Pizzo, bombe e spari ai negozianti e agli imprenditori di Scafati: sei condanne

condanne-pizzo-scafati

Usavano bombe e sparavano a negozianti e imprenditori di Scafati per obbligarli a pagare il pizzo: condannate sei persone, c'è anche il genero di Matrone

Usavano bombe e sparavano a negozianti e imprenditori di Scafati per obbligarli a pagare il pizzo: condannate sei persone, c’è anche il genero di Franchino Matrone detto “A’ belva”.

 Pizzo a negozianti e imprenditori: condannati

Estorsione ai commercianti e agli imprenditori: arrivano sei condanne e cinque assoluzioni. Il giudice per le udienze preliminari del tribunale di Salerno, Mariella Albarano, dinanzi alla quale si è celebrato il rito dell’abbreviato ha condannato Vincenzo Nappo, detto ‘o nonno a 2 anni; PeppeBuonocore,Pepp‘eScafati,genero di Franchino Matrone ‘a belva a 8 anni; Giovanni Barbato Crocetta a 7 anni e due mesi; Pasquale Panariello a 6 anni e 2 mesi; Antonio Palma di Torre Annunziata a 4 anni; Francesco Berritto a 1 anno e 8 mesi.

Assoltidalleaccuse loroascritte: Vincenzo Muollo, alias ‘o lallone, Nicola Patrone, residente a Giugliano in Campania, Elvira Improta, Pasquale Palma eMarcelloPanariello. Tutti furono coinvolti nel blitz scattato il 9 maggiodel 2018.Blitz cheportò4persone incarcere e due ai domiciliari.

L’operazione era scattata in seguito agli attentati ad attività commerciali commessianchemediante l’utilizzo di ordigni esplosivi a Scafati a partire dal giugno 2017.Si eraappuratalaresponsabilitàdegliindagati in riferimento a tre tentativi di estorsione avvenuti tra i mesi di agosto e dicembre dello scorsoannoaidannidiunimprenditoredell’area scafatese. Avevano tentato il pizzo facendo riferimento all’appartenenza al clanMatronediScafati, ostentando la disponibilità e utilizzando armi e materiale esplosivo.

Nel corso delle indagini erano state sequestrate armi da sparo e ordigni esplosivi di fattura artigianale classificati come micidiali nonché un chilo di sostanze stupefacenti. Tra i vari attentati contestati dai Pm GiancarloRussoeSilvio MarcoGuarriello, si fariferimento a quello dell’estate 2017 tra cui nei confrontidell’insegnadeiRoxe LegendBardi via Melchiadediproprietàdella famigliaBuonocore.

Un altro davanti al centro scommessediviaMaririd’Ungheria“Fly Play”. E ancora, colpi di pistola calibro 7,65 nei confronti del bar La Dolce Vita di Giuseppina Generali, moglie di Dario Spinelli (ora collaboratore di giustizia) per finire ad agosto 2017 quando finirono nei mirino la pescheria “Acqua e Sale” di Giorgio Vitiello (a commettere l’attentato furono per gli inquirentii fratelli Panariello)ilnegozio di parruccheria AngriNico Style di Nicola Tamburo.

L’Antimafia nella sua richiesta diprocessohaanche contestatolaletteradal carcere chePanariellospedìal fratellonellaquale sarebbe emersa la volontà del detenuto di far scomparire la pistola servita per l’attentato al ristorante pescheria. A dicembre, poi, l’estorsione al tabaccaio ad opera di Barbato.

Secondo gli inquirentile azioni criminose erano state ordinate da Peppe Buonocore il quale, proprio ai giudici delRiesamediSalerno, ribadìdinonessere esponente di nessun clan. E quel Tribunale confermò chenelleazionidelittuosenonc’eraagevolazione mafiosa. Nel collegio difensivo,tra gli altri, Massimo Autieri e StellaCriscuolo, Gennaro De Gennaro, Stefania Pierro e Torre.

Sostieni la nostra redazione.

Offrici un caffè

TAG