Pensioni, il governo punta a ridurre i costi: quota 100 e altri cambiamenti

Pensioni, l'Unione europea punta il dito contro l'Italia. Le modalità resteranno comunque quelle connesse al raggiungimento della quota 100

L’Unione europea punta il dito contro l’Italia sulle pensioni. A tenere banco è il tema del pensionamento anticipato, particolarmente caro al governo gialloverde. Garantire la possibilità di andare in pensione prima del tempo, secondo le modalità connesse al raggiungimento della quota 100, resterà nonostante tutto la priorità.

Pensioni, taglio delle spese in vista per andare incontro all’Ue

La bocciatura arrivata in questi giorni costringerà l’attuale governo ad apportare delle modifiche alla manovra economica attualmente in cantiere. Per quanto riguarda la riforma in ambito pensionistico, ciò si tradurrà inevitabilmente in una serie di nuove misure per disincentivare e limitare l’uscita anticipata dal mondo del lavoro.


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Quota 100: come funziona?

L’attuale piano prevede il raggiungimento della famigerata quota 100, intesa come la somma tra la propria età anagrafica e gli anni di contribuzione. Il progetto prevede, ad oggi, un minimo di 38 anni di contribuzione e 62 anni di età. Chi si avvarrà di tale opzione vedrà corrisposto il tra il 5 e il 30 percento in meno rispetto a quanto avrebbe ricevuto con le norme vigenti in passato, a seconda degli anni di anticipo con i quali si decide di abbandonare il proprio impiego.

Pagamenti posticipati e limitazioni per il settore scolastico: le idee del governo

E nel frattempo si medita sui cambiamenti da apportare. Ritardare dai 3 ai 6 mesi il pagamento rispetto al momento in cui matura il diritto all’assegno o bloccare i pensionamenti relativi al settore scolastico fino a settembre 2019 sono solo due delle ipotesi messe in cantiere in questi giorni per andare incontro alle esigenze di Bruxelles.


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A che età si va in pensione oggi?

Ad essere in vigore, al momento, è la celebre riforma delle pensioni Fornero, risalente al dicembre del 2011. La manovra di allora portò all’innalzamento dell’età pensionabile di uomini e donne, non prevenne l’insorgere di nuove manifestazioni di disagio e stabilì i nuovi requisiti minimi così come segue:

  • 20 anni di contribuzione e 66 anni di età per donne del pubblico impiego e uomini (Pa e privati);
  • 62 anni per donne del settore privato (divenuti 66 anni e 3 mesi a partire dal 2018);
  • 63 anni e 6 mesi per donne lavoratrici autonome (divenuti 66 anni e 3 mesi a partire dal 2018).

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