Salerno, corruzione e mazzette: le tariffe del giudice sui procedimenti

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Ecco i particolari sul caso di corruzione e mazzette nell'inchiesta sugli atti giudiziari a Salerno: il giudice stabiliva delle tariffe sui procedimenti

Ecco alcuni particolari sul caso di corruzione e mazzette nell’inchiesta sugli atti giudiziari a Salerno: il giudice stabiliva delle tariffe sui procedimenti.

Tariffe sui procedimenti per l’inchiesta sulla corruzione e le mazzette

Cause tributarie divise e organizzate tra grandi e piccole, basate soprattutto su un vero e proprio tariffario: così Giuseppe Piscitelli, legale rappresentante di alcune società appartenenti al gruppo “Metoda” e l’amministratore delegato Aniello Russo, avrebbe organizzato il patto corruttivo atto a pilotare il contenzioso della Metoda. Il tutto rientra nella maxi inchiesta legato al caso di corruzione negli atti giudiziari a Salerno e in Campania.

Stando alle indagini e a quanto scrive il gip dell’ordinanza di custodia cautelare, i procedimenti destinati al vaglio del giudice tributario Fernando Spanò non aveva uguale misura ed erano atti proprio a favorire la società di informatica, alzando ovviamente la posta in gioco.

In sintesi, i procedimenti venivano organizzati e classificati sulla potenzialità di profitto, così come è stato dimostrato dalle intercettazioni: «Dall’ufficio acquisti hai avuto certezza che è rientrata sta cosa?» «Sì, sì dovrebbero fare l’ordine già domani, già domani dovrebbero fare l’ordine».

Le immagini, finite nel fascicolo, mostrano il giudice Fernando Spanò, presidente della IV sezione, consegnare un foglio in mano a Naimoli. In quel documento le cause sono divise in «grandi e “piccirelle”, certamente – scrive il gip – non facendo in alcun modo riferimento alla loro complessità ma a quanto su di esse si può illecitamente profittare».

 

 

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