La Piana del Sele sommersa, il Cilento costiero e Sapri in fondo al mare. La mappa d'Italia nel 2100

Recenti studi prevedono che fino a 5500 chilometri quadrati di pianure costiere potrebbero finire sott’acqua, rivelando un’Italia molto diversa

L’innalzamento del livello del mare modificherà la morfologia delle coste italiane nel corso dei prossimi 80 anni. Mostrando una mappa d’Italia nel 2100 molto diversa da quella odierna. Recenti studi prevedono che fino a 5500 chilometri quadrati di pianure costiere potrebbero finire sott’acqua, rivelando un’Italia di fine secolo molto diversa da quella che conosciamo.

Il livello medio del mare è cresciuto di circa 15 cm dal diciottesimo secolo ad oggi e la maggior parte di questo cambiamento si è registrato a partire dalla metà del ventesimo secolo. Il recente report sui cambiamenti climatici globali ha messo in luce i rischi indotti dall’innalzamento del livello del mare su scala mondiale.

Anche limitando in modo sensibile le emissioni di gas responsabili del riscaldamento globale si prevede un incremento del livello marino di 0.5 m nel corso del ventunesimo secolo, che potrebbe salire a un metro o più se nessuna azione drastica sarà intrapresa dai governi. Oltre un miliardo di persone che vivono vicino alle coste sarebbero costrette ad abbandonare la propria casa divenendo a tutti gli effetti migranti climatici.

Si stima che in Europa siano circa 86 milioni le persone che vivono entro 10 km dalla costa. In Italia, così come nel resto della fascia mediterranea, il 70% della popolazione vive nella zona costiera, dove la rapida urbanizzazione iniziata negli anni ‘60 ha comportato un’espansione incontrollata delle zone edificate. Le coste italiane ospitano inoltre importanti stabilimenti industriali e sono l’epicentro di fiorenti attività turistiche.
Tutte queste attività saranno sempre più minacciate dall’erosione delle coste e dal rischio di inondazioni. Le comunità costiere sembrano invece inconsapevoli e dunque impreparate di fronte ad un rischio che è alle porte e che sicuramente cambierà il paesaggio, la vita e le abitudini delle prossime generazioni. Nel frattempo si continuano a costruire infrastrutture destinate a finire sott’acqua nel giro di 80 anni.

Invece è necessario agire e, a partire da oggi, correre ai ripari di una situazione in rapida evoluzione. Questo è il messaggio del recentissimo lavoro pubblicato da Fabrizio Antonioli (direttore di ricerca al Laboratorio Modellistica Climatica e Impatti dell’Enea) e collaboratori sulla rivista Quaternary Science Reviews e rilanciato a Gennaio da National Geographic Italia.

 «Alcune aree sono già oggi prossime o al di sotto del livello del mare e la costa si abbassa, si alza o si sposta per vari motivi», spiega a National Geographic Italia Fabrizio Antonioli. Per questo motivo lo studio si è concentrato su quattro aree della penisola italiana particolarmente sensibili agli effetti dell’innalzamento relativo del livello del mare: il Nord Adriatico, il golfo di Taranto, il golfo di Oristano e quello di Cagliari. L’analisi ha preso in considerazione le più recenti proiezioni dell’aumento del livello del mare, compreso tra un minimo di 53 cm e un massimo di 97 cm, includendo anche gli effetti dovuti ai cambiamenti geologici e geomorfologici. Combinando questi dati sono stati stimati i limiti minimi e massimi del livello del mare attesi per l’anno 2100.

Ne è risultato che l’innalzamento massimo calcolato per l’anno 2100 è di circa 101 cm sopra l’attuale livello del mare per il Nord Adriatico, 96 cm per il golfo di Cagliari, 95 cm per Oristano e 92 cm per il Golfo di Taranto. Tra le diverse aree studiate, quella del Nord Adriatico appare come la più incline a subire gli effetti delle inondazioni marine. Poco al di sotto di Venezia, la linea di costa retrocederebbe di 30 chilometri. L’area tra Trieste e Venezia è tra quelle più vulnerabili.

Una vasta porzione delle aree soggette ad allagamenti si trova già oggi al di sotto del livello medio del mare e il drenaggio è garantito da un complesso sistema di stazioni di pompaggio dell’acqua sommerse, distribuite lungo tutta l’area costiera e lagunare e in grado di muovere oltre due milioni di litri d’acqua al secondo.

L’indicazione ottenuta da questo studio è chiara. Anche se dovesse essere raggiunto l’obiettivo di ridurre significativamente le emissioni, come previsto dalla conferenza di Parigi del 2015, il livello dovrebbe ugualmente salire a un tasso lievemente più basso, tra i 28 e i 60 centimetri. Anche nello scenario più ottimistico dunque, l’incremento del livello del mare supererà il mezzo metro e avrà un serio impatto sulle coste. Con l’aggiuntiva incertezza di come risponderanno i diversi sistemi costieri al cambiamento climatico, in termini di produzione e accumulo di materiale sedimentario, potenzialmente aumentando l’intensità degli effetti sulle coste.

L’accordo di Parigi

 

L’accordo di Parigi, avendo come obiettivo quello di eliminare gradualmente le emissioni di gas a effetto serra, ha rappresentato una vera e propria svolta avvenuta dopo oltre due decenni di negoziati. Allo stesso tempo la scienza ci sta avvisando che molte dinamiche sono oramai inarrestabili e che, per alcune di esse, siamo arrivati al punto di non ritorno. In questi casi sarà necessario adattarsi ai cambiamenti favorendo un atteggiamento resiliente guidato dalle proiezioni scientifiche.


La mappa di Jay Simons

 

Jay Simons, disegnatore di mappe come si vede dal suo deviantart, ha mostrato uno scenario molto più dettagliato della mappa d’Italia nel 2100

Simons ha provato a immaginare come sarebbero alcune parti del mondo se il livello dei mari salisse di cento metri. Per far quadrare i conti (e far venire un po’ di ansia) ha fissato nel 2100 la data simbolica in cui tutto questo potrebbe accadere.

Questa, per lui, potrebbe essere l’Italia del 2100, cioè senza nemmeno andare troppo in là con la fantascienza, quella dei nostri nipoti, dopo il riscaldamento globale ed il conseguente innalzamento del livello del mare.

Il Nord

 

Al Nord, ci sarebbero un sacco di città sommerse dall’acqua, che arriverà alle porte di Milano, inghiottendo quasi tutta l’Emilia Romagna e la pianura Padana.

Anche la Toscana sprofonderebbe per un terzo.

Il Centro-Sud

 

Il Centro-Sud non se la passerebbe bene, con tutte le città della costa del Lazio inghiottite dal mare. Roma diventerebbe una città sottomarina,

Napoli invece sarebbe un’isoletta.

Il Sud e la provincia di Salerno

 

Al Sud, lo stivale accorcerebbe il tacco e la Puglia si trasformerebbe in un arcipelago.

In provincia di Salerno, la Piana del Sele finirebbe per la maggior parte sott’acqua. Battipaglia diventerebbe un luogo di immersione, come pure una porzione della costa cilentana e del Golfo di Policastro.

La situazione in Europa

 

Ecco uno sguardo d’insieme alla Nuova Europa nel 2100:

Quindi le cose sono due, o facciamo qualcosa per diminuire il riscaldamento globale oppure impariamo a nuotare molto bene.

[Tutte le mappe © Jay Simons]

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