Intervista a Gianluca Liguori: «a Battipaglia ci si annoia, ecco perché organizzo rassegne letterarie»

BATTIPAGLIA. Intervista a Gianluca Liguori, scrittore battipagliese di 35 anni con un debole per la letteratura. Domenica 23, e lunedì 24 aprile, parte la sua seconda rassegna letteraria al bar Capri di Battipaglia e da Sciglio Vintage a Salerno. La prima, che vide – tra gli altri – ospite Vanni Santoni (attualmente candidato al Premio Strega […]

BATTIPAGLIA. Intervista a Gianluca Liguori, scrittore battipagliese di 35 anni con un debole per la letteratura. Domenica 23, e lunedì 24 aprile, parte la sua seconda rassegna letteraria al bar Capri di Battipaglia e da Sciglio Vintage a Salerno. La prima, che vide – tra gli altri – ospite Vanni Santoni (attualmente candidato al Premio Strega con “La stanza profonda”), si tenne l’anno scorso sempre negli stessi luoghi. Oggi, come allora, abbiamo intervistato Gianluca che ci ha detto esplicitamente: «organizzo rassegne perché mi annoio».


L’intervista

– La letteratura torna a Battipaglia. Presentaci la rassegna e raccontaci com’è andata la prima edizione.


Ciao Paolo, innanzitutto mi preme ringraziare te per l’ospitalità e per avermi proposto questa nuova intervista, nonché la testata, che si è sempre dimostrata attenta alle attività organizzate da quando ho fatto ritorno a Battipaglia. La rassegna cosiddetta “la letteratura al bar e in boutique” nasce, come ho già raccontato, da una doppia rassegna parallela: Ca.Let, ovvero Capri Letterature, e Lo scrittore del lunedì. Le rassegne hanno in qualche modo preso denominazione comune da una rielaborazione, con un gioco retorico, del titolo di un bell’articolo di Lucia Gallotta per Il Mattino uscito a tre giorni dall’appuntamento con Graziano Graziani.

Fu un importante amplificatore per dare percezione che in un bar a Battipaglia e in un negozietto di vintage a Salerno stesse accadendo qualcosa, qualcosa di insolito e interessante: le prime due presentazioni, con Pascoletti e Marsullo, avevano visto una partecipazione straordinaria e inaspettata di pubblico. Questi risultati ci donarono entusiasmo e volontà per prolungare, dopo la presentazione di Funetta, con altri due incontri, quelli con Macioci, presente anche quest’anno, e Vanni Santoni. Insomma, questa bella storia ha avuto inizio più o meno così.

 

– Perché hai deciso di organizzare una seconda rassegna letteraria? Chi sono gli autori che porterai questa volta ai lettori battipagliesi?

Essenzialmente per noia, perché a Battipaglia ci si annoia. Ma anche per egoismo, nonché per altruismo. Egoismo, perché in questo modo ho la possibilità di parlare, lontano dagli schermi di un computer, di libri e di letteratura con qualche scrittore. L’altruismo, forse, è un po’ di costituzione: leggere e suggerire libri è attività che fa parte di me da tempi che ho ormai dimenticato. Infatti in un primo momento mi ero sottratto dall’organizzare una seconda stagione, poi qualche settimana fa, parlando, a distanza di qualche giorno, con Carmine e con Simone, si è deciso “frijenno magnanno” di ricominciare. Così, in qualche giorno, con molta fatica per incastrare date e autori in poco tempo, ho messo su il nuovo calendario, di cui sono molto soddisfatto.

Il primo ospite, domenica 23 al Bar Capri di Battipaglia e lunedì 24 da Sciglio a Salerno, sarà Enrico De Vivo, scrittore nato a Nocera e residente ad Angri, ideatore e direttore di Zibaldoni.it, con cui parleremo del suo romanzo Poche parole che non ricordo più, pubblicato dalla piccola casa editrice romana Exòrma nella collana Quisiscrivemale, salita di recente alla ribalta con il successo di Neve, cane, piede di Morandini, finito in classifica per merito della rivoluzione gentile di Modus Legendi. Si tratta di un romanzo la cui trama non è semplice descrivere in poche righe. È un’opera, per rubare le parole a un mio vecchio direttore, popolare d’élite, un romanzo di spessore letterario e al contempo fruibile a tutti. Ma preferisco che chi ci legge venga ad ascoltarlo dalle parole vive dell’autore. Dico solo che il romanzo è ambientato in una Campania inventata, immaginaria, onirica, come un qualcosa che non c’è più, e forse migliore di quella reale.

Il programma prevede il doppio incontro ogni tre settimane. Il 14 e 15 maggio sarà il turno di Francesco D’Isa, artista visivo già noto a livello internazionale, al suo terzo romanzo, La stanza di Therese, testo particolarissimo pubblicato da Tunué nella collana Romanzi diretta da Vanni Santoni, da appena qualche giorno in libreria ma che già ha cominciato a far parlare.

Poi ancora, il 4 e 5 giugno, parleremo de La figlia femmina, romanzo d’esordio pubblicato da Fazi e presentato allo Strega, di Anna Giurickovic Dato: una storia che analizza e indaga il male e la violenza nei rapporti umani e familiari.

Infine, il 25 e 26, il già annunciato Macioci, autore che sta interessando e si sta distinguendo nel panorama letterario nazionale, col nuovo romanzo, edito come il precedente da Mondadori, Lettere d’amore allo yeti, storia di un padre e di un figlio alle prese con la difficile elaborazione di un lutto e un finale che più d’uno ha accostato ai finali alla Stephen King. Insomma, ho cercato di scegliere storie e scritture diverse, continuando a pescare sia in realtà virtuose della piccola editoria che nel mare magnum della grande editoria, cercando di offrire letture eterogenea attraverso un criterio selettivo basato sulla qualità letteraria e sul potere delle storie.

 

– Durante una recente intervista, la sindaca di Battipaglia ha dichiarato che l’Amministrazione è attiva sul piano culturale. Sei d’accordo?


Guarda, penso che un importante, il più importante atto culturale prodotto dall’amministrazione Francese sia stato l’introduzione delle leve di apertura per il gettito d’acqua delle fontanelle pubbliche, che è segno di intelligenza e civiltà. Iniziativa lodevole, se non fosse che già alcune perdono e altre hanno le guarnizioni spaccate. Ora, per quanto non vi possano esser dubbi che l’acqua è questione serissima e prioritaria, provo allo stesso tempo imbarazzo e sconcerto, da cittadino innanzitutto, ma ancor di più da operatore culturale, nel commentare l’operato in ambito di politiche culturali dell’amministrazione.

Se ho inteso bene l’intervista a cui fai riferimento, ricordo che la risposta del primo cittadino mi fece balzare dalla sedia, dapprima incredulo, poi inorridito. Ricordo vagamente, tra favolette e supercazzole degne di un conte Mascetti, più d’una affermazione imbarazzante. Per entrare nei dettagli dovrei riascoltare il passaggio dell’intervista, ma spaventosa era l’evidente, totale mancanza di idee e di una visione di politiche culturali. Ma che non ci fossero i presupposti per immaginare qualcosa di diverso o di migliore era evidente sin dal programma di un’oscena campagna elettorale in cui tutti, all’improvviso, c’avevano in bocca la parola “cultura”. La verità, caro Paolo, è capire se vogliamo raccontarci frottole, allora possiamo dire come la sindaca che a Battipaglia finalmente la cultura è ritornata a Palazzo di Città o in un bar, o che l’amministrazione stia facendo iniziative che nessuno aveva fatto prima, e compiacerci del nulla che ci circonda.

Se invece vogliamo fare un discorso serio e onesto, possiamo dire senza timor di smentita che Battipaglia è una palude culturale. Qui non si fa lavoro culturale, qui si combatte in trincea con una baionetta contro i carri armati di ignoranza e di convinzioni. Da quando sto qui, il poco di iniziative culturali degne sono state fatte da associazioni, attività e singoli che fanno da soli e con le proprie risorse e possibilità, e non per merito della politica. L’attenzione si vede d’altronde anche dalle piccole cose.

Per esempio bisognerebbe chiedere come mai i ragazzi della Murga sono costretti a fare le prove a Eboli (dove il sindaco ha messo a loro disposizione uno spazio gratuito mentre a Battipaglia più d’una volta sono stati interrotti dalle forze dell’ordine perché suonavano e ballavano alla villa comunale) oppure a organizzare a Pontecagnano un festival che accoglie ospiti internazionali. Eppure non mancano artisti che andrebbero valorizzati, coccolati, sostenuti. Penso a musicisti di generi più disparati, ai fratelli Petrosino nei Mamavegas prodotti dalla 42 Records, a Mr. Milk, ad Anacleto Vitolo, ai fratelli Galatro, per citare i primi che mi vengono in mente, oppure in campo pittorico penso a Rudy Zoppi, o ancora agli street artist della Drak Crew, Luigi Luispak Longobardi, Giovanni Tree-p Giovannelli e Andrea Landi, che per esporre hanno dovuto fare da sé.

È grazie ai ragazzi delle associazioni Baobab e Radio Booonzo che in questi giorni è possibile ammirare una minima esposizione delle opere di Tree-p, autore tra l’altro della magnifica illustrazione sulla porta d’accesso alla sala regia della web radio. Per ovviare alla grave mancanza di un cinema, poi, i battipagliesi hanno a disposizione tre cineforum, uno organizzato dal circolo Arci Aut Aut al Bertoni, uno dall’associazione Corridoio 17 nella sede in via Gramsci e l’altro di un’associazione di cui ora mi sfugge il nome. Il Caffè 21 Marzo organizza le ripetizioni per i bambini. I soli concerti interessanti si sono tenuti perlopiù al Bar Capri, dove oltre a jazz, cover band ed emergenti, abbiamo potuto ascoltare Francesco Di Bella, Daniele Sepe, La Maschera, Gnut, Duo Bucolico, Finaz, per citarne alcuni, qualcosa di recente al Monkey, in collaborazione con Radio Booonzo, tipo Ivan Talarico o Andrea Tartaglia. Per sentire qualche altro concerto si deve andare al Freadom a Bellizzi, allo Zena a Campagna o aspettare l’estate per i concerti del bar Universal a Eboli o il Disorder e vari festival interessanti a qualche chilometro di distanza in più.

A Battipaglia d’estate mi pare che solo il Labòra nelle ultime due stagioni abbia chiuso con concerti interessanti. Insomma, pur dimenticando sicuramente qualcuno o qualcosa, mi pare che più o meno la Battipaglia culturale sia tutta qua, semi sparsi di qualche fiore nel deserto che non mutano certo la condizione di deserto. Tanto più che non c’è una visione di insieme, poca ricerca collettiva e troppo spesso manca spirito solidale e identitario. Poi, guardiamo all’anagrafe: la popolazione di Battipaglia è sempre più vecchia e dal passato si è imparato poco, mentre nel presente sono pochissimi in grado di immaginare un futuro. Per questo è naturale che le sole cose che hanno riversato tanta gente per le strade della città sono la festa della Speranza, la processione della via Crucis e il Carnevale. Se fosse una canzone delle Luci della centrale elettrica, Battipaglia si chiamerebbe “Il Medioevo ai tempi di internet e della terza guerra mondiale“.

 

– Ti aspetti partecipazione alla rassegna? Credi che, a distanza di un anno, sia cambiato qualcosa nell’approccio alla letteratura da parte dei cittadini?

Guarda, come dissi già nella scorsa intervista e accennavo sopra, non sono quattro, otto o venti presentazioni di libri, o dieci concerti, o una grande mostra a cambiare le cose, tanto più se poi sono pochissimi quelli che comprano e poi leggono i libri e usufruiscono delle opportunità culturali. Il discorso sul lavoro e le pratiche è molto ampio e complesso. Un risultato importante è stato senza dubbi attirare tante persone in un bar e in una boutique ad ascoltare di libri, provocare talvolta discussioni interessanti e partecipate con il pubblico. Eppure l’impressione che l’opinione diffusa che un libro sia un oggetto strano e la lettura un’esperienza ostile mi pare non sia mutata di un millimetro. Sebbene la cosa migliore della prima esperienza è stato il clima di festa, gioia, incontro e condivisione che si respirava, la percezione che ho avuto è che, pur catturando interesse, la presentazione di un libro venga percepita come un fatto a sé, come fosse esaustiva di un discorso culturale e non sia, come dovrebbe, un mezzo che abbia lo scopo ultimo di far incontrare un libro a un lettore. Perché dopotutto ogni singolo lettore conquistato è la sola e unica grande vittoria a cui possa ambire uno scrittore o chiunque si occupi o ami i libri e la letteratura.

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