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Incandidabili Battipaglia, solo fumo negli occhi? – EDITORIALE

BATTIPAGLIA. «…Sono state individuate 14 persone impresentabili, otto delle quali riconducibili alla non candidabilità…» ha dichiarato Rosy Bindi ieri pomeriggio nella conferenza successiva alla riunione della Commissione Parlamentare Antimafia.

Battipaglia, città capofila della ridente Piana del Sele, ancora una volta nell’occhio del ciclone. Quasi tre anni fa arrivava lo scioglimento dell’amministrazione Santomauro per infiltrazioni camorristiche. Ed ora, a pochi giorni dalle elezioni, un altro schiaffo: tra i 14 impresentabili, indovinate un po’? La metà sono di Battipaglia. In un ‘amen’ la notizia ha fatto il giro del web. I principali quotidiani, locali e non, i telegiornali nazionali, hanno parlato degli “incandidabili”.

Chi non vive la quotidianità battipagliese, chi può giudicare solo dall’esterno, difficilmente potrà avere un quadro della situazione ben chiaro. Ma noi, che viviamo e raccontiamo in prima persona questa realtà, possiamo provare ad analizzare lucidamente quanto accaduto.

Sia chiara una cosa: le sette persone coinvolte non sono “pesci grossi”. Tra questi, sei sono stati dichiarati incandidabili ai sensi della legge Severino per condanne definitive (Carmine Fasano, Daniela Minniti, Demetrio Landi, Francesco Procida, Bartolomeo D’Apuzzo e Lucio Carrara), ed uno ineleggibile (Giuseppe Del Percio) che, quindi, se eletto andrebbe sospeso sempre ai sensi della legge Severino. Come spesso accade, però, il rischio è di buttare fumo negli occhi: leggendo attentamente la relazione dell’Antimafia emerge un dato decisamente più preoccupante: «…Inoltre sono pervenute segnalazioni riguardanti ulteriori sei candidati che hanno rapporti di parentela o di frequentazione con soggetti nel tempo a vario titolo coinvolti in indagini per fatti di criminalità organizzate comunque in contatto con persone poi ristrette per vari reati e considerate pericolose tanto da essere sottoposte al regime di cui all’art. 41-bis dell’ordinamento penitenziario».

Il pericolo non sono queste sette persone. Il pericolo è il clientelismo dilagante, la corruzione dirompente, la “cultura camorristica” (non la camorra) che ha permeato direttamente, o indirettamente, alcuni cittadini, l’arroganza e la speculazione. Il “cocktail” del malaffare mischiato con la cattiva gestione della ‘res publica’, potrebbe essere letale. Il pericolo è la superficialità con la quale la classe politica agisce. I veri incandidabili sono da ricercare altrove: agiscono dietro le quinte. E questi sette, rischiano davvero di essere il capro espiatorio.

Cambierà qualcosa in vista del voto? Forse sì. Forse qualche candidato esente da questa “macchia di impresentabilità” potrebbe beneficiarne. Forse chi ha avuto il coraggio di fare ‘mea culpa’ potrebbe essere premiato. E forse qualcuno potrebbe perdere colpi. A sette anni dall’ultima tornata elettorale, mai come adesso c’è bisogno di politica attiva. C’è bisogno di serenità. C’è bisogno di collettività. C’è bisogno di un parlamentino che duri almeno un lustro. Ma l’ultima parola, spetta sempre agli elettori.

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