Salerno, maxi-operazione in carcere: trovati droga e telefonini usati da boss camorristi

Carcere di Salerno: nasce la pizzeria per detenuti

Droga e cellulari nel carcere di Salerno, operazione della penitenziaria nella giornata di oggi, sabato 9 novembre, a Fuorni

Droga cellulari nel carcere di Salerno. È trapelata oggi la notizia che nel carcere di Salerno c’è stata una maxi-operazione che ha visto impiegati più di cento uomini appartenenti alla Polizia Penitenziaria, i quali a seguito di una perquisizione straordinaria che ha interessato tutto l’istituto hanno rinvenuto 10 telefoni cellulari perfettamente funzionanti, utilizzati da Boss camorristi per impartire ordini all’esterno della struttura e continuare a gestire i traffici criminali.

Trovati droga cellulari nel carcere di Salerno

Sono state rinvenute sempre nel corso delle operazioni di perquisizione anche sostanze stupefacenti. In merito ai fatti, il Segretario Generale del Sindacato di Polizia Penitenziaria “S.PP.”, Aldo Di Giacomo afferma: “Anche a Salerno lo Stato ha perso, dimostrando tutta la fragilità ed inadeguatezza di un sistema ormai al collasso, ormai non si contano più i telefoni ed i chili di droga che nel corso dell’anno sono stati sequestrati nelle diverse carceri italiane.

La cosa che più fa specie e che tutto accade nel totale silenzio, ormai tutto ciò che riguarda il carcere non fa più notizia, non fa notizia la silente strage degli appartenenti alle diverse forze dell’ordine che quasi giornalmente si suicidano, ma al contrario non si perde occasione di sbattere in prima pagina servitori dello Stato che troppo spesso vengono accusati ingiustamente di reati gravissimi come quello di tortura ( vedasi il caso di Torino, poliziotto penitenziario accusato da detenuto, accusa rivelatasi infondata)”.

La situazione

“La situazione del carcere di Salerno, così come la situazione della stragrande maggioranza delle carceri italiane è drammatica.

Il sistema carcere oggi non è in grado più di garantire alcuna sicurezza sociale, questo perché nel corso degli anni si sono adottate politiche, a nostro avviso, troppo buoniste, che hanno concesso indistintamente, anche a detenuti non meritevoli benefici e troppa libertà di movimento all’interno delle carceri, permettendo ad essi di conquistare, anche mediante vere e proprie guerre di potere, spazi e controllo che nel modo più assoluto non avrebbero dovuto avere.

Le carceri oggi sono diventate uno dei luoghi meno sicuri in assoluto, lo Stato purtroppo, ci costa dirlo, ha perso il controllo e chi amministra il sistema sembra non voler capire che è necessario compiere dei passi indietro.

Rieducare, rispettare la personalità, adottare principi di umanità, sono risultati che non si ottengono permettendo ai delinquenti di continuare a comandare, non si ottengono risultati aprendo le celle e facendo fare ai detenuti il proprio comodo, non sono questi i principi dettati dall’art. 27 della nostra Costituzione; l’attuale situazione compromette solo il percorso detentivo di quei detenuti che, vorrebbero aderire alle offerte/opportunità che la Legge mette a loro disposizione, ma che di fatto, per gli attuali sistemi organizzativi e gestionali delle carceri, non riescono a fare della pena un momento di riflessione e di scelta per allontanarsi da quegli stili di vita che li hanno indotti a delinquere”.

Il carcere di Salerno

Salerno, come le altre realtà penitenziarie del nostro paese hanno bisogno di regole certe per essere governate, di regole che tendano a premiare quelle persone che decidono di redimersi, ma per giungere a questo, è necessario che la politica ed i vertici dell’Amministrazione penitenziaria aprano gli occhi e ammettano il fallimento delle scelte fatte e tenute fino a questo momento.

Conclude Di Giacomo, “ il mio impegno sarà quello di essere vicino, sempre e comunque, a quelli che io definisco i veri eroi di un sistema ormai al collasso, quelle persone che in maniera silente svolgono un compito delicatissimo e sempre più spesso non riconosciuto, i poliziotti penitenziari, uniche vere vittime di un sistema che lasciandoli soli, quali ultimi baluardi di legalità all’interno della carceri li espone giornalmente a rischi che vanno ben oltre i normali pericoli che lo stesso lavoro prevede”.

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