Cronaca

Doppio giallo per il caso Fanpage: altri incendi e sospetti

CAVA DE’ TIRRENI. Continua il blitz riguardante lincendio che ha colpito il bar di dei genitori del giornalista di Fanpage, Carmine Benincasa.

Nessuna prova che sia un attentato o un messaggio trasversale contro il giornalista che ha dato il via alla videoinchiesta del “bloody money” condotta da Fanpage. Episodio sinistro e ad alto impatto suggestivo, che accade a distanza di pochi giorni da un altro incendio ancora tutto da decifrare.

Il bar

Con almeno 25 anni di vita, il bar Rosa gestito dai genitori di Benincasa, da qualche giorno era chiuso, in seguito a un contenzioso sorto tra i titolari dell’attività commerciale e i proprietari del locale.

Come riporta Il Mattino, una controversia con i proprietari del locale che – assicurano qui a Cava – si era ricomposta in modo pacifico già da qualche tempo (il contenzioso aveva fatto registrare un esito favorevole alla famiglia di Benincasa in primo e secondo grado).

Non solo l’incendio al bar

Non solo l’incendio al bar dei genitori del giornalista, ma anche, giovedì scorso, c’è stato un incendio al quarto piano di un edificio di via Sedile di Porto, dove abita la cognata del direttore di Fanpage, assieme al marito e ai figli.

Due incendi a distanza di pochi giorni, due episodi poco chiari, in attesa delle informative di carabinieri e dei vigili del fuoco. L’incendio è avvenuto tra l’una e mezza e le tre della scorsa notte, in corso Principe Amedeo, la cosiddetta «nazionale» a pochi metri dalla stazione ferroviaria di Cava dei Tirreni.

L’inchiesta di Fanpage

L’inchiesta di Fanpage che punta a dimostrare l’esistenza di tangenti e zone d’ombra nell’ambito del ciclo raccolta dei rifiuti in Campania.

Il giornalista Carmine Benincasa, da tempo impegnato sul fronte caldo delle indagini giudiziarie, specie se ricondotte al potere politico e amministrativo ramificato tra Napoli e Salerno.

Questa volta a Nocera, aveva filmato di nascosto uno scandalo locale, dimostrando l’esistenza di schede elettorali nel comitato di un candidato, in un mercimonio di voti (cinquanta euro per una firma).

Le indagini sugli incendi

Ogni pista viene battuta, dal guasto tecnico, all’atto di vandalismo, senza però escludere la matrice dolosa dell’evento.

Spiega Francesco Piccinini: «Non facciamo congetture, manteniamo i nervi saldi e aspettiamo le verifiche da parte degli inquirenti. Rimaniamo sereni a fare il nostro lavoro, andiamo avanti con le nostre inchieste».

Decisivo, a questo punto, il lavoro dei carabinieri della compagnia di Nocera (agli ordini del tenente colonnello Francesco Mortari), che dovranno analizzare le immagini delle telecamere nella zona del bar Rosa, oltre a dare una risposta alle cause dell’incendio.
Fatto sta che, almeno finora, gli ingredienti del giallo, ci sono tutti. Cava dei Tirreni come via Sedile di Porto.

I riscontri

In attesa di riscontri concreti, è possibile fare un ragionamento generico: a meno di sette giorni dal voto per il rinnovo del Parlamento, in vista di una scadenza elettorale così incerta e delicata, dopo l’incendio di Cava dei Tirreni, l’attenzione dei media si è spostata da Napoli a Salerno: una directory che rappresenta anche il cuore dell’inchiesta «bloody money».

Due incendi sinistri e potenzialmente trasversali, che hanno reso il clima gelido di questi giorni, molto più caldo,  che aprono una settimana decisiva per politica e istituzioni regionali.

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