La sindrome Hikikomori dilaga in Italia: 40mila giovani coinvolti

Come riporta il portale “Umbria24”, la sindrome Hikikomori è nata in terra nipponica negli anni ’80, è sbarcato sulla nostra penisola e (come in Giappone) colpisce i giovani di 14 anni che, dal 2016 hanno iniziato a manifestare i primi terribili segnali, ovvero l’isolamento verso il resto della società. I giovani colpiti da questa patologia, infatti, smettono […]

Come riporta il portale “Umbria24”, la sindrome Hikikomori è nata in terra nipponica negli anni ’80, è sbarcato sulla nostra penisola e (come in Giappone) colpisce i giovani di 14 anni che, dal 2016 hanno iniziato a manifestare i primi terribili segnali, ovvero l’isolamento verso il resto della società. I giovani colpiti da questa patologia, infatti, smettono progressivamente di comunicare col resto del proprio mondo, terminano i loro percorsi scolastici ed extra-scolastici, barricandosi nella propria stanza e facendosi conseguentemente passare il cibo dalla porta.

La psichiatra Sonia Biscottini, responsabile del Dipartimento per le dipendenze della Usl 2 a Foligno, fa il punto della situazione:  «Al momento stiamo seguendo tre ragazzi: si tratta di giovani sui 14 anni che dal 2016 hanno iniziato a manifestare segnali di isolamento verso il resto della società. Hanno smesso di andare a scuola, hanno chiuso i rapporti anche con i propri genitori, addirittura si fanno lasciare i pasti fuori dalla porta. Sono isolati nella propria stanza da letto e l’unico contatto con l’esterno è dato dal web. I genitori si sono rivolti a noi per capire come comportarsi».

La sindrome Hikikomori rappresenta un’ulteriore dramma per le famiglie italiane, già pesantemente danneggiate da questo pesante e disarmante periodo di crisi che non da cenni di cedimento. Questa patologia, infatti, colpisce molto più frequentemente il sesso maschile e in età adolescenziale e sono queste le prime indicazioni degli specialisti: «I maschi – si evince dalle dichiarazioni della Biscontini – sono più coinvolti rispetto alle ragazze in un rapporto di 5 a 1. Questo disturbo è nato in Giappone nella seconda metà degli anni ’80 e ora si sta sviluppando anche nel resto del mondo. In Italia è arrivato da pochi anni e ancora non ci sono studi specifici, anche se la sensibilizzazione su questo problema sta aumentando». E intanto i media ne danno un allarme più esteso, persino “Le Iene” affrontano questo caso. E tutto mentre questo problema si estende come un morbo: «Nostro figlio si chiude in camera e non vuole saperne di uscire. Che dobbiamo fare?» È questo il grido di auto di una madre di Foligno.

Le cause che possono portare all’isolamento possono essere riconducibili a specifici fenomeni: «Un adolescente – prosegue la psichiatra – quando si raffronta con il gruppo dei pari o con gli altri elementi sociali tipici della sua età può incontrare momenti di insicurezza. Per esempio potrebbe soffrire il fatto di essere giudicato, oppure di non essere accettato da un gruppo. Le difficoltà di rapportarsi potrebbero riguardare per esempio il fatto di essere denigrati o peggio di finire vittima di bullismo. In particolari personalità questo meccanismo può innescare un comportamento di autodifesa, di arroccamento. Che porta poi al chiudersi in se stessi. Piuttosto che essere denigrati ci si ritira in camera». Dunque, la sindrome Hikikomori non è da collegare direttamente ad una depressione, bensì ad una forma di autodifesa generata da episodi di bullismo.

«Con le famiglie – prosegue la psichiatra – stiamo portando avanti un programma perché una soluzione è ovviamente quella di coinvolgere maggiormente i genitori. Oppure si potrebbe utilizzare anche un amico del giovane, che magari riesca a sbloccarlo. Sono percorsi che possono durare anche anni. Fondamentale ovviamente è la prevenzione. E qui tornano in ballo i genitori: è importante infatti invitare i ragazzi a coltivare interessi, educarli alla critica, fare sport, stare con gli altri, e non confrontarsi con standard troppo alti e irraggiungibili». In questo quadro drammatico, internet potrebbe giocare un ruolo positivo «La sindrome Hikikomori – conclude la Biscontini – non è da ricollegare alla dipendenza da internet. La rete qui invece rappresenta l’unico sbocco che il giovane mantiene con il mondo esterno. E dunque è un canale che può essere sfruttato per riuscire a tornare in contatto con il ragazzo».

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