Due poliziotti a giudizio: rivelarono i segreti dell’indagine antimafia

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Rassicurando una persona sul suo mancato coinvolgimento in un'indagine, due poliziotti arrivarono così a violare la riservatezza dell'indagine

Rassicurando una persona sul suo mancato coinvolgimento in un’indagine della Procura Antimafia, due poliziotti arrivarono così a violare la riservatezza dell’indagine, che dovevano restare segrete.

Poliziotti a giudizio: rivelarono i segreti dell’indagine antimafia

Ora saranno processati, con il rinvio a giudizio disposto dal gup del tribunale di Nocera Inferiore, Leda Rossetti, per due poliziotti in servizio al commissariato di Cava de’ Tirreni. Con loro anche un terzo imputato, un privato cittadino, che sarebbe risultato il beneficiario di quelle informazioni. Sono accusati in concorso di rivelazione del segreto istruttorio.

Il fascicolo d’indagine fu aperto dalla procura di Nocera Inferiore, dopo il lavoro della Dda. Attraverso un’attività investigativa sull’esistenza del presunto clan che avrebbe fatto capo a Dante Zullo, intercettò quel giro di informazioni che sarebbero passate dai due poliziotti alla terza persona.

I fatti

In qualità di pubblici ufficiali e su richiesta dello stesso privato cittadino, i due agenti riferirono allo stesso di star tranquillo, perché estraneo a quell’indagine. La comunicazione di quel suo mancato coinvolgimento è costata cara ai tre, per i quali il gup ha disposto il rinvio a giudizio, come chiesto dalla procura, al termine dell’udienza preliminare.

Pur a seguito di una lunga discussione degli avvocati difensori, che avevano fornito elementi a supporto dell’innocenza dei tre. Ora sarà il processo a chiarire le presunte responsabilità dei tre, con l’inizio del dibattimento fissato per il prossimo novembre. Sullo sfondo di quest’indagine c’è quella ben più nota sul gruppo Zullo, i cui imputati sono dinanzi al collegio del tribunale di Nocera Inferiore.

E proprio il collegio è destinatario di una richiesta di unificazione di due procedimenti: da una parte quello con l’accusa madre di associazione a delinquere usura ed estorsione. Dall’altra quello per scambio elettorale politico mafioso e abuso d’ufficio, che coinvolge anche funzionari del comune di Cava e un ex assessore.

I ruoli

Il presidente del tribunale deciderà se unire o meno i due procedimenti, mentre al collegio è sollevata l’eccezione sulla competenza territoriale per uno dei due procedimenti. Cuore della maxi inchiesta è provare l’esistenza di un clan camorristico a Cava de’ Tirreni, che avrebbe visto quale suo riferimento Dante Zullo. Un imputato svelò il suo ruolo, insieme a quello di altri, poi diventato collaboratore di giustizia. L’esistenza o meno di un gruppo mafioso fu anche oggetto di una pronuncia del Tribunale del Riesame, con successivo ricorso della Dda in Cassazione.

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