Microchip sottocutaneo, innovazione o problema?

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Si osserva con notevole preoccupazione l’avanzata del microchip sottocutaneo all’interno della nostra penisola, in un servizio prodotto dal programma televisivo di La7 “La Gabbia Open” ha seguito da vicino la storia di un ragazzo italiano che, al fine di gestire i propri dati personali e l’accesso ai propri oggetti personali con più comodità, ha ordinato per […]

Si osserva con notevole preoccupazione l’avanzata del microchip sottocutaneo all’interno della nostra penisola, in un servizio prodotto dal programma televisivo di La7 “La Gabbia Open” ha seguito da vicino la storia di un ragazzo italiano che, al fine di gestire i propri dati personali e l’accesso ai propri oggetti personali con più comodità, ha ordinato per posta il microchip da impiantare sulla sua mano (nella specifica del punto tra il pollice e l’indice della mano destra) e ha conseguentemente completato l’operazione in diretta, dal sanitario di fiducia.

Già ai nostri tempi, la sorveglianza tecnologica è praticamente ovunque, ma domani forse il controllo non verrà più dall’esterno, bensì dall’interno del nostro corpo e avrà il potere di rivelare: chi siamo, dove siamo e si suppone tutto quello che facciamo. Se ne sono decantati i presunti pregi sul TG1 e, in un servizio del “National Geographic” su un beach club di Rotterdam, all’interno di una festa, un ristretto numero di vip si distingueva dagli altri clienti a causa di un microchip sottocutaneo che non li obbliga ad una costante identificazione per consumare ai tavoli o usufruire di altri servizi senza pagare. I privilegiati mostrano un braccio ad uno scanner e conseguentemente possono fare ciò che desiderano, consumare ai tavoli, divertirsi e svolgere tutte le comuni attività della festa, senza avere nessun obbligo aggiuntivo.

Il microchip è conosciuto ai tanti con l’acronimo di “RFIT”, oppure “Identificazione a frequenza radio”, è un piccolissimo chip che trasmette un segnale radio che viene letto da uno scanner. Nel 2003 un capo della sicurezza messicano, si è impiantato e si è fatto impiantare questi microchip, al fine di accedere alle aree più sensibili, ciò è accaduto anche in ambienti di lavoro svedesi e si calcola che 100 persone italiane stanno provando questo prodotto.

Questi microchip hanno un numero, un semplice scanner collegato ad un apposito database, può rivelare l’identità di un portatore e molto di più. Molti medici che lo hanno impiantato, si sentivano a disagio, perché iniettavano un un chip grande quanto un chicco di riso all’interno di persone giovani, ma adesso pensano che sia questo il futuro dell’uomo. Questo prodotto, resterà nel corpo di chi decide di farselo impiantare per tutta la vita o fin quando quella persona non andrà in ospedale per farselo rimuovere.

La procedura per farsi impiantare un microchip sottocutaneo non è affatto una sciocchezza, l’individuo va prima anestetizzato e il chip verrà impiantato a pochi millimetri sotto la pelle, se viene messo troppo vicino al muscolo, il portatore muovendosi potrebbe sentire il chip, ed è per questo che si è scelta la zona tra il pollice e l’indice della mano destra, alcuni affermano che possa essere inserito anche in una specifica zona della fronte.

Già diversi malati portano un chip con al suo interno informazioni sulla loro salute e c’è chi pensa che, tra non molto, tutti avranno un microchip sottocutaneo che ci identificherà e che permetterà una nuova forma di sorveglianza, una nuova forma di pagamento, una nuova forma di accesso ovvero un nuovo modo di vivere. Le aspettative di chi è a favore di questa pratica, va oltre qualunque palcoscenico orwelliano, per molti è giusto pensare che, in un futuro non molto lontano, alle persone provenienti da qualunque stato del mondo, gli verrà impiantato sin dalla nascita un microchip sottocutaneo, dove al suo interno vi saranno presenti i dati identificativi, quelli sensibili e persino quelli sanitari, per farla breve, diventeremo una sorta di documento vivente.

«Inoltre faceva sì che tutti, piccoli o grandi, ricchi e poveri, liberi e servi, fosse messo un marchi sulla loro mano destra o sulla loro fronte, e che nessuno potesse comperare o vendere, se non chi aveva il marchio o il nome della bestia o il numero del suo nome» testo presente nel “Apocalisse 13. 16-17”. Per molti, il cosiddetto “marchio della bestia” rappresenta un qualcosa di molto distante oppure, a detta di chi è lontano dalla fede cattolica, un elemento di superstizione. Tuttavia, l’intelligenza umana e l’avanzamento tecnologico e la scienza, non fa altro che rafforzare la tesi di questa agghiacciante profezia, irrompendo nel mondo contemporaneo con il microchip sottocutaneo.