Lavoro

Perché è importante l’inserimento di un nuovo dipendente

Il processo di inserimento dei dipendenti all’interno dell’azienda, chiamato con il termine anglosassone onboarding, rappresenta la fase successiva alla selezione e reclutamento di un nuovo lavoratore

Il successo aziendale e il raggiungimento degli obiettivi prefissati in termini di produttività vede nel capitale umano l’elemento fondamentale. La forza lavoro rappresenta infatti il fattore responsabile dell’operatività quotidiana all’interno di qualunque impresa che si traduce poi nel buon andamento o meno dell’azienda.

Per questo il ruolo del responsabile delle risorse umane è divenuto nel tempo sempre più centrale, stante i suoi compiti di coordinamento dei dipendenti e monitoraggio delle loro performance personali e di team. Tra le mansioni principali che possono davvero fare la differenza c’è sicuramente quello relativo all’onboarding.

Cos’è l’onboarding

Il processo di inserimento dei dipendenti all’interno dell’azienda, chiamato con il termine anglosassone onboarding, rappresenta la fase successiva alla selezione e reclutamento di un nuovo lavoratore. Dopo aver vagliato le candidature presentate e aver selezionato i profili più idonei ad occupare le posizioni aperte per rispondere alle esigenze aziendali, il dipartimento delle risorse umane deve provvedere a integrare il nuovo assunto all’interno dell’azienda e del team nel quale entrerà a fare parte.

Un momento davvero importante affinché il dipendente possa prendere dimestichezza con la nuova realtà lavorativa, comprendendone pienamente la Vision e la Mission, familiarizzando con i nuovi colleghi e conoscendo l’organizzazione e la proprie mansioni in modo completo. Per questo motivo, è necessario porre in essere tutte quelle attività che possano mettere a proprio agio il lavoratore, integrarlo con il team e renderlo autonomo, così che possa cominciare ad essere un fattore positivo fin da subito per l’andamento dell’azienda e migliorarne la sua produttività. In questo senso, è bene sottolineare come, anche a fronte di competenze certificate e di alto livello, un dipendente che non è stato soggetto a un onboarding adeguato, rischia di non essere in grado di lavorare nel pieno delle sue capacità, mancando della giusta serenità e sintonia con i suoi colleghi e con gli obiettivi d’azienda, andando ad inficiare il lungo processo di selezione, reclutamento e formazione, divenendo quindi anche un costo inutile e una perdita di tempo che poteva essere impiegato in altro modo.

D’altra parte anche il nuovo assunto potrebbe vivere in modo negativo tale situazione, decidendo di abbandonare anzitempo la sua occupazione portando agli effetti sopracitati e costringendo l’azienda a dover affrontare nuovamente la ricerca di nuovi profili e quello che ne consegue.

Alcuni consigli per un corretto onboarding

L’arrivo all’interno di una realtà consolidata è sempre un momento imbarazzante per il nuovo dipendente che si troverà ad affrontare persone che non conosce, nuove mansioni e una filosofia aziendale che inevitabilmente non ha ancora assorbito in modo completo. Per questo, è fondamentale che il lavoratore si senta parte della famiglia fin da subito, con una serie di piccole azioni che contribuiscono positivamente all’inserimento.

Tra queste c’è sicuramente la possibilità di fornire al nuovo arrivato un kit di benvenuto all’interno del quale inserire tutta la documentazione necessaria per avere una visione completa dell’azienda, sia per quel che riguarda l’organigramma e i dipartimenti, sia per quel che attiene gli spazi e gli orari lavorativi. In genere, si allegano anche gadget come biglietti da visita, carte intestate e materiale di cancelleria personalizzato. Così il dipendente si sentirà a proprio agio, senza sentire il peso di essere un corpo estraneo rispetto agli altri.

Collegato a questo punto, è altrettanto importante che tutti gli altri lavoratori facciano la loro parte, presentandosi in modo amichevole, accogliendolo nel migliore dei modi. Il personale già inserito non deve vivere la nuova assunzione come una competizione, ma come un’occasione di crescita aziendale.

Un’altra soluzione molto efficace è quella di affiancarlo a un mentore, un lavoratore che è in azienda già da molti anni e che conosce ogni suo aspetto, formale e informale, mettendosi a disposizione per qualsiasi dubbio o domanda e supportandolo nell’apprendere completamente l’enorme mole di informazioni che deve assimilare nei primi giorni.

Infine il monitoraggio: chiedere al lavoratore le sue prime impressioni sull’azienda, le sue difficoltà e la percezione che ha rispetto ai suoi colleghi attraverso un feedback costante, può far emergere alcune criticità per le quali è necessario porre in essere dei correttivi utili, oggi come domani.

In conclusione, se l’onboarding è stato fatto in modo giusto, i benefici per l’azienda saranno tangibili fin dai primi momenti, con risvolti positivi sulla produttività ma anche sulle performance e sulla fedeltà dei lavoratori.

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