Cronaca

Salerno, la triste storia di Sabatino Leone: una vita in metropolitana

SALERNO. A una manciata di passi dalla fermata della metropolitana di Pastena, Sabatino Leone, si nutre, dorme e si lava. La sua vita è tutta circoscritta in questa zona, senza nessun materasso, senza nessun cuscino, senza nessun bagno dove poter fare i propri bisogni. Riceve calore da una trapunta leggera durante i periodi più caldi e un plaid per quelli invernali. L’uomo è sopravvissuto al rogo appiccato da qualcuno l’inverno scorso nella sua abitazione a cielo aperto. «Sono solo. E con queste gambe che mi ritrovo non posso muovermi più, neppure con le stampelle», racconta. La sua salute è al quanto cagionevole e, stando a quanto stilato dai medici dell’ospedale Da Procida, dove Sabatino è stato ricoverato ad aprile, mostra i sintomi di una neuropatia periferica alcol correlata, cirrosi epatica esotossica e idrofrenosi di terzo grado.

Quella panchina è divenuta simbolo del degrado e dell’accoglienza della cosiddetta “Salerno Bene”. Sabatino Leone, di anni 52, ha a lungo ha avuto lunghi trascorsi ove è stato aspramente tormentato da dipendenze che lo hanno marchiato a vita, alimentando il pregiudizio nei suoi confronti. L’unica ad aiutarlo (sino a qualche settimana fa) era la madre, che adesso è ricoverata all’ospedale: «Mi portava da mangiare e dei vestiti puliti. Ora sono al collasso – spiega – Prima guidavo il camion e guadagnavo qualcosa, poi ho avuto un grave problema al rene sinistro e non ho potuto lavorare più». Sabatino ha avuto modo di lanciare numerosi appelli: al Comune, alla Caritas, ai residenti del quartiere, che insieme con i volontari dell’associazione Venite Libenter, sembrano essere tra i pochi a non considerarlo un pezzo dell’arredo urbano, un fastidio più di ogni altra cosa: «Mi avevano promesso un sostegno economico, l’accoglienza in una casa famiglia, invece sono ancora qui. Dicono che non c’è posto da nessuna parte, neppure in ospedale», sbotta sconfortato. Eppure il 52enne salernitano, di cure ha bisogno eccome. Dovrebbe prendere dei farmaci, «ma da quando sono stato dimesso dall’ospedale nessuno me li ha mai portati. Se sono ancora vivo è solo perché qualcuno ogni tanto mi regala qualcosa da mangiare, visto che sono immobilizzato. Se avessi dovuto aspettare le istituzioni a quest’ora sarei già morto. Nessuno dei servizi sociali si è mai fatto vivo».

I volontari dell’associazione Venite Libenter hanno inviato una lettera all’assessore Nino Savastano, «affinché Sabatino possa essere preso in carico da una comunità, visto che ha dei problemi di salute molto gravi – spiega il presidente Rossano Daniele Braca – Ma finora non abbiamo avuto risposte. Qualcuno, nel quartiere, ha preso a cuore la situazione, ma ci sono anche persone che non ne tollerano la presenza. È assurdo che nel 2016 un essere umano debba vivere così. E purtroppo non è l’unico: solo in città, il nostro gruppo cerca di aiutare più di cinquanta clochard. Ci auguriamo che possa essere trovata una soluzione per assicurargli un nuovo inizio».

(Fonte: La Città)

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