Nocera Inferiore, omicidio di Barbarulo: chiesto l’ergastolo per il boss Mariniello

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Omicidio di Giorgio Barbarulo. È stato lo stesso imputato, nel corso della scorsa udienza, a confessare l’omicidio, sindaco di Nocera Inferiore

Omicidio di Giorgio Barbarulo. È stato lo stesso imputato, nel corso della scorsa udienza, a confessare l’omicidio del noto penalista, nonché sindaco di Nocera Inferiore.

Omicidio di Giorgio Barbarulo: chiesto l’ergastolo per il boss Mariniello

Uccise l’amante della sorella e suo difensore di fiducia: il pubblico ministero del tribunale di Salerno, Russo, ha
chiesto ai giudici della Corte d’Assise di Salerno la condanna all’ergastolo per il boss della Nuova Camorra organizzata di Cutolo, M. Mariniello.

È stato lo stesso imputato, nel corso della scorsa udienza, a confessare l’omicidio del noto penalista, nonché sindaco di Nocera Inferiore, Giorgio Barbarulo, avvenuto il 29 luglio del 1980. Il procedimento è riapprodato in Corte di Assise dopo l’annullamento della condanna in Cassazione.
Nel corso della sua requisitoria il pubblico ministero ha specificato che l’efferato omicidio non può essere considerato delitto d’onore (abolito nel 1991.

Se il pm avesse considerato l’omicidio un delitto d’onore l’imputato poteva avvalersi dei benefici dello stesso).
Nel corso della scorsa udienza M. Mariniello, assistito dall’avvocato Gregorio Sorrento e collegato in videoconferenza, raccontò,
per la prima volta alla Corte ed al Pubblico ministero la sua versione dei fatti. Alla base dell’esecuzione vi era la relazione allacciata dall’avvocato con Norma Macario, sorella dell’esponente della Nco.
Il pomeriggio del delitto M. Mariniello, in compagnia di F. Sorrentino, si recò presso lo studio legale di Giorgio Barbarulo dove trovò sua sorella, seminuda e in stato confusionale.

Barbarulo si toccava davanti a lei e scattava delle foto.
Senza pensarci due volte Mariniello rivestì la sorella e l’accompagnò in macchina, quindi ritornò allo studio e affrontò l’avvocato che lo
minacciò: «Se non ve ne andate chiamo i carabinieri».

Fu proprio quella minaccia a scatenare il raptus omicida: il boss afferrò la pistola, l’avvolse in un panno e fece fuoco trucidando l’avvocato, suo difensore di fiducia.

Al momento dell’omicidio il boss era in grado di intendere e di volere come emerso dalla perizia effettuata. Secondo gli inquirenti, il gruppo di fuoco era formato da almeno quattro persone.

Mariniello, che all’epoca era latitante per il duplice omicidio di Luigi Lorenzo e Maria Rosaria Pandolfi, raggiunse il suo legale di fiducia all’interno dello studio accompagnato da un complice.
Prossima udienza dinanzi alla Corte d’Assise il 26 settembre prossimo. In quella data sono previste le discussioni degli avvocati difensori. La sentenza non arriverà se non in autunno inoltrato.

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