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Malasanità, maxi risarcimento dall’ospedale San Luca. L’Asl si rifiuta di pagare

VALLO DELLA LUCANIA. Ennesimo caso di malasanità in Campania.

A causa di un intervento sbagliato alla tiroide, una 53enne riceverà un risarcimento record dall’ospedale San Luca di Vallo della Lucania. La donna, infatti, dopo l’operazione soffre di gravi difficoltà respiratorie e una paralisi alle corde vocali.

I fatti risalgono al 2012 quando il Tribunale di Vallo condannò l’Asl di Salerno ha risarcire la donna per quasi 300mila euro ma, ad ora, la vittima di malasanità non ha ancora ricevuto soldi.
Dopo la sentenza del Tribunale anche il Tar di Salerno ha confermato il risarcimento e l’avvocato della donna, residente ad Ascea, sta ancora tentando di ottenere il risarcimento.

Nel 2012 la donna si ricovera all’ospedale di Vallo della Lucania a causa di un gozzo multi nodulare, come le era stato diagnosticato. Viene operata alla tiroide per l’asportazione della stessa ma il giorno successivo la signora inizia ad accusare gravi difficoltà respiratorie.

La donna chiede un ulteriore consulto all’ospedale San Giuseppe in Marino di Roma. E la diagnosi parla chiaro: paralisi delle corda vocali e spazio respiratorio insufficiente. Si sottopone quindi ad un nuovo intervento chirurgico al policlinico Tor Vergata di Roma.

Nel frattempo inizia anche il percorso giudiziario presso il tribunale di Vallo denunciando le “lesioni dei nervi verificatisi in occasione dell’intervento subito presso l’ospedale San Luca , intervento non eseguito correttamente dai sanitari che la ebbero in cura”. L’Asl viene riconosciuta responsabile dei danni fisici e morali subiti dalla donna e condannata al risarcimento di 283 mila euro. La donna dopo l’intervento effettuato a Vallo riesce a stento a parlare e ha dovuto rinunciare al lavoro.

Anche nella relazione redatta dal consulente del tribunale si parla di una lesione del nervo ricorrente che rappresenta una delle più gravi tra le complicanze immediate degli interventi sulla tiroide. In particolare il consulente del giudice specifica che gli stessi nervi sono sottili e facilmente danneggiabili se non accuratamente identificati. Quindi viene attribuito ad un difetto di tecnica operatoria il grave danno subito dalla 53enne.

Dopo la sentenza di condanna del Tribunale vallese nel 2012, la donna pensa che il calvario giudiziario sia finito, ma invece è solo all’inizio. Deve infatti riaffidarsi all’avvocato Rizzo e ricorrere al Tar di Salerno. L’azienda sanitaria infatti nonostante la sentenza di primo grado passata in giudicato non provvede al pagamento della somma dovuta.

La successiva sentenza del Tribunale regionale amministrativo ordinava all’azienda sanitaria di adempiere nel termine di 60 giorni. Termine che è in scadenza ma la donna ancora non ha ricevuto un euro. La somma seppur importante non potrà restituirle la salute, ma la donna non intende rinunciarci.

Ha ancora una possibilità e il suo avvocato ha già pronte le carte. In caso di un ulteriore inadempimento da parte dell’Asl il Tar ha disposto la nomina di un commissario ad Acta che provvederà in via sostituita a dare esecuzione alla sentenza del Tribunale di Vallo nei confronti dell’azienda sanitaria al momento completamente assente.

Fonte: Retesette.tv

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