Cronaca

Delocalizzazione Pisano, Battipaglia resta in lizza. Spunta l'ipotesi ex Apoff ad Eboli

SALERNO. L’ipotesi di una rinascita delle Fonderie Pisano a Battipaglia non è svanita. Ieri mattina, a denti stretti, la Cgil ha fatto capire che la Piana del Sele resta sul tavolo delle trattative per la delocalizzazione dell’azienda, soprattutto se l’eventualità di trasferire il sito a Campagna dovesse definitivamente evaporare. D’altra parte, il Comune di Battipaglia ha chiesto con forza, nella stessa mattinata di ieri, l’inserimento tra le aree di crisi industriale della provincia di Salerno. Ad avere l’ultima parola, sarà la Regione Campania, che potrebbe fare leva sull’istanza battipagliese per porre sul tavolo della negoziazione anche la delocalizzazione della Fonderie Pisano proprio a Battipaglia.

A margine dell’incontro tenutosi ieri mattina al Comune di Battipaglia, i sindacalisti della Cgil hanno parlato anche della situazione dell’azienda salernitana. Il segretario generale della Cgil di Salerno, Arturo Sessa, ha detto che «la sindaca di Battipaglia, Cecilia Francese, ci offerto la sua disponibilità a un confronto sulla vicenda delle Fonderie Pisano. Valuterà certamente il progetto. Il tasso di inquinamento dell’azienda è inesistente. Lo affermano i dati dell’Arpac. Inoltre, uno stabilimento nuovo, come quello che potrebbe nascere a Battipaglia, avrebbe un bassissimo impatto ambientale».

Ricordando che la disdetta delle commesse ha finora causato l’attivazione delle procedure di mobilità per 120 addetti delle Pisano, Sessa ha ironizzato sull’opposizione di diversi sindaci alla costruzione di una fonderia nei territori di competenza: «Quando un’amministrazione comunale decide di bocciare un progetto e non accetta il confronto con i sindacati, fa solo un salto nel buio, allontanando una fonte di occupazione e di sviluppo dal territorio». Sulla stessa linea Anselmo Botte: «C’è poca informazione da parte degli amministratori locali sulle Fonderie Pisano. Se io fossi un sindaco della provincia di Salerno, vorrei assolutamente una realtà del genere sul mio territorio. Si tratta di un’azienda che ha presentato un progetto con impatto ambientale pari a zero, per cui non comprendo questa levata di scudi. Ragionando sull’indotto e sull’occupazione, le amministrazioni dovrebbero gareggiare per offrire nuove zone alle Pisano».

Da parte della sindaca Cecilia Francese, non c’è stata una totale chiusura, quanto piuttosto una apertura al dialogo: «Ho sentito dell’ipotesi di delocalizzare le Fonderie Pisano a Battipaglia solo dalla stampa, ma potrebbe essere un modo per catturare l’attenzione sull’argomento. Posso dire che la struttura avrebbe un impatto ambientale minimo, pari a quello di un palazzo alimentato a metano. A Battipaglia, però, non c’è lo spazio idoneo. Sulla zona industriale non c’è un lotto unico grande quanto servirebbe alle Pisano. Secondo me, ci sono altre aree che potrebbero essere individuate, ma vanno concordate con paesi limitrofi». La sindaca, lontano da taccuini e telecamere, si è fatta scappare che tra i siti in lizza ci sarebbe un’area recentemente sgomberata da immigrati sul territorio di Eboli.

Si tratta della zona dell’ex opificio industriale Apoff, in località Taverna Nova di Eboli – bene confiscato alla criminalità organizzata – sgomberata il 30 agosto scorso nel corso di un’operazione congiunta delle forze dell’ordine. Essendo l’ex opificio un bene confiscato alla criminalità organizzata, l’area dovrebbe essere concessa solo per scopi sociali o della collettività. E le Fonderie Pisano di certo non rientrano in questa ristretta categoria.

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