fatto il mio dovere e se ho contratto il virus aiutando queste persone , regalando un sorriso , un ultimo gesto d amore, va bene così. Non sono triste per questo. Ma sono triste, perché  non posso continuare a dare il mio contributo a tutti coloro che in questo momento di estrema necessità ne hanno bisogno. Sono triste perché tutto questo si è tramutato in una caccia all’uomo motivata da una paura che comprendo ma che forse non considera  gli infermieri, i medici e tutto il personale sanitario come persone al servizio di persone. Noi infermieri siamo persone che con lo zaino in spalla, la professionalità, le responsabilità nel cuore ed  i rischi che conseguono dal loro lavoro e che cercano di dare il massimo senza creare problema alcuno alla comunità. Perché non c’è nulla di più gratificante, bello e di cui essere fieri che potere essere utile e aiutare, aldilà della mia professione.
Ed io sono fiero, cammino a testa alta.
Non giudicateci per questo.
Grazie a chi mi è stato e mi è vicino.
Grazie a chi ha avuto paura e l’ha mostrata avendo reazioni strane e precipitose: ho imparato anche da questo
Grazie affettuosamente al Sindaco di Maiori Antonio Capone ed al sindaco di Minori Andrea Reale per il loro impagabile supporto.
E grazie inoltre alla grande famiglia della Croce Rossa Italiana di cui sono onorato di fare parte
Ma il grazie più grande va a tutti i miei colleghi, i miei assistiti, ai anziani all’assessore dottoressa Maria Citro che mi ha supportato ogni singolo giorno.
Un profondo grazie va alla mia famiglia e in particolare a mia figlia Daphne che con videochiamate e  disegnini rende la mia quarantena più dolce e meno pesante.
Per tutti i sorrisi che mi avete regalato pur avendo avuto paura di ciò che stava accadendo.
Per avermi fatto sentire indispensabile e parte della Vostra vita: avete riempito  il mio cuore di gioia e gratitudine più di ogni altra cosa, anche nei momenti più difficili, in cui la stanchezza poteva prendere il sopravvento ed invece grazie a voi è svanita.
Tornerò, con lo stesso spirito e voglia di fare di sempre sperando di riabbracciarvi presto
Tornerò perché la mia vita è fatta di questo, dell’empatia che ho sempre provato e mostrato verso tutti coloro che ho avuto l’onore di assistere e dell’adrenalina provata nello svolgere il servizio di emergenza 118.
Voglio e devo andare dai miei pazienti.
Nel mentre rimaniamo a casa, perché è l’unica cosa che possiamo fare per vincere.
Insieme.
Uniti ce la faremo”.

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