'Ndrangheta nel Cilento: i dati allarmanti dell'antimafia

SALERNO. Il fenomeno del riciclaggio di denaro e dello spaccio di droga nel Cilento è un sensibile incremento della presenza della ’ndrangheta nel Vallo di Diano. Nella relazione della Dna sullo stato della criminalità organizzata, come si legge sul quotidiano “La Città” di Salerno, per quanto riguarda il Diano la situazione è notevolmente peggiorata con la chiusura […]

SALERNO. Il fenomeno del riciclaggio di denaro e dello spaccio di droga nel Cilento è un sensibile incremento della presenza della ’ndrangheta nel Vallo di Diano.
Nella relazione della Dna sullo stato della criminalità organizzata, come si legge sul quotidiano “La Città” di Salerno, per quanto riguarda il Diano la situazione è notevolmente peggiorata con la chiusura del Tribunale di Sala, poi accorpato a quello di Lagonegro.

“Il mutamento della geografia giudiziaria dell’area – si legge nella parte dedicata alla criminalità lucana – ha prodotto importanti mutamenti anche sugli assetti e dinamiche della criminalità organizzata del potentino, accentuando, purtroppo, l’influenza e le interessenze, prevalentemente nelle zone del lagonegrese e di Sala Consilina, della contigua ‘ndrangheta calabrese“. La presenza del tribunale a Sala era un deterrente per la criminalità organizzata, prova ne è il numero dei processi penali che ora sono aperti a Lagonegro. Cifre che sono aumentate esponenzialmente dopo l’accorpamento del presidio del Diano.

Nel Cilento, invece, l’attività illecita maggiormente in crescita è quella del riciclaggio e del reimpiego sul territorio di ingenti flussi di danaro di illecita provenienza, investiti in loco da sodalizi c.d. “esogeni”, provenienti, in particolare, dalla zona del Napoletano. “Emblematici – si legge nella relazione – sono, in tal senso, sia gli interessi economici del clan Fabbrocino, sia i risultati di una più recente attività investigativa che ha accertato la presenza di interessi del clan Cuccaro, proveniente dalla zona di San Giorgio a Cremano, Cercola e San Giuseppe Vesuviano, sul territorio di Agropoli e Camerota».

Nella relazione si parla anche dell’affare rifiuti. In particolare il Pg Primicerio fa riferimento ai procedimenti aperti a carico di Morgan e Giovanni Meluzio (figli del più noto Antonio Meluzio) e Francesco Toriello, titolari della Sele ambiente srl, aventi collegamenti con associazioni criminali pugliesi (oggetto di provvedimenti da parte della Dda di Bari) ed operanti nel settore del ciclo dei rifiuti, a carico degli amministratori delle società Hidro Production con sede a Capaccio e Seven Group con sede in Marcianise e di altre numerose persone operanti in Capaccio, ed a carico di Tommaso Palmieri ed altri operanti in Polla, in Battipaglia ed in altri Comuni del salernitano tramite una rete organizzativa capillare che ha coinvolto in attività illecite anche pubblici ufficiali di alcuni comuni interessati alle attività di smaltimento dei rifiuti solidi urbani effettuate dalle aziende gestite dal Palmieri e da altri indagati.

Nella Piana i clan si stanno riorganizzando. Accade soprattutto a Battipaglia, Eboli e Campagna. “Anche qui, accanto al già segnalato fenomeno del rientro in campo di ex appartenenti a consorterie criminali – scrive Primicerio – si conferma l’attivismo di giovani criminali”. Per quanto riguarda Battipaglia, Bellizzi, Eboli e la Piana si segnala “l’organizzazione facente capo a Pierpaolo Magliano, collegato al noto capo clan Giffoni. Gli accertamenti hanno condotto alla individuazione di un’associazione a delinquere di stampo mafioso, oltre che di una associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, particolarmente attiva nel territorio di Battipaglia dal 2009 al 2012″. Un sodalizio che si pone “in linea di continuità operativa rispetto al precedente clan Giffoni, il quale, a sua volta, si collocava sulla scia del clan Pecoraro”.

“Tale successione cronologica – osserva il Pg –confermata anche dalla presenza all’interno delle formazioni criminali sopravvenute di elementi presenti in quelle precedenti, impone nell’attualità la massima attenzione al fine di scongiurare il pericolo, invero concreto, della costituzione di un nuovo gruppo egemone a Battipaglia”. Per quanto riguarda Capaccio “è stata accertata l’operatività di una associazione criminale dedita all’usura ed alle estorsioni, diretta dal noto capo clan della Nco Giovanni Marandino, nonché sono attivi filoni di indagini relative ad altre aggregazioni che sembrano essere finalizzate alla ricostituzione degli ex clan De Feo, Pecoraro-Renna e Maiale”.

Accertata l’esistenza di altre organizzazioni dedite al traffico di droga che fanno capo “a Costantino Leo e Luca Pierro”. Sempre per il territorio di Eboli, Capaccio e della Piana del Sele, “sono state svolte indagini sui più di una associazione criminale dedita al traffico di stupefacenti e/o allo sfruttamento della prostituzione di donne straniere ed all’intermediazione illegale del mercato del lavoro, composta da cittadini extracomunitari ed italiani».

Analoghe associazioni dedite al traffico di droga, benché di minore consistenza, «sono state rilevate ad Agropoli e nella zona costiera cilentana”.

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