Palinuro, il giudice: «troppi morti, le grotte vanno chiuse»

«Quindici morti certi dal 1984 ad oggi - dice De Luca - costituiscono un dato sul quale è necessaria una riflessione»

Sos del presidente del tribunale di Vallo della Lucania, Gaetano De Luca, sulle grotte di Palinuro.

In una lettera inviata al prefetto di Salerno, al presidente del Parco del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, al capo del Compartimento Marittimo di Salerno, al sindaco di Centola e al procuratore generale della Corte di Appello chiede interventi urgenti per scongiurare altre tragedie.

«Quindici morti certi dal 1984 ad oggi – dice De Luca – costituiscono un dato sul quale è necessaria una riflessione comune al fine di verificare quali strumenti possano essere utilizzati per evitare che queste morti infauste si ripetano».

Nella lettera De Luca ricorda che di recente è stata depositata dal tribunale di Vallo la sentenza (con la condanna del titolare del Diving Pesciolino Sub, Roberto Navarra ) che ha definito il processo per la morte di quattro sub avvenuta nel 2012 nella grotta degli occhi: si trattava di Andrea Pedroni di anni 41, Douglas Rizzo di anni 41, Susy Barbara Cavaccini, di anni 36 e Panaiotis Telios di anni 23.

I quattro sub sono morti per essersi immessi nel cosiddetto “ramo infangato” della grotta con successivo sollevamento del limo che ne ricopriva il fondo e impossibilità di recuperare la via di uscita.

È noto che altrettanto pericolosa è la Grotta della Scaletta, nel cui fondo esiste uno stretto cunicolo in cui lo scorso anno hanno perso la vita sub esperti come Mauro Cammardella di 49 anni e Mauro Tancredi di 59 anni, entrambi di Palinuro, e Silvio Anzola di 59 anni, di Milano.

Il presidente De Luca nella lettera suggerisce allora alcuni provvedimenti necessari a scongiurare altre morti. Primo intervento può essere il divieto di immersione nelle grotte più pericolose (Fetente, Scaletta, Occhi) secondo una individuazione che le autorità tecniche ed i sub speleologi conoscitori della zona meglio di me potranno fare. Allo stesso modo si potrà rendere obbligatoria la notifica alla Capitaneria delle immersioni, e, ancorchè si tratti di regole tecniche già esistenti, l’uso del filo di Arianna e delle torce luminose, la presenza di una barca di appoggio con sufficiente e preparato personale di supporto, cosi come si potrebbe limitare la composizione dei singoli gruppi di sub in visita a seconda delle caratteristiche della grotta scelta. Nel caso della morte dei quattro sub si è accertato che il gruppo era composto da nove escursionisti tra cui una sola guida, Douglas Rizzo, anch’egli deceduto.

«Tuttavia – precisa De Luca – in considerazione del fatto che la vigilanza subacquea non è certo cosa facile da praticare, tanto più che non è l’unica attività da svolgersi da parte della Capitaneria di Porto, andrebbe verificato se non sia possibile procedere materialmente alla chiusura di quelle derivazioni delle Grotte in cui più frequentemente si sono verificate le morti iniziando dal ramo infangato della Grotta degli occhi al il cunicolo di fondo a meno 49 metri della Grotta della Scaletta».

Fonte: il mattino

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