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Gli otto candidati contro Rosy Bindi: «Questa città non è mafiosa»

«Gli impresentabili non sono mafiosi». Firmato: i candidati a sindaco di Battipaglia, che ieri hanno inviato una richiesta alla commissione Antimafia affinché possa essere chiarito che «i sette impresentabili presenti nelle liste elettorali sono ascrivibili a categorie diverse da quelle definite propriamente mafiose». Intanto, uno degli impresentabili,Demetrio Landi, decide di tornare in campo dopo aver ritirato la candidatura.

La lettera alla Bindi

Lo scopo degli otto candidati sindaco, che hanno firmato giovedì un documento unitario alla parrocchia San Gregorio VII, è di «porre fine al massacro mediatico nazionale». Nella missiva si prende in considerazione solo la questione degli impresentabili, mentre non vengono citati i punti che toccano più in profondità la questione della presenza camorristica a Battipaglia. Non viene fatta menzione, infatti, dei sei candidati che risultano familiari o amici di esponenti della criminalità organizzata, alcuni dei quali sottoposti al regime del carcere duro (41 bis). La fotografia di Battipaglia fornita dai candidati a sindaco – quella di una «città laboriosa e operosa» – stride con il quadro tracciato dalla commissione Antimafia. Che ha raccontato la storia di una città colonizzata dalle organizzazioni criminali, con la camorra che ha trovato appiglio nelle attività edilizie e pochi ostacoli nella macchina amministrativa. Fino allo scioglimento del consiglio per infiltrazioni camorristiche. A pochi giorni dal voto, i candidati sindaco si sono preoccupati di chiedere una precisazione, da parte della commissione, sugli impresentabili. Nient’altro.

Camorra “negata”

Anzi, tra le righe inviate anche al presidente del SenatoPietro Grasso, alla presidente della Camera Laura Boldrini, al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al presidente del Consiglio Matteo Renzi e al governatore Vincenzo De Luca, viene negata la presenza della criminalità organizzata a Battipaglia. Nonostante lo scioglimento del consiglio, nonostante i recenti fatti che hanno portato alla luce l’esistenza di un clan con contatti diretti con l’area napoletana, nonostante a Battipaglia ci sia un numero enorme di beni confiscati ai clan (il dato più alto dell’intera provincia), per i candidati «Battipaglia non può essere annoverata tra le città ad alta presenza di criminalità organizzata». «Battipaglia – scrivono – è terra laboriosa fin dalla sua nascita e la presenza di imprese multinazionali, le attività agroalimentari con rilievo europeo, se non mondiale, potrebbero essere indotte a rivedere la loro presenza nel nostro territorio, con un ulteriore aggravio della inoccupazione giovanile». L’auspicio dei sindaci è di «ridare alla città una guida stabile nel pieno rispetto delle regole che per troppo tempo nella nostra città sono state disattese. Il nostro impegno è fare un passo avanti per uscire dalla palude in cui, a livello amministrativo, è stata immersa per troppo tempo».

Il dietrofront di Landi

Intanto Demetrio Landi, candidato nella lista Moderati per Battipaglia, nella coalizione di Enrico Lanaro, spiega perché ha deciso di continuare l’esperienza politica: «Mi ero ritirato per qualche giorno per chiarire la mia posizione – ha detto – Sono candidabile ed eleggibile, devo solo fare pulizia nel casellario penale». In realtà, Landi è incandidabile per le false comunicazione all’atto della candidatura. Landi è stato condannato in via definitiva per cessione illecita di stupefacenti a un anno e sei mesi di reclusione, oltre a quattromila euro di multa, a due anni e due mesi, per violazione di domicilio, lesioni dolose e tentata violenza privata.

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