Cronaca

Omicidio Simonetta Lamberti: Antonio Pignataro condannato a 30 anni

È stato condannato a 30 anni di carcere Antonio Pignataro, l’uomo che uccise la piccola Simonetta Lamberti nel 1982 a Cava de’ Tirreni.

I fatti

(Wikipedia)

Simonetta Lamberti (Napoli, 21 novembre 1970 – Cava de’ Tirreni, 29 maggio 1982) era una bambina di 11 anni uccisa da un sicario della camorra nel corso di un attentato il cui obiettivo era il padre, il giudice Alfonso Lamberti, procuratore di Sala Consilina, con il quale stava rincasando in auto a Cava de’ Tirreni dopo una giornata trascorsa al mare.

È ricordata come la prima di una serie di bambini vittime innocenti per particolare crudeltà durante le guerre di camorra degli anni ’80.

Simonetta Lamberti era figlia del magistrato Alfonso, procuratore di Sala Consilina ed impegnato, tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta del XX secolo, in numerosi processi contro esponenti della Camorra.

In particolare, si occupava, con metodi ferrei, degli omicidi di numerosi giuristi salernitani.

Per il suo impegno, era stato posto sotto protezione da parte degli organi di polizia.

Il 29 maggio 1982, il magistrato si recò con la figlia da Cava de’ Tirreni, dove abitava, alla contigua Vietri sul Mare, per passare alcune ore in spiaggia.

Sulla via del ritorno, la bambina si assopì con la testa contro un finestrino.

A poche centinaia di metri dall’ingresso in Cava de’ Tirreni, e dal locale ospedale, l’auto del magistrato fu affiancata da un’altra vettura, dalla quale furono esplosi numerosi colpi di arma da fuoco.

Questi ultimi colpirono il magistrato in modo non grave, mentre Simonetta fu centrata alla testa e morì praticamente sul colpo.

Le indagini

Le indagini per l’omicidio di Simonetta Lamberti si sono concentrate quasi immediatamente sull’attività di magistrato del padre, inscrivendo l’omicidio nel quadro delle attività camorristiche.

L’attività investigativa ha portato nel 1987 la Corte di Assise di Salerno a condannare all’ergastolo Francesco Apicella sulla base di una testimonianza oculare[1]. Il 18 aprile 1988, giorno della sentenza, basandosi sulla non credibilità dei pentiti interrogati in primo grado, la Corte d’Appello di Salerno presieduta da Mario Consolazio prosciolse Salvatore Di Maio e Carmine Di Girolamo per non aver commesso il fatto.

Le indagini ebbero una svolta clamorosa il 18 maggio 1993, quando il giudice Alfonso Lamberti fu arrestato sulla base delle dichiarazioni rilasciate dal collaboratore di giustizia Pasquale Galasso, nell’ambito delle quali Lamberti fu definito come “organico alla camorra”. Secondo le dichiarazioni di Galasso, Lamberti avrebbe favorito Carmine Alfieri e lo stesso Galasso, emettendo sentenze che annullavano “misure di prevenzione personale e patrimoniale” a loro carico[2]. Nel luglio dello stesso anno, Alfonso Lamberti tentò il suicidio in carcere[3].

Nel 2006, lo scrittore Roberto Saviano indicò nel suo libro Gomorra in Raffaele Cutolo il mandante dell’omicidio di Simonetta Lamberti. Dal carcere di Novara, in cui è rinchiuso, il boss della NCO respinse le accuse, querelando Saviano per quanto riportato[4]. Il Tribunale di Trento ha respinto le richieste di Raffaele Cutolo contro Saviano archiviando.

L’inchiesta sull’omicidio di Simonetta Lamberti è stata riaperta nella prima settimana di novembre 2011, sulla base delle rivelazioni del pregiudicato Antonio Pignataro, reo confesso. Quest’ultimo avrebbe partecipato all’ideazione dell’attentato al giudice Lamberti, la cui esecuzione materiale sarebbe stata effettuata da altre quattro persone. Secondo Pignataro, l’auto utilizzata per l’agguato, una Fiat 127 bianca, sarebbe stata ceduta agli attentatori da Giovanni Gaudio, collaboratore di giustizia della camorra, ora indagato nell’ambito di questa nuova inchiesta.

Fonte: Radio Alfa

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