Cronaca

Salerno, la misteriosa “missione” di due agenti americani in carcere

Italygate, la missione in carcere di due agenti americani a Salerno: provarono a interrogare uno dei due esperti informatici campani

Passa per il carcere di Salerno il caso Italygate, l’inchiesta sui presunti brogli elettorali in occasione delle ultime elezioni per la presidenza degli Stati Uniti d’America. Come riportato da Repubblica, due americani, presumibilmente addetti militari dell’ambasciata, dieci mesi fa si sarebbero introdotti nel penitenziario di Fuorni, dove provarono a interrogare uno dei due esperti informatici campani, detenuto con l’ipotesi di aver sferrato un cyber attacco ai sistemi del colosso pubblico della Difesa, la Leonardo, con sede a Pomigliano d’Arco, nel napoletano.

Italygate, la missione in carcere di due agenti americani

Come riportato da Repubblica, la vicenda è sotto esame anche del procuratore di Roma, Michele Prestipino. A quanto pare, infatti, quest’ultimo frammento di spy story interseca un’inchiesta madre incardinata a Piazzale Clodio su reati tributari e di spionaggio industriale, ipotesi che rivelerebbero anche condiziona menti di carattere internazionale.

Italygate, indagine sugli americani nel carcere di Salerno: parla l’hacker Arturo D’Elia

In una intervista a Repubblica, l’hacker D’Elia ha commentato le voci secondo le quali avrebbe inquinato parte del voto degli americani all’estero: “È tutta una grandissima bufala. Un’emerita idiozia ha fatto il giro del mondo: all’inizio sembrava uno scherzo…Ma poi tutto è diventato incredibilmente serio. Non ho rubato nulla, non passo nulla a nessuno. Io ho solo creato un malware…”.

Il malware

In sintesi, l’hacker ebolitano ha creato un virus capace di penetrare sistemi sulla carta imperforabili. “È così. Ho creato io un malware che ha provocato un buco, penetrando quei sistemi. Ma poi sono stato io stesso a ripararli. È stata il mio errore, la mia caduta. Forse serviva a rendermi più indispensabile”.

Il 19 gennaio 2021

“C’era una visita di una parlamentare in carcere, poi mi fu detto essere la deputata Cunial. Ma accade una cosa strana… Mentre eravamo lì, le celle sono aperte, due soggetti, con accento americano, mi avvicinarono, si capiva che volevano parlarmi separatamente. Ne fui sorpreso. Non posso avere un ricordo testuale. Ma introdussero il tema delle elezioni americane, stavano per chiedermi delle cose… io li stoppai…”.

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