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Luca Carboni si racconta a Davimedia: «Bisogna vincere l'odio»

SALERNO. Appena fa il suo ingresso in aula, all’Università di Salerno teatro di Ateneo, Luca Carboni, si inchina al pubblico, proprio come dice in “Chiedo scusa” (…prima di cominciare mi inchino alla platea). Nata ispirata dal componimento della poetessa polacca Wislawa Szymborska, così come con Prevert nacque “I ragazzi che si amano“, Carboni racconta il suo amore per la musica, la poesia, l’arte.

All’incontro, moderato dal direttore artistico Davimedia (pagina facebook https://www.facebook.com/davimediaofficial/?fref=nf), Roberto Vargiu, dal professor Mario Monteleone e dal professor Francesco Colace, hanno partecipato studenti, fans e giornalisti. Mille le domande alle quale ha dovuto rispondere il cantautore bolognese.

A chi gli domandava cosa si augura adesso dalla musica: «Io credo che ci sia sempre bisogno di sentire stimoli nuovi, ho voglia di scoprire giovani che si esprimano liberi. La musica è bella perché unisce varie generazioni e la cosa veramente importante è non chiudersi in un mondo a parte, ma mettersi in gioco con sperimentazioni sempre diverse».

Poi ha raccontato di come il mondo della musica sia cambiato: «Oggi c’è molta più confusione, non ci sono più i negozi di dischi, quando firmai il mio primo contratto, la mia casa discografica aveva seicento dipendenti, oggi solo venticinque. Adesso la popolarità si ottiene con le visualizzazioni e non ci sono più certezze».

Pop Up uscito il 2 ottobre ha avuto come hitLuca lo stesso“: «Sono sempre lo stesso. Dal momento in cui continuo a nutrire l’esigenza di salire sul palco per raccontare delle cose mi accorgo che non sono cambiato poi molto nel corso degli anni. Ognuno di noi porta dentro un ragazzino, una parte di quello che è stato nel passato, e dovremmo imparare a dare molto più ascolto anche a quella zona saggia del nostro io più puro e smaliziato che ci parla continuamente».

Bologna è una regola” qualcuno potrebbe paragonarla a “Napule è” di Pino Daniele o a “Roma capoccia” di Venditti: «Sono orgoglioso per l’accostamento, ma questa canzone è diversa, non in senso costrittivo, per carità. Bologna è una ragione di vita, un mistero, ed è la mia città. Mi è sempre stata addosso anche se non ho mai capito il perché. La realtà è che non andrei mai a vivere altrove».

La giornata si è conclusa con abbracci, foto, autografi e un consiglio: «Amate ciò che fate, non isolatevi».

 

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