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Il sogno di una biblioteca comunale a Palomonte: intervista ad Elisa Panza

PALOMONTE. Non resta in piedi granché di tutti gli strumenti e gli apparati che la nostra Costituzione prevede e detta in materia di uno dei suoi principi fondamentali, quale lo sviluppo della cultura. Forse è questo il motivo per cui, entrando nella biblioteca comunale di Palomonte, si avverte immediatamente la sensazione di ritrovarsi nel bel mezzo di una grande impresa. È l’impresa di Elisa Panza e degli “Amici della Biblioteca”, un gruppo spontaneo di cittadini che ha deciso di dare vita a una biblioteca pubblica in un paesino della provincia di Salerno. In un periodo in cui tutto si fa immateriale e anche i libri diventano elettronici, c’è chi ha deciso di restituire alle pagine dei libri una consistenza fisica, e alla loro consistenza fisica una dimora.

Incontriamo – mi accompagna Valentina Gaudiosi, l’autrice degli scatti che corredano l’articolo – Elisa una soleggiata mattina di questo strano inverno. La biblioteca è al pianterreno del Convento dei Frati Cappuccini, un magnifico palazzo del diciassettesimo secolo che ospita, ai piani superiori, anche gli uffici del comune. Elisa ci accoglie con un sorriso radioso, vivo e pieno di luce come la “sua” biblioteca.

«Elisa, a chi è venuta in mente l’idea di una biblioteca?»

«Giuridicamente, questa biblioteca esiste da circa vent’anni, fu istituita con una delibera dal sindaco Angelo Caporale nel 1996.»

«Mi correggo, allora: a chi è venuta in mente l’idea di dare una vita non solo giuridica a questa biblioteca?»

«A Gerardo Grossi, un professore di lingua spagnola dell’Orientale di Napoli originario di Palomonte. Per più di venti anni il professor Grossi ha pungolato gli amministratori locali affinché Palomonte si dotasse di una biblioteca comunale attiva e funzionante. Nel 2013 ha trovato finalmente un giovane assessore, Diego Famularo, capace di prestare la giusta attenzione alle sue richieste. L’assessore, a sua volta, si è messo alla ricerca di persone disposte a collaborare in maniera volontaria per rimettere in sesto la biblioteca comunale. E così il 6 agosto del 2013 c’è stato il primo incontro.»

«Ed è cominciata l’avventura degli Amici della Biblioteca.»

«Di riunione in riunione, si è formato un gruppo di lavoro di sette persone. Sette persone attive, appassionate e decise a portare a termine il progetto di una vera biblioteca comunale a Palomonte.»

«Da cosa siete partiti?»
«Prima di ogni altra cosa, abbiamo scelto la sede. O meglio, abbiamo deciso di non spostarla da qui, dai locali che la ospitano adesso e che già da tempo figuravano giuridicamente come sede della biblioteca. Inizialmente, molti erano propensi a scartare questo posto perché buio, sporco, pieno di polvere e di muffa. Io, però, avevo già intravisto le potenzialità di questo spazio, sapevo che si trattava solo di rimboccarsi le maniche per far emergere la sua bellezza.»

«E i libri?»
«Una volta pulito e sistemato tutto, siamo passati all’organizzazione e alla catalogazione del patrimonio di libri a nostra disposizione. È stato un lavoro lungo e difficile, ma abbiamo avuto l’immensa fortuna di poter contare sull’apporto di Mariateresa Carbone, una ragazza laureata in biblioteconomia e archivistica. È stata lei a impostare e curare ogni aspetto della classificazione dei volumi. Una fabbrica di adesivi, poi, ci ha regalato le etichette per i libri. E, successivamente, il comune di Palomonte, nell’ambito di un progetto di efficientamento energetico, è intervenuto per sistemare l’impianto elettrico e le luci della biblioteca.»

«Quando si dice partire con il piede giusto.»
«Ero consapevole fin dall’inizio che questa era un’occasione da cogliere al volo. Le coincidenze e gli incastri felici che si sono verificati non hanno fatto altro che darmi ragione. La conferma definitiva del fatto che eravamo sulla buona strada ce l’ha data l’avvocato Gerardo Marotta.»

«Il fondatore dell’Istituto Italiano per gli studi filosofici?»
«Sì, proprio lui. Nel 2014 l’immensa biblioteca dell’Istituto Filosofico era sotto sfratto e l’avvocato Marotta era alla ricerca di biblioteche che potessero ospitare una parte del suo patrimonio di libri. Così ha comunicato al professor Grossi l’intenzione di far visita alla nostra biblioteca.»

«Un grande onore, vero?»
«È venuto a Palomonte il 28 giugno del 2014. Probabilmente si aspettava di trovare una biblioteca inattiva, un luogo chiuso e polveroso in un comune sperduto dell’entroterra salernitano.»

«E invece?»
«Abbiamo accolto l’avvocato nel miglior modo migliore possibile. Nel nostro gruppo c’erano musicisti, archeologi, antropologi, giornalisti: abbiamo sfruttato al massimo tutte le nostre competenze e capacità. Al suo arrivo, c’è stato un piccolo concerto di musica lirica. Finito il concerto, l’avvocato ha avuto a sua completa disposizione una guida turistica per visitare l’ex convento e ascoltare la storia di Palomonte. E infine ha visitato – e apprezzato – la nostra piccola biblioteca.»

«Altro che luogo chiuso e polveroso.»
«Abbiamo fatto un’ottima impressione. Non è cosa di tutti giorni incontrare un gruppo di giovani preparati che affermano di voler essere cittadini attivi e che dichiarano di voler partire dalla cultura. Questo ha convinto Gerardo Marotta a fondare proprio qui, a Palomonte, la prima Acropoli dei Giovani.»

«Di cosa si tratta?»
«Una gemmazione dell’Istituto Filosofico di Napoli, così la definisce l’avvocato Marotta. L’Acropoli dei Giovani è un presidio culturale attivo che propone iniziative ed eventi culturali. È stato stipulato un protocollo d’intesa tra il comune di Palomonte e l’Istituto Italiano degli Studi Filosofici. E il 18 ottobre del 2014 l’avvocato è tornato a Palomonte per inaugurare questo nuovo percorso. Invitammo per l’occasione tutte le scuole del comprensorio, ad accogliere Gerardo Marotta c’erano centinaia e centinaia di studenti. È stato un giorno molto importante, anche perché scegliemmo simbolicamente quella data per avviare il servizio del prestito dei libri.»

Foto di VALENTINA GAUDIOSI 3

«Un presidio culturale a Palomonte, dunque. Ha funzionato?»
«Assolutamente sì, dalla sua fondazione a oggi l’Acropoli ha avuto un calendario fitto di incontri. Abbiamo ospitato professori, studiosi, scrittori, registi, giornalisti. Abbiamo parlato della storia dell’Unione Europea, abbiamo approfondito tanti aspetti della rivoluzione napoletana del 1979 e abbiamo trattato anche temi più attuali come, ad esempio, la riforma del lavoro. E in più, l’anno scorso, abbiamo ospitato la mostra di Antonella Agnoli sulle biblioteche più belle del mondo.»

«Più belle di questa?»
«Abbiamo voluto fortemente Antonella Agnoli e la sua mostra proprio per far capire alla nostra gente che la biblioteca può diventare la casa di tutti, un luogo di incontro, di condivisione, un posto dove poter stare insieme. A Cinisello Balsamo, ad esempio, il comune ha investito milioni e milioni di euro per costruire una biblioteca che è a tutti gli effetti un centro culturale, un posto bellissimo capace di fare concorrenza ai centri commerciali. Qui siamo lontanissimi da questo.»

«È una questione di investimenti, quindi?»
«Non amo le polemiche ma, in effetti, non sono solo i soldi a mancare. Nell’organigramma del comune di Palomonte non c’è la figura del bibliotecario. E non sono in programma concorsi per assumerne uno. Non è regolamentata, purtroppo, nemmeno la possibilità di affidare ufficialmente la gestione della biblioteca a un’associazione.»

«Niente soldi, niente progetti, niente associazioni. Che cosa resta, allora?»
«Il principio di sussidiarietà orizzontale sancito dall’articolo 118 della nostra Costituzione. Ci sono attività e servizi a cui possono provvedere direttamente i cittadini, mentre il potere pubblico si limita a una funzione sussidiaria, di supporto. Questa, giuridicamente, è una biblioteca comunale. Noi, giuridicamente, siamo un gruppo spontaneo di cittadini che decide autonomamente di dare una mano alla propria amministrazione per migliorare un servizio carente.»

«Non deve essere facile.»

«Non sono un politico né un amministratore. Sono una mamma che fa cittadinanza attiva. So che la biblioteca comunale è un servizio pubblico e, in quanto tale, svolge anche una funzione sociale molto importante. Chi non può permettersi di comprare un libro, ad esempio, può venire qua e prenderlo in prestito. Naturalmente, per noi questo è solo un punto di partenza. Vorremmo fare tante altre cose, organizzare corsi e laboratori gratuiti d’inglese, di musica, di pittura per tutti i bambini che non hanno la possibilità di pagarsi un corso privato.»

«Una biblioteca pubblica che aiuta chi ha bisogno?»
«Questo era il mio intento iniziale, ma c’è ancora tanto, tantissimo da fare. Vorrei che la biblioteca fosse aperta tutti i giorni. L’anno scorso potevamo contare sulla presenza e sul lavoro di due volontari del servizio civile, ma quest’anno il progetto non è stato rinnovato. Del gruppo di lavoro originario, poi, tra chi si è sposato e chi è emigrato, siamo rimasti in tre ad assumerci la responsabilità di un impegno costante. Insomma, in questo momento riusciamo a garantire l’apertura della biblioteca solo per due pomeriggi alla settimana.»

Foto di VALENTINA GAUDIOSI 2

«E gli altri giorni?»
«È comunque possibile prendere i libri in prestito rivolgendosi all’ufficio comunale di competenza. Però, purtroppo, la biblioteca resta chiusa.»

«Un vero peccato.»
«Beh, noi ci sentiamo comunque un presidio vivo e attivo. Credo che questo sia un momento molto difficile per tutte le biblioteche. A Palomonte, ovviamente, è ancora più difficile. Questo è un paese molto piccolo e qui una realtà simile non è mai esistita. In fin dei conti, non possiamo certo pretendere che dall’oggi al domani nasca improvvisamente l’abitudine di venire in biblioteca.»

«Bisogna solo avere pazienza, allora?»
«A dire il vero, c’è già chi frequenterebbe con piacere e con costanza la biblioteca ma non può farlo. Mi riferisco ai bambini di Palomonte che sono venuti qua, in gita, con la scuola. Quando poi a casa hanno chiesto di poter ritornare, i loro genitori si sono rifiutati di accompagnarli.»

«Per quale motivo?»
«Tanta gente pensa che questa sia un’attività legata politicamente all’attuale amministrazione. E per questo motivo si tiene alla larga dalla biblioteca. Inutile ripetere che non è così, noi siamo solo e soltanto semplici cittadini. Abbiamo evitato di costituirci in associazione proprio per non porre altre ulteriori barriere e separazioni tra soci e non soci.»

«Verrebbe voglia di mollare tutto.»
«Niente affatto. Io non mi arrendo, resto qui e resisto. Continuo a invitare tutti, continuo a dire a tutti di venire in biblioteca a proporre tutto ciò che vogliono. Prima o poi riusciremo a far passare il messaggio che la biblioteca è la casa di tutti i cittadini, riusciremo a convincere le persone a venire. Ci siamo inventati anche un programma radiofonico per questo. E grazie alla radio ci invitano nelle scuole a leggere e a parlare di libri.»

«Anche questo è un buon segno, no?»
«Certo che lo è. Sono sicura che ce la faremo. Dobbiamo farcela per forza. C’è assolutamente bisogno di una biblioteca, è un elemento fondamentale per il futuro della nostra comunità. In biblioteca devono venirci i cittadini. Una persona che legge e frequenta i libri avrà molte più possibilità di diventare un buon cittadino. E per avere buoni amministratori c’è bisogno di buoni cittadini.»

di Angelo Cariello (foto di Valentina Gaudiosi)

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