Halloween: nessuna eresia, solo cultura. Ecco il significato della festa

Halloween

Non tutti sanno che la festa di Halloween non nasce negli Stati Uniti, bensì ha origini antichissime in Irlanda, quando dominavano i Celti

Negli ultimi anni, Halloween è diventata sempre più parte integrante della nostra cultura, tra tante perplessità e dissensi per una festa considerata dai più, un rito pagano, tendente all’eretico.

Questo perché durante la famosa notte tra il 31 ottobre e il primo novembre si festeggia il “distorto” sovrumano, inneggiando ai morti e ai mostri, ma questo purtroppo è derivazione delle tante trasposizioni cinematografiche hollywoodiane dove i temi principali sono dei killer demoniaci che devastano intere comunità, versando dovunque sangue e membra umane. Ovviamente niente di più sbagliato.


Halloween: nessuna eresia, solo cultura. Ecco il significato della festa


Halloween: cosa significa e perché si festeggia

È sufficiente ricorrere alla cultura, alla divulgazione di un evento che non è molto dissimile dal nostro carnevale, solo con temi che si muovono su di un piano ultraterreno.

Non tutti sanno che la festa di Halloween non nasce negli Stati Uniti, bensì ha origini antichissime in Irlanda, quando dominavano i Celti. Halloween corrisponde al capodanno celtico.


Halloween


Dall’Irlanda, la tradizione è stata poi spostata negli Stati Uniti dagli emigranti che, spinti dalla terribile carestia dell’800, si diressero numerosi verso il nuovo mondo. Naturalmente le cose, attraverso i secoli, sono notevolmente cambiate.

Ricordiamoci che il simbolo natalizio dell’albero di Natale è stato importato dalla cultura statunitense, all’epoca anch’essa considerata blasfema, e ad oggi radicata in ogni famiglia la quale, senza il luminoso abete addobbato, non può incarnare il vero spirito natalizio.

Il nome Halloween

Il nome Halloween (in irlandese Hallow E’en), deriva dall’antichissima parola inglese che significa Santo; quindi la vigilia di tutti i Santi. I Celti erano prevalentemente pastori, a differenza di altre culture europee. I ritmi della loro vita erano, dunque, scanditi dai tempi che l’allevamento del bestiame imponeva, tempi diversi da quelli dei campi.


Halloween


Alla fine della stagione estiva, i pastori riportavano a valle le loro greggi, per prepararsi all’arrivo dell’inverno e all’inizio del nuovo anno. Per i Celti, infatti, l’anno nuovo non cominciava il primo gennaio come per noi oggi, bensì il primo novembre, quando terminava ufficialmente la stagione calda ed iniziava la stagione fredda, del buio, dell’oscurità.

Storie e leggende intorno al fuoco

Dopo il lavoro, ci si riuniva intorno al focolare domestico, raccontando storie e leggende. Tali popoli organizzavano vere e proprie feste per salutare la stagione estiva che andava via via scemando e per dare il benvenuto a quella fredda invernale. In Irlanda la festa era nota come Samhein, la festa del Sole.

Samhein, la festa del Sole

In quel periodo dell’anno i frutti dei campi erano assicurati, il bestiame ben nutrito e le scorte per l’inverno erano state preparate. La comunità, quindi, poteva riposarsi e ringraziare gli Dei per la loro generosità.


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Tutto questo rito serviva, tuttavia, ad esorcizzare l’arrivo dell’inverno, dei suoi pericoli e della rigidità che imponeva, attraverso un cerimoniale propiziatorio che potesse ingraziarsi le divinità. I Celti davano molta importanza alla concezione del tempo, visto come un cerchio suddiviso in cicli. La fine di ogni ciclo era considerata molto importante e carica di magia per cui era necessario una liturgia scaramantica.

Il tema principale della festività

Qual era dunque il tema principale di questa antica festività? Naturalmente la morte, in perfetta sintonia con la natura. La stagione invernale porta con sé una stasi della vita, mentre in realtà il tutto si rinnova sottoterra, dove, tra l’altro, riposano appunto i morti.

I Celti credevano che alla vigilia di ogni nuovo anno, cioè il 31 ottobre, Samhain chiamasse a sé tutti gli spiriti dei morti, che vivevano in una landa di eterna giovinezza e felicità, affinché le forze degli spiriti potessero unirsi al mondo dei viventi, in una temporanea convivenza che potesse congelare, almeno per quella notte, le inflessibili leggi che la natura imponeva quotidianamente.


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Un’unione pacifica tra i vivi e i morti, dunque; una celebrazione che univa la paura della morte e degli spiriti all’allegria dei festeggiamenti per la fine del vecchio anno. Durante la notte del 31 ottobre si tenevano dei raduni nei boschi e sulle colline per la cerimonia dell’accensione del Fuoco Sacro e venivano effettuati sacrifici animali.

La zucca di Halloween

Vestiti con maschere grottesche, e oggi ne riproponiamo le usanze, i Celti tornavano poi al villaggio, facendosi luce con lanterne costituite da cipolle intagliate al cui interno erano poste le braci del Fuoco Sacro. Oggi si una la più occidentale zucca.

Dopo questi riti i Celti festeggiavano per tre giorni, mascherandosi con le pelli degli animali uccisi per spaventare gli spiriti. In Irlanda si diffuse l’usanza di accendere torce e fiaccole fuori dagli usci delle case e di lasciare cibo e latte. Tutto per le anime dei defunti che avrebbero reso visita ai propri familiari, affinché potessero rifocillarsi senza causare alcun danno ai vivi.


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D’altronde non è usanza a noi sconosciuta. Basti pensare ai biscotti, al latte o liquori vari che vengono lasciati alla Befana la notte tra il cinque e il sei di gennaio, per ringraziarla e chiederle perdono per qualche marachella in più da parte del bambino in attesa dei doni. Infine, non dimentichiamoci che la Befana ha un aspetto tutt’altro che umano.

L’avvento del Cristianesimo

Naturalmente con l’avvento del Cristianesimo tutto cambiò. Cristiani e Celti vennero inevitabilmente a contatto. L’evangelizzazione delle Isole Britanniche portò con sé un nuovo concetto della vita. Molto distante da quello celtico e durante tale periodo la Chiesa tentò di sopprimere i culti pagani, ma non sempre con successo.

Halloween non fu completamente cancellata, ma fu in qualche modo convertita. Tramite l’istituzione del giorno di Ognissanti il primo di novembre e, in seguito, della commemorazione dei defunti il 2 di novembre. La festa di Ognissanti venne celebrata per la prima volta a Roma il 13 maggio del 609 d.C., in occasione della consacrazione del Pantheon alla Vergine Maria.


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Successivamente, Papa Gregorio III stabilì che la festa di Ognissanti fosse celebrata non più il 13 maggio, bensì il 1° Novembre, come avveniva già da tempo in Francia. Fu nel IX secolo d.C. che la festa di Ognissanti venne definitivamente istituzionalizzata e quindi estesa a tutta la Chiesa, per opera di Papa Gregorio IV.

L’influenza del culto di Samhain non fu, tuttavia, sradicata e per questo motivo la Chiesa aggiunse, nel X secolo, una nuova festa: il 2 novembre, Giorno dei Morti, dedicato alla memoria delle anime degli scomparsi.

Nulla di demoniaco o infernale

Quindi nulla di così demoniaco o infernale. Ogni giorno festeggiamo la vita, ma di tanto in tanto ci si ricorda dei defunti, di chi come noi ha vissuto la propria vita, intrecciando le due realtà con armonia e amore. Certamente i temi non sono allegri, ma esorcizzare un aspetto che quotidianamente ci inquieta può aiutare a superare le paure e i tanti tabù che l’ignoranza spesso ci impone.

La festa

Dunque, viva le feste dei vivi, ma viva anche quella dei morti, lasciando che i bambini vaghino felici per le strade delle nostre città, in cerca di un cioccolatino o di una caramella. Con la famosa locuzione “dolcetto o scherzetto? (in inglese trick or treat), ma più che altro in cerca di un sorriso e di una carezza. Quella stessa carezza che in occasione di tale ricorrenza rivolgiamo ai nostri cari defunti. Il rispetto per le culture altrui è l’anticamera della civiltà, quella vera.


Antonio Vincensi

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