Detenuto avverte malore in carcere e muore in ospedale: a processo 3 medici per omicidio colposo

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Si trasforma in processo la tragedia nella quale nell’aprile 2018, perse la vita il 50enne di Angri Aniello Bruno detenuto a Fuorni

Si trasforma in processo la tragedia nella quale nell’aprile 2018, perse la vita il 50enne di Angri Aniello Bruno detenuto a Fuorni e deceduto nel reparto di rianimazione del Ruggi per un’ischemia acuta intestinale. A deciderlo, ieri, è stato il gup del tribunale di Salerno Ubaldo Perrotta che, all’esito dell’udienza preliminare, ha rinviato a giudizio tre medici del carcere e uno del pronto soccorso del nosocomio di via San Leonardo accusati tutti di omicidio colposo in relazione alla morte del 50enne.

Detenuto avverte malore in carcere e muore in ospedale

Dovranno presentarsi davanti ai giudici per il processo i tre medici della casa circondariale Maria Rosaria Attianese, Aniello De Chiara e Cosimo Orsano, e il medico operante al pronto soccorso dell’ospedale cittadino, Giuseppe De Nicola. Si sono invece già costituiti parte civile, con l’avvocato Pierluigi Spadafora, i familiari del detenuto.

I fatti

La vicenda risale alla primavera dello scorso anno quando il 50enne, recluso in una cella del carcere di Fuorni, cominciò a stare male e le sue condizioni sembravano aggravarsi sempre più con continui episodi di vomito. Nonostante ciò, nessuno dei sanitari interni al carcere, prescrisse adeguati esami per accertare le reali cause del suo malessere. Solo dopo dieci lunghi giorni nel corso dei quali le condizioni del 50enne peggiorarono sempre più, i sanitari della casa circondariale predisposero il trasferimento del detenuto al nosocomio di via San Leonardo.

La diagnosi e la morte

Giunto al pronto soccorso, è anche in questa fase che la Procura individua colpe ed omissioni, il detenuto fu visitato dal medico Giuseppe De Nicola che, sottovalutando la sintomatologia del paziente, concluse con una diagnosi di una banale colica renale e lo dimise facendolo tornare in cella. Al rientro in carcere, però, le sue condizioni peggiorarono ulteriormente tanto che durante un colloquio con la moglie, non sarebbe riuscito più a parlare dai dolori, preferendo tornare in cella. Solo tre ore dopo i sanitari del carcere predisposero un nuovo trasporto in ospedale. Qui immediatamente drammatiche apparvero le sue condizioni. Il paziente fu operato d’urgenza per una perforazione dell’intestino. Ma non servì a salvarlo.

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