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Lavoro: in 16 mesi 48 incidenti mortali

SALERNO. Ancora troppe le vittime di incidenti sul lavoro in provincia di Salerno dove, secondo i dati Inail, si è registrato un quarto degli infortuni campani.

«L’ignoranza di ancora troppi lavoratori e la filosofia del “chi rischia risparmia”, appartenente a tanti imprenditori». Un monito che non può passare inascoltato, quello lanciato al seminario “La sicurezza in cantiere”, organizzato ieri all’Hotel Mediterranea dal Cpt di Salerno (Comitato paritetico territoriale) e dall’Inail. Il seminario si è svolto in occasione dell’omonimo tour – “La sicurezza in cantiere”, promosso dai due enti che, servendosi di un apposito camper attrezzato, hanno visitato in 40 giorni 122 cantieri in tutta la provincia di Salerno, costatandone le condizioni di sicurezza e l’atteggiamento che manovalanza e datori hanno in proposito.

«Certamente il dato da sottolineare è che gli infortuni sono ancora diminuiti dal 2015 al 2016, questo grazie alle forti sinergie messe in campo da associazioni datoriali nel campo edile, da sindacati e datori di lavoro», spiega Antonio Avallone, presidente del Cpt di Salerno. Il tour ha coinvolto anche diversi istituti scolastici perché, secondo Avallone, «la sensibilizzazione all’importanza della sicurezza sul lavoro deve partire proprio dalle scuole, dove ci sono i futuri lavoratori e datori di lavoro».

Una delle due criticità che sembrano rappresentare le maggiori cause degli ancora troppo numerosi infortuni sul lavoro, è infatti «la troppa sicurezza che tanti lavoratori ostentano nei cantieri, un aspetto dettato da quel senso di potenza per i tanti anni di esperienza lavorativa, per i quali si omette di montare un passamano, di chiudere un ponteggio o di fissarlo attentamente alla terra, distrazioni da cui possono nascere delle tragedie», considera amaramente Avallone.

I dati Inail sembrano confermare questa triste realtà nell’infortunistica nel mondo del lavoro salernitano. Dal gennaio 2016 all’aprile 2017, gli infortuni lavorativi in provincia sono stati 29mila 113, un numero immenso che rappresenta il 25% di tutti gli infortuni sul lavoro registrati in Campania.

Di questi, il 4% sono stati gli incidenti mortali in cui hanno perso la vita 48 lavoratori, 5 di questi erano donne.

Troppi, ancora troppi sono i numeri che fanno paura e raccontano di una realtà in cui l’ignoranza e l’avidità sembrano farla da padrona. Oltre 26mila di questi infortuni rientrano nella categoria 1, cioè danni di modesta entità che però condizionano la quotidianità della persona, come la perdita di denti o di parti delle dita, trauma cranici con mal di testa cronici.

Il danno ancora più preoccupante è che 1914 infortuni sono di grado 2: compromettono l’attività lavorativa e la stessa esistenza della persona. Si va dalle lussazioni delle ossa, alla disarticolazione permanente di un ginocchio, alla perdita di intere dita. Sono 403 addirittura gli infortuni medio gravi, come sordità, paralisi permanenti alle mani.

«Il problema è che non si deve andare a raccontare nei cantieri delle leggi e delle sanzioni, perché i lavoratori indosseranno i berretti solo quando sapranno di un controllo», spiega Sergio Spinopoli dell’Inail. I lavoratori dovrebbero capire che sono i fattori più imprevedibili, nonostante anche 40 anni di esperienza, che causano incidenti.

Il settore più pericoloso a Salerno è di fatti quello delle costruzioni e della lavorazione da impianti, con 2096 infortuni. Segue quello della lavorazione dei metalli (1671 infortuni) e quello dei trasporti. La cosa assurda, e che sembra però confermare quanto emerso dal seminario, è che i settori potenzialmente più pericolosi sono quelli in cui si sono registrati meno infortuni. Solo 114 in quello industriale tessile, addirittura al secondo posto c’è quello estrattivo nelle miniere di vetro e rocce con 216 infortuni.

I dati Inail della provincia di Salerno forse sottolineano come non dipenda soltanto dall’ambiente e dalla naturale esposizione al rischio, ma sopratutto dall’attenzione che datori e lavoratori dovrebbero avere sul lavoro non per fuggire ai controlli, ma per tornare a casa dalle loro famiglie.

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