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Inchiesta sul gioco d’azzardo: ecco l’identikit delle vittime

Maschio. Di età compresa tra i 41 ed i 50 anni. Diplomato, coniugato e con un lavoro: è questo l’identikit del gambler medio stilato da Gabriella Cavaliere, che ha monitorato 103 schede, relative ad altrettanti pazienti, dal primo gennaio al 31 dicembre 2013. I risultati sono stati presentati nell’ambito del convegno “Liberi dall’azzardo. Quando la vita è in gioco”, tenuto ieri a Palazzo Sant’Agostino.

Stando alla radiografia effettuata dal centro di via Pironti, che da anni si occupa pure di problemi alcol correlati, la stragrande maggioranza dei giocatori d’azzardo è rappresentata da uomini (88,90 per cento) prevalentemente diplomati (53,7 per cento, anche se non mancano i laureati con il 7,48 per cento) e nel 46,3 per cento dei casi coniugati. Chi associa la dimensione del gambling a quel panno verde disteso su un tavolaccio, nel fumo di una affollata bisca clandestina, dovrà ricredersi: l’85 per cento degli intervistati ha dichiarato di giocare da solo. Del resto, nessuna dimensione di socialità può esserci, restando inchiodati per ore dinanzi a una slot, il totem preferito dal 64,8 per cento degli ospiti della struttura.

A seguire i gratta e vinci (13 per cento) e le scommesse (11,1 per cento), con subito dietro i giochi on line (7,4 per cento). Al vecchio lotto ricorrono con ossessione solo l’1,9 per cento degli intervistati, mentre le carte (napoletane o francesi che siano) sono completamente scomparse dalle abitudini di chi ha trasformato un divertissement in una patologia. C’è poi una nutrita fetta di persone che passa con disinvoltura dalle slot ai grattini (68,5 per cento), impegnandosi in questa “attività” quotidianamente. Il luogo per eccellenza deputato alla ludopatia, è il bar (48,1 per cento), il che non stupisce se si considera che le macchinette sbancano la concorrenza. Seguono i centri scommesse (35,2 per cento), i tabacchi (14,8 per cento), il mondo dell’on line (18,5 per cento) ed i circoli (5,6 per cento). Nella maggior parte dei casi si inizia per divertimento (35,2 per cento) e solo una piccola quota di giocatori (11 per cento) tenta la sorte con maniacalità, nella speranza di svoltare diventando ricco. Il dato su cui riflettere (e che apre un inquietante file dedicato all’usura) è che quasi il 54 per cento dei giocatori ricorre ai prestiti. Che in tempi di austerity difficilmente vengono concessi da banche e finanziarie.

Tant’è che tra gambler e strozzini si viene spesso a creare un sodalizio drammatico che rende ancora più complesso il percorso di “resurrezione” della vittima. «Il problema c’è e nel salernitano assume un profilo allarmante – denuncia Nello Baselice del gruppo Logos – In un anno il numero delle persone che seguiamo è fortemente cresciuto, e dal 2011 ad oggi c’è stato un incremento del 12 per cento». I territori dove il gambling sembra aver attecchito di più? «Agropoli, Capaccio e l’Agro nocerino – continua Baselice – Da tempo stiamo ricevendo un sempre maggior numero di casi da queste aree».

Da cosa è dettata l’impennata? «La crisi – dice Stefania Pirazza del gruppo – Ma anche l’atteggiamento ambiguo dello Stato, che da un lato non ha le risorse per finanziare il terzo settore, impegnato su questo fronte, dall’altro sponsorizza con campagne ricche di appeal, la vendita di grattini e quant’altro. Per non parlare del decreto Balduzzi che non viene quasi mai fatto rispettare».

(Fonte: lacittadisalerno)

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