Angri, attentato all’imprenditore Chiavazzo: torna l’aggravante mafiosa

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Angri, agguato all'imprenditore Domenico Chiavazzo «Mimmuccio ‘a Satriana», 41 anni: torna l'aggravante mafiosa nell'inchiesta sul tentato omicidio

Angri, agguato all’imprenditore Domenico Chiavazzo «Mimmuccio ‘a Satriana», 41 anni: torna l’aggravante mafiosa nell’inchiesta sul tentato omicidio ai danni dell’imprenditore ferito con tre colpi di pistola la sera del 25 maggio scorso.

Imprenditore Chiavazzo ferito ad Angri: torna la camorra

Il gip del tribunale di Salerno, Alfonso Scermino, ribalta quanto deciso dal giudice di Nocera Inferiore, riconoscendo per i due l’aggravante camorristica. Gli indagati sono i paganesi Alfonso Manzella, in arte «Zuccherino»e Nicola Liguori. Un’aggravante non riconosciuta durante l’interrogatorio di garanzia, ma riproposta dal gip di Salerno, dietro richiesta della Dda, così motivata: «I killer non avevano alcuna pietà né ritrosia. Agivano con assoluta freddezza e cinismo. Sparavano a bruciapelo, sulla pubblica via, per uccidere Chiavazzo. Il tutto in una tranquilla serata ed in pieno centro città».

Il messaggio, insomma, era chiaro: «Tali modalità comunicavano l’esistenza di un’organizzazione criminale che aveva emesso una sentenza di morte e l’operatività di killer che stavano dando ad essa attuazione». Per il giudice, l’azione di fuoco dei due «evocava» l’esistenza di dinamiche associative che «imponevano un regolamento di conti». E dove a pesare sono le «modalità plateali, efficienti e violente» insieme a quei «codici comunicativi» per i quali – si legge – un giudice non può non tenere conto, in certi contesti territoriali. La stessa «attitudine di una condotta che evochi la forza di un’associazione mafiosa» cambia a seconda del territorio. A riguardo, specie per Manzella, il gip cita un’informativa dell’Antimafia, dove un collaboratore di giustizia dell’ex clan «Greco-Sorrentino», indicava nel 2011 proprio in Manzella uno dei presunti componenti del «gruppo Fezza-D’Auria Petrosino». A supporto di ciò, vengono citati diversi procedimenti per i quali lo stesso è sotto giudizio.

Il raid

L’uomo, era alla guida di una Fiat 500 e stava percorrendo il cavalcavia di via delle Fontane quando si è visto puntare un’arma
contro e raggiungere da una raffica di proiettili. Tre sono andati a segno. Uno lo ha colpito al fianco, l’altro al torace, il terzo alla
gamba. La vittima ha cercato di investire lo scooter con i due killer. Quest’ultimo particolare è ancora al vaglio degli inquirenti.

Il veicolo utilizzato dai sicari è stato trovato sul posto, poco distante dal punto in cui è scattato il raid mortale.  Nessuna traccia dei due
individui che sono entrati in azione poco dopo le 21,30 di lunedì.


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