Inchiesta a Scafati: «Accordo corruttivo tra Aliberti e i clan»

aliberti

La magistratura salernitana aveva valutato le accuse di voto di scambio politico-mafioso, corruzione elettorale, violenza privata ed estorsione

SCAFATI. Per i giudici è esistito un accordo corruttivo tra l’ex primo cittadino di Scafati, Pasquale Aliberti , e Alfonso Loreto , Luigi e Gennaro Ridosso che lo hanno sostenuto come candidato a sindaco nella tornata elettorale del 2018.

“I capi cosca gli hanno garantito sostegno dietro appalti e nomine. Il tutto è stato reso possibile grazie alla forza di intimidazione che i tre, partecipi di un clan di stampo camorristico, imponevano così da essere riconoscibili e riconosciuti dai più, primo fra tutti Pasquale Aliberti il quale, sapendo dello spessore criminale dei medesimi, originato anche dalle rispettive famiglie, non acconsentì alla candidatura di un esponente della famiglia dei Ridosso ma chiese l’individuazione di un altro candidato (Roberto Barchiesi) il cui nome non era apparentemente ricollegabile ai Ridosso-Loreto”, si legge nell’atto del giudice per le udienze preliminari al Tribunale di Salerno, Emiliana Ascoli , in cui vengono rese note le motivazioni della sentenza che a luglio scorso ha portato alla condanna con il rito abbreviato Alfonso Loreto e i cugini Ridosso, adesso scarcerati e attualmente ai domiciliari lontano da Scafati.

La magistratura salernitana aveva valutato le accuse di voto di scambio politico-mafioso, corruzione elettorale, violenza privata ed estorsione a carico dei tre, giungendo così a formalizzare che quel patto- ipotizzato dalla Procura Antimafia c’è stato anche se con sfumature diverse tra il 2013 e il 2015, cioè gli anni delle tornate elettorali Amministrative e Regionali. Nel primo caso c’è stata la corruzione elettorale per cui sono stati ritenuti responsabili i due Ridosso e “Fonzino” Loreto.

Adesso la sentenza di luglio potrebbe compromettere la posizione dell’ex sindaco scafatese, a processo davanti ai giudici del Tribunale di Nocera Inferiore.

Ora i Ridosso e Loreto potranno presentare ricorso in Appello e poi in Cassazione dove potrebbe essere ribaltata a loro favore il dispositivo del giudice per le udienze preliminari, Emiliana Ascoli.

Così, infatti, potrebbe alleviarsi anche la condizione degli altri imputati che hanno scelto il giudizio ordinario. Il gup ha inflitto una pena di sei anni e otto mesi per Gennaro Ridosso, cinque anni e otto mesi per Luigi Ridosso e un anno e due mesi, in continuazione con una precedente sentenza per associazione camorristica, per Alfonso Loreto.

A smascherare il sistema di controllo politico e mafioso che è gravato sulla città di Scafati sono stati gli uomini della Dia su delega della Procura e diretti dal tenente colonnello Giulio Pini, che hanno raccolto una denuncia presentata nel 2014 a seguito di un attentato dinamitardo subito dall’ex consigliere comunale di opposizione in quota Pd, Vittorio D’Alessandro.


Fonte: La Città 

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