Pontecagnano: chiuse le indagini su Attanasio, aveva rapporti col clan

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Il Pm Senatore ha chiuso le indagini su Giovanni Attanasio. L'imprenditore di Pontecagnano rischia il processo insieme alla figlia Lucrezia

PONTECAGNANO. Il Pm Senatore ha chiuso le indagini su Giovanni Attanasio. L’imprenditore di Pontecagnano rischia il processo insieme alla figlia Lucrezia, sia per reati fiscali che per agevolato con assunzioni fittizie persone coinvolte in procedimenti penali.

Indagini sull’imprenditore Attanasio a Pontecagnano, l’accusa è di avere costanti rapporti col clan

Per il Pm Attanasio è promotore, costitutore e organizzatore, con Enrico Bisogni, Sergio La Rocca e Sergio Mignoli nel ruolo di organizzatori. A tutti è contestato il 416 perché costituivano una associazione allo scopo di commettere una serie indeterminata di delitti, inerenti, tra l’altro, reati tributari, la fraudolenta intestazione attribuzione e trasferimento di beni, valori ed attività economiche, riciclaggio e false attestazioni in atti destinati all’autorità giudiziaria.

Il sodalizio che si avvaleva della struttura oggettiva costituita dalle dotazioni materiali delle società di capitali tutte riconducibili a Giovanni Attanasio e fraudolentemente intestate a terzi (nell’ambito familiare e non) allo scopo di eludere le disposizioni in materia di sequestro di prevenzione e di agevolare condotte di riciclaggio nel cui ambito ciascuno operava con distinti e coordinati ruoli.

Tra l’altro il Pm scrive che con sede in Copenaghen (Danimarca), veniva costituita una società. Il capitale sociale pari a 68.000 euro, risultava ripartito tra le società Natana.doc spa (con una quota di 13.500 euro pari al 20%), Lavoro.doc spa (con una quota di 13.500 pari al 20%), Doc Edil Srl (quota pari a 7.000 euro pari al 10%), società di fatto riconducibili a Giovanni Attanasio, e la Impre.Geb.Co. srl (quota di 34.000 euro pari al 50%), impresa amministrata da Esposito Gerardo, figlio di Esposito Enrico.

Per l’accusa parte dei soldi veniva impiegava in attività economiche il complessivo importo di euro 100.000, provento dei summenzionati reati, nell’acquisito in capo alla Ma.R.E. srl, di cui era amministratore, del ramo d’azienda della Maxi Sconto srl, costituito dal supermercato “Market Doc”, ubicato in Battipaglia, via Belvedere 227, utilizzando un conto corrente alimentato per 105.000 euro da bonifici della Natana Doc.

E qui il Pm fa una ricostruzione di tutti i movimenti economici riconducibili ad Attanasio. Inoltre per il Pm Senatore, Attanasio si adoperava a far risultare, dichiarare ed attestare falsamente in atti destinati a essere prodotti all’Autorità Giudiziaria rapporti di lavoro in essere o da instaurare, relativi a:

  • DEL PIZZO Raffaele al Tribunale di Salemo in epoca prossima agli anni
  • FABBROCINO Francescantonio al Tribunale di Verona il 13/04/2015
  • FESTOSI Ivano al Tribunale di Salerno il 21/12/2015
  • BOCCALUPO Roberto al Tribunale di Salerno

per agevolare, nel caso di Festosi Ivano e BOCCALUPO Roberto, aventi quale diretto referente Bisogni Enrico, che concorreva nel reato, il clan Pecoraro-Renna; nel caso di Del Pizzo Raffaele il gruppo di cui quest’ultimo era componente, era capeggiato da Roberto Boccalupo operante sul territorio di Pontecagnano.

Poi vengono contestati i suoi rapporti con Enrico Bisogni legato al clan Pecoraro-Renna per aiutare Lucia Noschese legata al clan Giffoni, Paolo Cesaro di Battipaglia e Luca Sorrentino. Per l’accusa Attanasio aveva agito con l’intenzione di agevolare le attività delle associazioni a delinquere di stampo camorristico operanti
generalmente in diretta prosecuzione dell’attività del gruppo camorristico “Pecoraro-Renna”, di cui particolarmente Bisogni Enrico e Sabino De Maio sono stati direttamente partecipi e dei gruppi a quest’ultimo federati, rappresentati, in ordine cronologico, dapprima dal clan Giffoni-Noschese, poi dal gruppo denominato “Sistema Battipaglia” costituito da Pastina, Magliano e Podeia Cosimo.

Risultavano aver lavorato alle dipendenze del gruppo di società facenti capo ad Attanasio 25 persone denunziate per il delitto di associazione a delinquere di stampo camorristico, in quanto indiziate di appartenere ai clan Pecoraro- Renna, Giffoni-Noschese, Sistema Battipaglia, De Feo, Stellato, Panella-D’Agostino, Serino, almeno una decina di persone legate ad esponenti di taluna delle summenzionate associazioni camorristiche a i quali va segnalato il nominativo di Mogavero Quirino, fratello di Mogavero Francesco, riconosciuto capo e promotore, al pari dei fratelli Enrico e Sergio Bisogni.

Ci sono 65 persone denunziate per il delitto di cui all’articolo 74 Dpr 309/90 e 41 persone destinatarie di misura di prevenzione. Tra 20 giorni richiesta di rinvio a giudizio e poi decisione del Gup.

fonte: Le Cronache

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