Cronaca

Falsi invalidi, rinviati a giudizio in 66

CAVA De’ TIRRENI. Falso, abuso d’ufficio, truffa ai danni dello Stato: con queste accuse saranno processati l’ex consigliere regionale Giovanni Baldi e altre 65 persone. Il giudice dell’udienza preliminare Elisabetta Boccassini ha firmato ieri pomeriggio il decreto che dispone il giudizio per l’inchiesta sui falsi invalidi, che due anni fa fece scattare le misure cautelari. Il gup ha però ritenuto insussistente l’associazione a delinquere ipotizzata dal sostituto procuratore Vincenzo Montemurro, secondo il quale Baldi era alla guida di un’organizzazione consolidata che gli garantiva voti, in cambio di pensioni di invalidità e indennità di accompagnamento a persone che non ne avevano diritto. Accusati di farne parte erano anche cinque medici, che da componenti della commissione medica deputata a valutava re le pratiche, avrebbero raccolto le raccomandazioni del politico di centrodestra, all’epoca membro della commissione consiliare Sanità della Regione. Sono Mario Salucci di San Valentino Torio, Francesco Ragni e Renato Caterini di Cava de’ Tirreni, Pietro Giordano di Pagani e Angelo Cermi di Mercato San Severino, prosciolti anche loro dal reato associativo ma a processo per alcune pratiche che sarebbero state taroccate. «Non posso dirmi soddisfatto, ma un passo è stato fatto» commenta a caldo Ragni.

Il periodo finito sotto i riflettori della magistratura va dal gennaio del 2010 (due mesi prima delle elezioni regionali) fino al 2013. Lo snodo dell’illecito è stato individuato nella seconda commissione medica di prima istanza per la valutazione delle pratiche d’invalidità a Cava e Vietri, di cui Salucci era presidente e alla quale sarebbero state indirizzate le segnalazioni di Baldi. Nella lista degli imputati figurano alcuni dei componenti dell’organismo (tra cui l’assistente sociale Gennaro Pagano di Nocera Superiore e il neurologo salernitano Vincenzo Brescia Morra) e i pazienti che sarebbero stati favoriti, come l’imprenditore edile Vincenzo Matonti di Cava, che in cambio della concessione dell’invalidità avrebbe eseguito lavori di ristrutturazione in una casa del salernitano Antonio Mazzotta, impiegato dell’Inps che avrebbe contraffatto i protocolli facendo risultare visite domiciliari mai avvenute. Tra gli intermediari figura anche un sacerdote, il monsignore vietrese Carlo Papa, rettore del Santuario di Cristo Re Liberatore a Cava de’ Tirreni, che avrebbe perorato la pratica della sorella Rosa, poi deceduta.

C’è poi un altro filone, che insieme alle imputazioni di favoreggiamento (per chi ha negato contatti con i medici compiacenti) fa lievitare fino a 66 il numero degli imputati. È quello dei certificati di malattia firmati dal medico Germano Baldi (ex consigliere comunale) senza accertarsi di persona delle condizioni di salute dei richiedenti. Si parla di dipendenti municipali, dell’Asl o di aziende private, con assenze quasi sempre di pochi giorni. In questo ambito sono imputati l’assessore Enrico Polichetti e l’ex consigliere comunale Vincenzo Bove, che una volta ciascuno avrebbero chiesto a Baldi il favore di un certificato medico per una terza persona. Per le imputazioni minori ci sono stati anche quattro prosciolti: il medico ebolitano Giuseppe Consalvo e l’avvocatessa Rita Capuano (perché il fatto non sussiste) ed Ernestina Rispoli ed Ezia Nisi, per particolare tenuità. Per tutti gli altri il processo inizierà il 31 marzo.

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