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“La mia ragazza è single”, Donato D’Aiuto racconta i rapporti umani

Una storia di tradimenti, riflessioni, leggeri arzigogoli mentali in nome di un ritorno ad un’idea di purezza che solo l’amore autentico può concedere reciprocamente.

Donato D’Aiuto racconta i rapporti umani nel suo “La mia ragazza è single”

Sono alcuni temi del secondo titolo del giovane avvocato-scrittore Donato D’Aiuto che, dopo l’esordio con La storia di un uomo solo (Graus Editore, 2017), affida dopo soltanto un anno, al medesimo editore, un’altra storia dal titolo accattivante ed ossimorico “La mia ragazza è single”.

Un rapporto intrecciato ma strettamente unito come può presentarsi quello tra un padre ed un figlio (Leonardo e Diego) si scontra-incontra con il vincolo di Diego e Martina, la fidanzata di lui.

In questo quadro unito ed allo stesso tempo frammentato vanno in scena riflessioni, sentimenti che possono a prima vista apparir comuni al giorno d’oggi ma, in un’epoca sempre più “senza” ove la generazione più giovane ha effettivamente rinunciato a voler scoprire la ricchezza di un autentico maestro che possa anche fare le funzioni di confidente, ecco che il rapporto padre-figlio si fa più prezioso.

L’autore precisa che il rapporto tra un padre ed un suo figlio è un rapporto di autentico amore; diverso è il rapporto che si presenta in un fidanzamento o con un proprio coniuge: in questo ultimo caso la ricerca spasmodica ed incondizionata della ricerca della felicità dell’altro non è così scontata come apparirebbe.

Il comportamento di Martina, la fidanzata di Diego, come in parte recita il titolo del libro, turba non poco l’animo sensibile del giovane protagonista poiché esso riscontra nei suoi comportamenti un atteggiamento freddo e distaccato come se, appunto, la sua ragazza non sia effettivamente travolta da un desiderio d’amore per la sua persona.

In un rapporto arduo che sembrerebbe stenterebbe a nascere un sociologo che ha dedicato anni allo studio dell’innamoramento ed al suo “mistero” quale Francesco Alberoni, denoterebbe la mancanza di uno “stato nascente di un movimento collettivo a due”.

Nel corso della presentazione del libro, avvenuta il 28 dicembre presso la Libreria Imagines’book, l’autore, stimolato dalle domande della giornalista Emerenziana Sinagra che ha condotto la presentazione, ha precisato che la vicenda narrata non ha un preciso tempo o uno specificato e definito luogo in cui si svolge la vicenda; al contrario, vi sono due storie precise che si affrontano senza mai incontrarsi, l’una fa da cornice alla sua rispettiva “doppia”: il personaggio agisce e subisce le azioni in due circostanze differenti.

Come Calvino, che nel suo celebre “Se una notte d’inverno un viaggiatore” immaginava e rincorreva le storie che hanno un principio ma che non hanno una termine, anche D’Aiuto prova a ricercare e a creare storie che si incontrano ma che hanno bisogno di un’altra storia “gemella ” per completarsi.

 

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